RISPONDO COSÌ
Caro
Giorgio,
ho
ricevuto
con
piacere
l’invito
posto
dalle
tue
domande,
anche
tu
deluso
–
m’immagino
–
dall’attuale
situazione
sociale
generale, ma ancor più da quella del contemporaneo in arte.
Ti
rispondo
così.
La
situazione
che
stiamo
vivendo
in
questa
fase,
ma
anche
quella
venutasi
a
creare
in
particolar
modo
in
questo
ultimo
ventennio,
è
a
mio
parere
incredibilmente
assurda,
lontanissima
dai
valori
di
una
normale
logica
razionale,
morale
e
perché
no
spirituale.
L'arte
è
propagandata,
pubblicizzata
solo
per
logiche
speculative,
consumistiche,
e
risponde
alla
volontà
di
mercanti
astuti
che
rinnegano
sistematicamente
i
veri
valori
artistici
del
saper
fare
e
di
ciò
che deve essere l’espressione dell’essere umano.
Ma
questo
siamo
in
molti
a
saperlo
bene.
In
un
mondo
così
fatto
rispondere
alle
tue
domande
mi
risulta
difficile.
Se
si
andrà
avanti
con
le
logiche
attuali,
progettare
qualcosa
di
nuovo
diventa
impossibile.
Dobbiamo
distruggere
e
ricostruire.
Disfare
e
rifare,
come
gli
scultori
fanno
certe
volte,
come
io
faccio
quando
ho
imboccato
con
la
creta
o
altro
una
strada
che
non
mi
convince.
Dobbiamo
chiudere
le
Accademie
dove
non
si
insegna
più
ad
amare
la
materia,
dove
non
si
insegna
più
a
dipingere.
Dobbiamo
chiudere
i
Licei
artistici
che
non
sono
più
artistici,
dove
si
praticano
altre
attività
e
interessi
che
con
l'arte
non
hanno
nulla
a
che
vedere.
Addirittura
la
Storia
dell'arte
la
si
studia
pochissimo
e
male,
saltando
interi
secoli.
La
mia
non
è
una
visione
negativa,
è
invece
positiva
se
vogliamo
che
possano
riprendersi i valori artistici legati all'uomo e al suo pensiero vero.
Ecco:
vero
.
Una
parola
andata
in
disuso,
quasi
dimenticata;
una
parola
che
molti
giovani
sembrano
non
conoscere,
snobbare,
non
apprezzare.
Giorgio,
la
parola
che
invece
mi
appassiona,
il
mio
progetto,
il
mio
verbo
preferito
è
rifare
.
Formare
nuovi
insegnanti,
nuovi
docenti
nelle
Accademie,
che
abbiano
competenze
artistiche
vere
e
che
abbiano
voglia
di
insegnare
ed
essere
esempio
positivo
per
gli
studenti.
In
passato
abbiamo
avuto
grandi
Maestri:
Manzu',
Marino,
Minguzzi,
Manfrini,
Carpi,
Usellini,
Borra,
Cantatore,
Purificato
e
tantissimi
altri…
Personalità
che
oggi,
salvo
rarissime
eccezioni,
gli
studenti
non
conoscono
neppure
di
nome.
A
Milano,
l'accademia
di
Brera
era
tutta
un’altra
cosa.
Lo
studente
d'arte
quasi
venerava
i
suoi
professori.
Io
stesso
ammiravo
con
passione
Manfrini,
Minguzzi,
Pepe...
Conoscevo
la
storia
della
mia
Accademia,
volevo
competere,
e
solo
a
fatica
riuscivo
ad
esporre
in
giro
qualcosa
di
mio.
Oggi
è
tutta
una
rincorsa
ai
giovani,
a
quelli
che
"riescono"
o
che
qualche
astuto
mercante
fa
"emergere"
in
qualche
modo,
e
che
dopo
due
o
tre
anni
non
si
sentono più nominare avendo cambiato interessi e mestiere.
Il
nostro
è
un
ambiente
completamente
trasformato
e
compromesso,
fatto
di
una
disastrosa
realtà
nella
formazione
dei
giovani
per
colpa
di
clientelarismi,
di
assunzioni
facili
e
compiacenti
che
ci
riempiono
di
incompetenti e di gente che l’arte proprio non sa cos’è.
Se
non
saremo
capaci
di
tornare
alla
serietà,
alla
severità,
alla
verità,
e
a
pretendere
competenze
e
capacità
reali
senza
pensare
che
tutti
siano
artisti
–
artisti
non
si
sa
poi
di
che
cosa
–
penso
che
non
riusciremo
a
tornare
ad
un'arte
capace
di
durare,
di
rimanere
presente
per le generazioni future.
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