codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 18/04/2018
Il sommario
Ho ricevuto da Ennio Calabria e gli amici di Roma
questo Manifesto, frutto di una appassionata riflessione
che si svolge ormai da tempo all’interno della loro
Associazione “in tempo”: riflessione che muove in
direzioni in qualche modo analoghe a ciò che accade in
questo blogMagazine.
Il Manifesto è stato presentato anche Milano, presso lo
Spazio Tadini.
IL MANIFESTO
DELL’ASSOCIAZIONE
“in tempo”
Roma
MANIFESTO PER L’ARTE
Pittura e Scultura
Dopo il Manifesto fondativo, la nostra Associazione
avverte la necessità di prendere una netta
posizione sull’arte. Muoviamo da uno specifico
riferimento alla pittura e alla scultura in quanto, per
loro natura, si pongono potenzialmente come l’antitesi
più profonda nei confronti della società della
“superficie”, che esclude il valore fondante della
soggettività. Nella pittura e nella scultura la forza
conoscitiva dell’inconsapevolezza ha un ruolo decisivo
nel sottrarle a quel frequente sostituire la
verità dell’autore con una sua presunta verità e, come
tale, opinione.
Intendiamo iniziare a definire un processo creativo il cui
spirito riteniamo contenga un orientamento
nuovo e vitale estensibile agli altri ambiti disciplinari,
che già operano nella nostra associazione e
agli altri che vorranno entrarvi in relazione. Intendiamo
promuovere un futuro Manifesto sulle arti e
sulla cultura in rapporto alle grandi mutazioni del tempo,
che dovrà derivare dalla coesistenza dei
Manifesti generati dai diversi punti di vista disciplinari.
Finite le grandi narrazioni, a causa dell’aumento
abnorme della velocità degli scambi, che ci impone
un assoluto presente, la storia deve tornare a vivere
mediante il nostro essere che trae da sé il proprio
motore generativo. In questa condizione non viviamo
più in continuità consapevole con il passato,
ormai fisiologizzato, né con il futuro ormai non più
prevedibile.
Con il venir meno delle certezze per la permanente
relativizzazione di ogni affermazione, le polarità
opposte sulla cui conflittualità sinora si è costruita la
cultura, oggi coesistono. Per la spinta verso la
globalizzazione dell’economia e dei linguaggi, in una
logica persuasiva e spersonalizzante che
identifica la “convenienza” come scopo esclusivo
dell’umanità e riduce l’uomo stesso a variabile
irrilevante, l’unicità dell’individuo e il senso della
comunità, che lo definisce tale nei suoi
fondamentali antropomorfi, sono esclusi. In una società
sempre più frantumata e robotizzata, l’uomo e
la vita sono ridotti ad algoritmo.
In tale contesto, la coscienza individuale, espulsa
dall’odierna collettività schiacciata sul pensiero
unico, sola e spaesata è in cerca di un soggetto che la
rappresenti e che ne rappresenti l’unicità, vera
antitesi radicale a quel pensiero unico. Nel momento in
cui la coscienza individuale diventa
protagonista, si pone di fatto come ripensamento
dell’attuale modello di sviluppo, in discontinuità con
un sistema che impone all’individuo il destino del vivere
per consumare. Per queste ragioni la
soggettività è l’unica capace di difendere i
“fondamentali” antropomorfi della specie e lo fa senza
altre
motivazioni, se non la propria necessità di esistere.
L’alto tasso di relatività, prodotto dall’aumentata velocità
degli scambi, determina la coesistenza di
molteplici centri che annientano la capacità che ha il
pensiero di produrre sintesi condivise. Il nuovo
connettore di questi molteplici centri non può più
essere, quindi, un pensiero condiviso, ma il pensiero
soggettivo reso universale quando deriva dall’unicità
soggettiva. Il pensiero che al tempo delle grandi
narrazioni significava la vita, ora ne deriva. E il cogito
ergo sum si capovolge in sum ergo cogito.
Nel contempo oggi attraverso la propria consistenza,
mossa sia dalla consapevolezza che
dall’inconsapevolezza, l’essere agisce, e pensa,
determinando un ampliamento psichico del territorio
della coscienza. Quel pensiero laterale, di cui inizia a
farsi carico nel suo profondo, diviene essenziale.
Nell’attuale sistema che governa la contemporaneità,
l’arte non è più funzione sociale, non più
necessità del profondo, ma diviene funzionale al suo
vendersi come merce. Il riprodotto si sostituisce
all’originale e, di conseguenza, l’esclusione
dell’originale significa esclusione della forza creativa
della
coscienza individuale.
Crediamo che l’artista, invece, è in grado di edificare
consistenze di senso nel vuoto dell’attuale scenario.
DICHIARIAMO
Difendiamo l’identità della specie contro la
robotizzazione dei processi della mente.
Siamo consapevoli che l’attuale società si fonda sulla
categoria della “convenienza” che considera
irrilevante l’identità umana.
Riteniamo oggi che l’essere, “archivio vivente” e “padre
del libro”, porti nella storia le proprie
particelle di a-storia.
Pensiamo che soltanto la soggettività dell’essere e i
suoi impulsi, per proprio bisogno, identifichino la
necessità della funzione dell’identità antropomorfa.
Spaesati e in cerca di orientamento, siamo
manifestazione vivente di ciò che questa società
esclude o ha rimosso. Siamo gli alleati sociali della
coscienza individuale esiliata, nella quale ci
identifichiamo.
Riconosciamo nei territori consapevoli e inconsapevoli
della coscienza individuale la vera antitesi
radicale nei confronti del pensiero unico dominante.
Riteniamo centrale e strutturale il protagonismo della
soggettività, che è nel contempo “voce”
dell’unicità dell’umano e della sua verità connaturata
alla relazione con l’altro.
L’essere, capace di calarsi profondamente nella sua
unicità soggettiva, può raggiungere gradi di
verità universale e, in quanto tale, condivisibile.
Sosteniamo l’originale, unicità creativa come antitesi
allo spirito di un’epoca che vive la norma della
riproducibilità dei processi mentali.
Muoviamo dalla pittura e dalla scultura, perché ci
consentono una prima occasione per esemplificare
l’ipotesi di un processo creativo agito dall’inedito
ingresso della soggettività dell’essere nella storia.
Vogliamo parlare di pittura e scultura espropriate della
loro necessaria funzione sociale, in quanto
potenzialità di testimonianza archetipica e futura dei
“fondamentali” della specie.
Siamo convinti che la vita di oggi, eliminati il conflitto e
la dialettica tra gli opposti, stia negando
all’uomo ogni punto di riferimento nella sua ricerca di
verità. Pittura e scultura diventano strumenti
necessari per riallacciare questo filo spezzato e dare
forma a un pensiero che nasce dalla stessa vita
in un inedito sum ergo cogito.
Pensiamo alla pittura e alla scultura come intelligenza e
volontà della mano, e come potenzialità del
comporsi di immagini disegnate dal “liquido biologico”
dell’artista e del suo essere mentre reagisce
agli stimoli del mondo.
Nella desertificazione prodotta dal coesistere delle
polarità opposte, affermiamo il protagonismo
dell’essere che mediante la propria consistenza,
derivata dal “sapere” e “non sapere”, si rappresenta
in quel deserto.
In questo processo generativo, il compito della ragione
è solo quello di accogliere e di aiutare il parto
del profondo divenendone, in tal senso, la “levatrice”.
Per queste ragioni pittura e scultura devono “dire” e non
più “raccontare”, perché in un processo in
divenire esse saranno l’impronta “autografa” del nostro
essere.
Roma, 22/10/2017
[Qui online dal 16/12/2017)
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Tra gli estensori e i firmatari
dell’iniziativa promossa
dall’Associazione “in tempo”
di Roma e da Ennio
Calabria:
Ida Mitrano, Carla Mazzoni,
Tiziana Caraselli, Rita
Pedonesi, Patrizia Borrelli,
Valeria Cademartori,
Antonella Catini,
Giovambattista Cuocolo,
Dario Falasca, Franco
Ferrari, Carlo Frisardi,
Simonetta Gagliano,
Giuseppe Indaimo, Ernesto
Lamagna, Stefania Lubrani,
Gabriele Simongini, Roberto
Gramiccia, Franco Ferrarotti,
Nicola Siciliani De Cumis,
Marco Testi, Agostino
Bagnato, Francesco Gallo
Mazzeo, Robertomaria
Siena, Giulio Latini, Danilo
Maestosi, Ferruccio
Maierna, Dino Masella,
Piero Meogrossi, Alfio
Mongelli, Marilisa Pizzorno,
Nino Pollini, Nicola
Santarelli, Duccio Tringali...
Per informazioni o aderire al
Manifesto scrivere a
intempo@live.it
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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