codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 18/04/2018
Il sommario
A commento di un saggio di Attilio
Pizzigoni
LE CONTRADDIZIONI
IRRISOLTE DEGLI
SPAZI DA ABITARE
di
Maurizio Giufrè
La città ostile, come recita il titolo del saggio di
Attilio Pizzigoni (Christian Marinoni edizioni, pp.
109, euro 12), è un'altra definizione che si
aggiunge alle altre: «ribelle» (Harvey), «giusta»
(Ischia), «a rischio» (Beck), «dei diritti»
(Lefebvre), a quelle di Bernoulli («della
speculazione dei suoli») e Jacobs (della «vita
quotidiana») e alle molte altre utilizzate dalla
sociologia e antropologia del territorio.
«Ostile» è però aggettivo che fa presupporre al lettore
un'analisi intorno alle troppe esplicite contraddizioni
irrisolte che la città manifesta con cinica determinazione
da quando l'abbiamo ereditata e trasfigurata dal moderno.
Questa aspettativa risulta delusa perché l'interesse
dell'autore è proiettato in avanti: alla «città
deterritorializzata», quella per intenderci che ha perso
«l'identità e la conformità con il luogo», smarrita
«nell'indifferenza di uno spazio a bassa densità organica»
che va integralmente ripensata. Tra un'intuizione di Auge e
una di Deleuze, tuttavia, Pizzigoni non rinuncia all'ipotesi
che lo spazio urbano non possa ancora evocare «memorie
collettive», esprimere in sostanza un'identità. A questo
compito mira il progetto urbano, anche se le realizzazioni
(atopiche) sperimentate un po' dovunque in Europa
sembrano negarlo. Eppure è utile e necessario ribadire,
come fa l'autore, quanto importante sia superare le
disuguaglianze sociali, attraverso l'impiego di strumenti
disciplinari efficaci che possano correggere gli errori del
passato ricollegandosi alle «vicende degli uomini». È
evidente che il richiamo all'impegno disciplinare e alle
possibilità che può offrire l'architettura come «forma di
conoscenza» si presenta in un momento nel quale la
politica è incapace di dare soluzioni immediate e concrete
al disagio e ai conflitti generati dalle disuguaglianze
sociali. La comunità degli architetti, tuttavia risponde -
quando non è impegnata nell'ennesima discussione sulle
ultime tendenze dell'arte o narcotizzata in quella sulla
gentrificazione - con il disincanto del convivere con la
normalità postmoderna, ossia nell'accettar!a con tutte le
sue anomalie e contraddizioni.
Prendiamo Bergamo, la città di Pizzigoni, amministrata da
una giunta di centro-sinistra, inserita in uno dei quadranti
più produttivi e interconnessi d'Europa ma che della sua
situazione metropolitana sembra misconoscere le
opportunità. È apprezzabile che, in due capitoli, l'autore
spieghi il tentativo di ordinare la realtà urbana partendo
dagli «elementi geografici e naturalistici» occultati dallo
sprawl. È il racconto del fiume Morla alla luce delle sue
trasformazioni avvenute nel paesaggio: da «arteria vitale»
di acque a «canale di spurgo» a tratti tombato. Nessuno
disconosce l'importanza della metodologia illustrata, ma
Bergamo ha l'urgenza di dare una soluzione a problemi
urbanistici di altra consistenza e che disegnerebbero un
futuro diverso per la qualità di vita ai suoi cittadini.
A oggi, non sussiste alcuna idea verificabile di
trasformazione: falliti i progetti precedenti e nella sordità
della politica cittadina di accoglierne degli altri più realistici,
dopo l'euforia immobiliarista dei decenni scorsi. Non è
necessario ricordare il fallimento della società di
trasformazione urbana per Porta Sud - il vasto sedime
dello scalo ferroviario rimasto terrain vague- oppure
menzionare la frequenza dei concorsi capaci di scodellare
solo bellissimi rendering: dal Centro piacentiniano al
recupero della caserma Montelungo-Colleoni, dal Centro
sportivo Chorus Life all'ex-ospedale. Il saggio di Pizzigoni
offre l'occasione per riflettere sulla nostra condizione
«post-urbana», ossia sulla «complessità disciplinare» che
presuppone il progetto d'architettura alle prese con le
«finalità etiche e sociali che lo motivano». È probabile che
potremmo configurare meglio quelle azioni che alle diverse
scale d'intervento riescano a andare, in modo adeguato,
verso un concreto cambiamento, come è accaduto e
accade in altri paesi vicini.
[Qui online dal 20/12/2017]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Christian Marinotti
Edizioni
pp. 109, euro 12
Attilio Pizzigoni, architetto
e saggista, è nato nel 1947
a Bergamo, dove è docente
di Composizione
architettonica e urbana.
Si è laureato nel 1973 a
Milano con Mario De Micheli,
di cui è stato allievo e amico
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Articolo
del 13 dicembre 2017
tratto da:
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riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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