© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
LA
SOSTANZA
DEL
PROBLEMA
Per una critica del concetto di
arte contemporanea. Ovvero:
quando un aggettivo diventa
ambiguo
Un
problema
del
quale
sembrano
essere
pochi
ad
accorgersi
e
preoccuparsi
in
questi
anni
è
quello
dell'accezione
assunta
dall'aggettivo
«contemporaneo»
per
ciò che riguarda l'arte.
Nella
nostra
cultura,
il
senso
comune
ormai
larghissimamente
prevalente
considera
arte
contemporanea
non
tutto
ciò
che
viene
esplorato
e
realizzato
oggi,
bensì
solo
un
particolare
insieme
di
linguaggi,
di
modalità
e
di
tendenze
rispondenti
a
caratteristiche
tecniche
e
linguistiche
date:
quelle,
e
non
altre.
L'arte,
in
questa
accezione
diffusa,
è
dunque
considerata
contemporanea
solo
per
via
di
stile,
di
forma,
di
gergo
condiviso
ed
esclusivo;
per
via
di
appartenenza
a
scelte
di
gusto,
a
qualità
di
scuola
o
di
linea.
Arte
contemporanea,
dunque,
come
sistema
che
pregiudizialmente
esclude
con
i
suoi
meccanismi
pervasivi
ogni
tendenza
non
omologata,
considerando
la
deroga
come
indizio
di
scarsa
qualità
o
come eclettismo nostalgicamente legato alla tradizione.
O
-
ancora
e
peggio
-
come
pratica
estetica
priva
di
reali
rapporti
con
lo
spirito
dei
nostri
tempi.
Ma
putroppo,
oggi
l'esprit du temps manque d'esprit...
Rispetto
a
una
simile
limitativa
concezione
del
contemporaneo,
occorre
ribellarsi.
Occorre
fare
agire
tutta
la
passione
e
l'energia
plastica
e
poetica
dei
moltissimi
artisti
di
oggi
che
non
intendono
partecipare
alla
gran
fiera
mediatica
di
mercati
e
vanità,
di
mode
culturali
e
complicità
con
i
cartelli
internazionali
affaristico-museali
occupati
a
orientare
le
linee
prevalenti
di
scelta
delle
grandi istituzioni odierne della fabbrica dell'arte.
Occorre,
insomma,
affermare
che
è
contemporanea,
di
pari
dignità
e
valore,
ogni
operazione
espressiva
condotta
ora,
purché
capace
di
mostrare
compiutamente
il
frutto
di
un
talento
reale,
un
risultato
plasticamente
e
poeticamente
valido,
una
sostanza
autentica
del
fare
e
dell'immaginare.
Se
è
di
qualità,
se
è
opera
eseguita
in
questi
anni,
a
prescindere
dal
linguaggio
impiegato,
dal
suo
grado
di
omologazione
alle
tendenze
prevalenti,
dall'età
anagrafica
del
suo
autore,
bisogna
ricordare
a
tutti
che
tale
opera
d'arte
è
opera
d'arte
contemporanea.
Quando
nel
1906
Cézanne
morì
aveva
67
anni:
era
il
più
contemporaneo
tra
le
centinaia
di
suoi
colleghi
giovani
e
giovanissimi
che
sgomitavano
nei
salotti
forzando
il
loro
talento
per
andare
incontro
pompieristicamente
ai
gusti
dei
collezionisti
borghesi.
Oggi
è
di
lui
che
ci
ricordiamo
e
che
ritroviamo
con emozione, non loro...
E
che
dire
di
Van
Gogh,
considerato
talmente
poco
contemporaneo
dai
suoi
contemporanei
da
non
avere,
in
vita, quasi mai venduto un quadro?
Insomma,
di
un
giudizio
come
questo
dobbiamo
farci
promotori
in
ogni
sede,
dobbiamo
persuaderne
gli
operatori decisionali del nostro settore.
Slegare
il
concetto
di
contemporaneo
dalle
mere
scelte
di
adeguamento
stilistico
o
di
pertinenza
formale,
ricollegandolo
con
passione
e
lucidità
al
valore
estetico
e
poetico
dell'opera
significherà
contribuire
a
sbloccare
l'universo
delle
istituzioni
artistiche
italiane,
sia
pubbliche
che
private,
oggi
ingolfate
dall'allineamento
al
pensiero
unico
anche
qui
dominante.
Significherà
bruciare
gli
alibi
e
le
cattive
pratiche
della
grande
maggioranza
degli
amministratori,
assessori,
direttori,
curatori,
divulgatori,
operatori
ecc.
da
anni
passivamente
spalmati
sull'acquiescienza
all'effimero
della
moda
più
recente,
sull'adeguamento
alle
logiche
della
grande
industria
dell'intrattenimento,
sul
contrabbando
internazionale
delle armi di distrazione di massa.
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Giorgio Seveso
Critico d’arte, curatore e giornalista, vive e opera a
Milano dal 1969. Fondatore e conduttore di
questo blogMagazine, è stato critico de l’Unità per
oltre vent’anni. E’ nato a Sanremo nel 1944.
di Giorgio Seveso