© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
IERI OGGI
DOMANI
Dall’arte-denuncia
all’arte-merce. Verso quale
arte oggi?
IERI, RICORDANDO IL COLLETTIVO DI PORTA TICINESE
Come
si
sa,
il
ricordo
ha
bisogno
di
lontananze
e
“ricordare”,
come
era
solito
ripetere
il
mio
amato
professore
di
filosofia
teoretica
Carlo
Sini,
voleva
dire
“
riportare
al
cuore
“
e
al
cuore
vanno
i
miei
ricordi
di
quegli
anni
tragici
e
cruenti,
ma
anche
anni
di
impegno
etico-
politico;
anni
intensamente
vivi
dal
punto
di
vista
culturale
e
artistico.
Anni
“
formidabili
“,
come
scrisse
Mario
Capanna.
Parlo
degli
anni
“68
–
70
“
e
delle
implicazioni
anche
filosofiche
che
ne
diedero
il
via
e
ne
derivarono.
Penso
a
“
L’uomo
a
una
dimensione
“
e
ad
“
Eros
e
Civiltà
“
(v.
Marcuse
)
,
ai
movimenti
studenteschi
in
Germania
(Rudi
Dutschke)
e
Francia
(
Maggio
francese
),
alla
contestazione
che
in
Italia
si
concretizzò
nelle
lotte
operaie.
Come
ci
ricorda
Lucilla
Meloni
nel
presentare
il
Progetto
Convegno
MACRO
“
Un
fenomeno
che
attraversò
gli
anni
‘70
fu
la
nascita
di
gruppi
e
collettivi
di
artisti.
Nuclei
operativi
si
formarono
su
tutto
il
territorio
nazionale.
I
collettivi
lavorarono
sulla
documentazione
e
la
controinformazione,
sulla
riappropriazione
urbana;
documentarono
le
lotte
per
la
casa
e
l’autoriduzione,
e
le
denunce
contro
la
nocività
del
lavoro,
si
inserirono
nel
tessuto
sociale
chiamando
i
cittadini
a
partecipare
ai
lavori,
intervennero
sul
tessuto
urbano
alterando
il
segno
del
quotidiano
e
,
riutilizzando,
anche
in
chiave
ludico-
ironica,
dati
provenienti
dalla
cultura
popolare”.
Il
Collettivo
Autonomo
Pittori
di
Porta
Ticinese,
di
cui
io
feci
parte,
fu
fondato
in
quegli
anni
da
Giovanni
Rubino:
aveva
come
punto
di
riferimento
la
Galleria
di
Porta
Ticinese
di
cui
Gigliola
Rovasino
ne
era
la
gallerista
che,
con
il
poeta
Corrado
Costa,
ne
modificò
la
destinazione
aprendo
uno
spazio
alternativo
ad
artisti
politicamente
sensibili
al
problema.
Inizialmente
il
Collettivo
fu
composto
dagli
artisti
Giovanni
Rubino,
dal
poeta
Corrado
Costa,
da
Gabriele
Amadori,
Narciso
Bonomi,
Mario
Borgese,
Cosimo
Ricatto,
e
Roberto
Lenassini,
cui
in
seguito
se
ne
aggiunsero
molti
altri:
Artisti
militanti
che
rifiutavano
l’organizzazione
capitalistica
dello
Stato
,
l’arte
intesa
come
espressione
della
classe
dominante,
funzionale
dunque
al
sistema
politico
ed
economico
che
orientava
così
culturalmente
il
progetto
artistico.
Si
aprì
dunque
il
dibattito
sul
“
ruolo
dell’artista”
come
uno
dei
momenti
caratterizzanti
il
collettivo.
Altri
momenti
caratterizzanti
come
lotta
al
potere,
furono
gli
interventi
sul
territorio
(
murales,
manifesti,
montaggi
fotografici,
pupazzi
in
polistirolo,
sacchi
della
spazzatura
assemblati
onde
formare
un
cannone
gonfiabile
e
infine
anche
quadri:
ricordo
quello
in
cui
viene
raffigurato
Agnelli
che
visita
la
casa
del
metalmeccanico
e
quello
sempre
dedicato ad Agnelli alla Stazione Centrale di Milano (Agnelli
PARTENZE
)
seduto
su
una
panchina
,
col
bavero
dell’impermeabile
alzato,
di
fronte
al
vagone
diretto
a
Torino,
fatto
a
quattro
mani
(
Amadori,
Bonomi,
Borgese,
Rubino)
cui
si
aggiunse,
in
seguito
Enzo
Mari,
che
intervenne
attaccando
sul
quadro
un
collage
di
varie
figure
femminili.
Questi
quadri,
la
cui
misura
era
di
3
X
2
metri,
furono
esposti
alla
Quadriennale
di
Roma
e
furono
acquistati,
con
nostro
grande
stupore,
dallo
stesso
Agnelli.
Nel
1976
partecipai
alla
XXXVII
Biennale
di
Venezia
con
il
Collettivo,
nella
sezione
a
cura
di
Enrico
Crispolti
e
Raffaele
De Grada “ Ambiente come sociale”.
Come
accennato,
Gigliola
Rovasino,
su
suggerimento
di
e
con
Corrado
Costa,
modificò
l’orientamento
della
Galleria
aprendo
a
possibilità
alternative.
La
tragedia
del
popolo
cileno,
come
esemplare
manifestazione
della
violenza
e
della
ferocia
della
repressione
fascista,
aprì
alla
possibilità
di
un
intervento
politico–culturale
che,
non
solo
doveva
identificarsi
eticamente
con
la
sofferenza
di
quel
popolo,
e
non
solo
come
gesto
di
solidarietà,
ma
anche
come
tentativo
di
divulgazione
e
di
sensibilizzazione
e
presa
di
coscienza
popolare
sulla
brutalità
e
modalità
di
quel
colpo
di
Stato.
Con
il
primo
intervento
di
Corrado
Costa,
Giovanni
Rubino
e
di
Emilio
Villa
sui
“Cartoons
for
the
cause
“
di
Walter
Crane
si
inaugurò
il
18.10.1973
la
“Mostra
Incessante
sul
Cile
“,
cui
seguirono
moltissimi
interventi
di
artisti
noti,
quali,
tanto
per
citarne
qualcuno,
Mauro
Staccioli,
Alik
Cavaliere,
Emilio
Scanavino
,
Pino
Spagnulo,
Nicola
Carrino,
Paolo
Baratella,
Tino
Vaglieri,
Paolo
Gallerani,
Giangiacomo
Spadari,
Enzo
Mari,
e
gli
artisti
e
amici
Gabriele
Amadori
e
Nino
Crociani,
purtroppo
non
più
tra
di
noi.
Io
vi
partecipai
con
una
installazione
,
un
fotomontaggio
fotografico
su
tele
emulsionate,
dal
titolo
“Cile,
Cile”,
che
accomunava
quelle
mani
alzate
verso
il
cielo,
quell’urlo
di
quell’uomo
scolpito
dallo
scultore
cubista
Zadkine
come
denuncia
sulla
mostruosità
e
la
ferocia
dell’annientamento
del
paese
e
della
popolazione
inerme
di
Guernica,
alla
presa
con
carri
armati
del
Palazzo
della
Moneda
ove
risiedeva
il
governo
di
Salvador
Allende.
La
mostra
divenne
itinerante
e
si
concluse
con
un
interessante
dibattito
che
vide
protagonisti
i
critici
Mario
De
Micheli,
Raffaele
De
Grada,
Giorgio
Seveso
e
i
numerosi
artisti
partecipanti
alla
mostra
medesima
presso
la
Rotonda della Besana a Milano.
Sempre
con
riguardo
alla
Mostra
Incessante
Sul
Cile
seguirono
poi
anche
alcuni
incontri
e
seminari
tra
cui
quello
presso
l’Università
di
Pavia
ove
parteciparono
all’interessante
dibattito
i
critici
Vittorio
Fagone
,
Antonio
Del Guercio, Maurizio Calvesi e Achille Bonito Oliva.
Seguirono
cicli
di
mostre
a
tema:
nella
stagione
‘77-‘78
vennero
organizzati
dibattiti
ed
esposizioni
su
“La
terza
r
di
Barocco
“,
cui
partecipai
con
l’installazione
“La
cena
in
casa
di
Levi”
insieme
con
Davide
Boriani,
Bianca
Maria
Pilat
e
Tiziano
Gazzini,
mostra
che
divenne
a
sua
volta
itinerante.
Ricordo
altri
cicli
quali
“Poetico
–
Politico“,
cui
partecipai
nel
1979
con
una
installazione
introdotta
da
Raffaele
De
Grada
e
“Sogno
e
Bisogno”,
nel
1980,
cui
partecipai
con
una
installazione
dal
titolo:
“Threnos”
con
interventi
del
musicista e poeta sonoro Giuliano Zosi.
Agli
inizi
degli
anni
’80
la
Galleria
di
Porta
Ticinese
chiuse;
l’attività
degli
artisti
proseguì
come
“Associazione
Culturale
collettivo
artisti
di
Porta
Ticinese”
presso
il
“Nuovo
Spazio
Metropolitano”.
In
questo
spazio-laboratorio
autogestito
intervenni,
nel
1983,
con
una
installazione
dal
titolo
“Metamorfosi” introdotta da Bruno Munari.
Si
rende
ora
necessaria,
dice
la
Meloni,
una
revisione
e
riflessione
critica
di
quelle
esperienze,
ormai
da
tempo
rimosse
“la
cui
sfortuna
critica”
è
stata
indubbiamente
legata
anche
al
contesto
storico
in
cui
si
sono
svolte:
la
stampa
legò
quegli
anni
al
terrorismo
armato
(
anni
di
piombo
),
e
rimosse
anche
quel
momento
di
grande
vitalità
e
interesse
e
portatore
di
nuove
idee.
Ultimamente
qualche
interesse,
un
piccolo
risveglio
su
quegli
anni
si
è
manifestato
al
Palazzo
Reale
di
Milano:
nel
2011
fu
ordinata
una
mostra
sugli
Anni
Settanta
dal
titolo
“Addio
Anni
Settanta”,
e
due
anni
fa
alla
“Permanente“
di
Milano
è
stato riproposto lo stesso tema.
OGGI
Ma
intanto
la
storia
è
in
movimento.
Oggi
il
“Capitale”
si
è
preso
il
mondo
globalizzandolo.
Mai
come
ora
stiamo
vivendo
una
crisi
epocale
in
questa
società
del
tutto
omologata.
In
essa
il
potere,
gestito
dalle
grandi
reti
di
informazione,
dalla
finanza,
dalle
grandi
lobby,
per
lo
più
americane,
decide
quale
debba
essere
la
cultura
del
nostro
tempo
influenzando
prepotentemente
ogni
suo
aspetto.
Già
Marx
sosteneva
che
la
cultura
fosse
espressione
della
classe
dominante
e
anche
l’arte
non
si
sottrae
a
questo
dominio.
Si
afferma
il
mercato
dell’arte
che,
asservito
al
“Capitale”,
produce
un
arte
di
mercato.
L’artista,
piegato
a
questa
logica,
omologato
al
mercato,
è
etero
diretto
da
imprenditori
della
creatività
attenti
al
marketing
che,
tramite
i
giochi
finanziari
ne
ricavano
motivi
di
profitto.
L’artista,
compreso
in
questo
sistema,
muta
il
suo
ruolo:
non
più
genio
prometeico
ma
imprenditore
di
se
stesso.
L’artista
,
supportato
dal
binomio
mercante-critico
d’arte,
diviene
oggetto
di
spot
di
multinazionali
che
operano
in
tali
settori
producendo,
come
già
da
tempo
sostiene
Jean
Clair,
non
arte
ma
mistificazioni dell’arte…..
Fare
arte,
tuttavia,
come
il
senso
del
sacro,
resta
un
bisogno
insopprimibile
nell’umano.
Dunque,
al
di
la
delle
logiche
inglobanti
del
potere,
l’uomo
continuerà
a
tendere
al
soddisfacimento
di
tali
bisogni
esplicando
la
tensione
verso il sacro e la sua attività poietica verso l’arte.
DOMANI
Se
un
viaggiatore
nel
tempo
potesse
tornare
dal
futuro
ad
oggi,
ci
potrebbe
raccontare
quali
accadimenti
darà
luogo
l’oltrepassamento
di
quella
soglia
indicata
dagli
scienziati
come
punto
di
Kurzweil
prevista
per
l’anno
2045
(
v.
Ray
Kurzweil
fondatore
della
Singularity
University
)
in
cui,
secondo
previsioni
algoritmiche
di
crescita
esponenziale
tecnologica,
sembra
che
l’intelligenza
artificiale
possa
superare
quella
umana.
Asimov
docet.
La
Saga
dei
suoi
robot
e
delle
tre
leggi
della
robotica,
insieme
alle
meraviglie
del
loro
cervello
“positronico“,
già
nel
secolo
scorso anticipava questo possibile scenario futuro.
Già,
l’intelligenza
artificiale!
E’
una
narrazione
che
si
viene
lentamente
trasformando
in
realtà
con
notevoli
implicazioni
per
il
genere
umano,
quali,
ad
esempio,
il
modo
di
concepire
noi
stessi
e
il
mondo.
E
dunque
quale
futuro per l’arte e quale arte?
Quando
l’intelligenza
artificiale
sarà
in
grado
di
relazionarsi
con
noi
o
addirittura
produrre
autonomamente
arte,
sarà
necessario
pensare
o
sarà
essa
stessa
a
pensare,
in
tempi
per
noi
inconcepibili,
a
nuovi
linguaggi,
ad
una
nuova
teoria
etica,
ad
una
nuova
teoria
delle
emozioni
e
ad
una
nuova
teoria
estetica
per
fare
arte.
L’avvento
della
intelligenza
artificiale
nelle
nostre
vite
porterà
l’umano
a
meglio
porsi
le
questioni
fondamentali
sulla
propria
esistenza,
oppure
ci
dovremo
rendere
conto
di
aver
inconsapevolmente
creato
una
minaccia
insormontabile?
Come
si
dice,
lo
scenario
“terminator“
è
dietro
l’angolo,
e
oggi
non
sono
poche
le
menti
autorevoli
propense
a
crederlo.
Sempre,
beninteso,
che
i
sommovimenti
che
soffiano
potenti
in
questi
tempi,
già
fin
d’ora
non
vengano
a precluderci quel domani.
A futura memoria!
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Pittore nato a Milano nel 1936, si laurea prima in
Filosofia poi in Paletnologia presso l’Università
degli Studi di Milano. Negli anni 70 e 80 ha
cogestito la Galleria di Porta Ticinese a Milano.
di Mario Borgese
Mario Borgese