DESIDERIO
PROFONDO
Non
posso
dire
che
non
l’avevo
previsto.
Ho
solo
fatto
finta
di
non
crederlo vero.
La
provincia
veneta
non
ha
mai
offerto
molto
spazio
agli
artisti
e
sensato
sarebbe
stato,
da
subito,
andarsene
per
cercarlo
altrove.
Sono
invece
rimasto,
dopo
aver
dovuto
e
saputo
accettare
che,
malgrado
quarant’anni
di
assidua
pittura,
i
collezionisti
siano
spariti,
si
siano
chiuse
le
gallerie
private,
si
siano
eclissati
perfino
gli
arredatori,
e
che
sia
necessario
pagare,
sempre
più
caro,
ogni
accesso
alle
sale
pubbliche
o
alle
Fiere.
E
che
nell’animo,
ora,
rimanga
solo
l’indigesto
rospo della constatazione più amara.
Alle
faticose
e
sofferte
mostre
personali,
comunque,
non
viene
nessuno.
Anche
gli
amici,
anche
i
parenti
hanno
impegni
improcrastinabili
e
tutto, perciò, diventa il luogo del nulla. Opere per un’assenza.
Non
essendo
disposto
a
ottenere
la
partecipazione
del
pubblico
con
metodi
coercitivi
e
ricattatori
o
con
tecniche
seduttive
e
fuorvianti
–
niente
mitra,
né
beneficienze
ambigue
–
ho
dunque
imparato
a
fermarmi, limitandomi ad osservare.
Ed
ecco,
ciò
malgrado,
su
tale
mare
d’amarezza
e
frustrazione,
inaspettato,
nascere
un
vento
di
ritrovata,
gioiosa
libertà.
Una
libertà,
a
quanto
pare,
donata
agli
artisti.
Un
privilegio
raro,
dove
si
è
liberi
anche
di
non
essere
liberi
e
con
coraggio
ci
si
riappropria
dei
propri
confini,
dei
limiti
imposti
da
un
procedere
manuale
e
paradossalmente
anche
della
possibilità
di
smettere
d’essere
artisti
operativi.
Guardare
all’esempio
di
Duchamp
non
è
facile
e
forse
ingiusto,
perché
l’atto creativo non può essere negato per affabulazioni teoriche.
Esiste
un
ambito
ristretto
dove,
anzi,
questo
può
essere
valorizzato
e
moltiplicato,
superando
l’isolamento
ed
il
rischio
d’essere
liberi,
ma
di
essere
nulla.
In
questo
spazio
immaginato,
desiderato
e
sperato
regna
il
confronto
artistico,
l’apertura
e
la
condivisione.
Si
materializza
nelle
forme
dell’associazionismo,
nella
nascita
di
social
dedicati
e
di
manifesti artistici.
Saper
progettare
e
partecipare
a
tale
rete,
favorendone
le
connessioni
e
la
vitalità,
diventa
allora
occasione
per
una
nuova
prospettiva.
E
in
questo
modo
il
vuoto
di
senso
può
riempirsi
di
partecipazione,
di
crescita
e
di
stimoli.
Finalmente
senza
padroni:
artisti
con
artisti
per
discutere, litigare ed inseguire l’indicibile.
Se
la
società
appare
insensibile
e
distratta,
agli
artisti
il
compito
d’essere
esempio
di
autenticità,
testimoni
di
serietà
umana
prima
ancora che professionale.
Chissà
se
è
questo
il
ruolo
dei
Maestri.
Se
è
così,
Utopia
e
Bellezza
riusciranno a salvare il mondo.
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