© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235
QUARANTESIMO
ANNIVERSARIO
DELLA
FONDAZIONE
CORRENTE
Una mostra e varie iniziative a
Milano
Sono
trascorsi
ormai
quarant’anni
da
quando
Ernesto
Treccani,
De
Grada,
De
Micheli,
Papi
e
altri
amici
fondarono
a
Milano
la
Fondazione
che
doveva
perpetuare
la
memoria
e
il
lavoro
del
gruppo
di
artisti
e
intellettuali
riuniti
attorno
alla
rivista
«Corrente»,
di
cui
quest’anno
ricorrono gli ottant’anni.
Per
ricordare
questo
anniversario,
la
Fondazione
ha
messo
in
mostra
la
sua
storia,
che
documenta
un’intensa
stagione
della
vita
culturale
milanese
attraverso
l’esposizione
dell’archivio
di
fotografie
realizzate
da
Toni
Nicolini
e
Cesare
Colombo
(dal
1978
al
2000)
e
dell’archivio
dei
manifesti,
la
riproduzione
di
documentari
video
e
postazioni
audio
per
l’ascolto
delle
registrazioni
degli
incontri
realizzati.
I PRECEDENTI DI “CORRENTE”
Il
movimento
di
“Corrente”,
per
più
aspetti,
esisteva
già
prima
che
venisse
pubblicata
la
rivista.
Essa
ebbe
il
merito
di
raccogliere,
favorire
e
organizzare
quelle
spinte
culturali
d’opposizione
che
già
premevano
a
Milano,
come
altrove
del
resto,
offrendo
a
esse
una
piattaforma
d’incontro.
La
rivista
stessa
diventò
importante
proprio
perché
in
essa,
ad
un
certo
punto,
si
riversò
una
“corrente”
di
pensiero
e
d’arte
che
già
scorreva
nel
corpo
vivo
e
sensibile
della
cultura
di
quegli
anni.
A
Milano
i
primi
due
protagonisti
di
una
tale
cultura
attenta
al
rinnovamento
e
ai
sintomi
di
una
visione
non
conformista
sono stati Raffaello Giolli e Edoardo Persico.
MILANO: “IL MILIONE” NEGLI ANNI ’30
Edoardo
Persico
veniva
da
Torino,
dove
aveva
avuto
uno
stretto
rapporto
con
Gobetti.
Uomo
di
vasta
e
aggiornata
cultura,
fu
forse
il
primo
a
far
conoscere
i
nomi
di
Ensor,
Chagall, Max Ernst, Brecht, Essenin.
Aveva
viaggiato
da
Parigi
a
Mosca,
e
questo
contatto
diretto
con
l’Europa
gli
servì
per
dare
alla
Galleria
del
Milione,
da
lui
fondata,
un’impostazione
aperta,
non
provinciale.
Fu
così
che
al
Milione
fu
ordinata,
per
esempio,
la
prima mostra italiana di Kandinsky.
Altre
mostre
furono
quelle
di
Licini,
Melotti,
Soldati,
Veronesi,
Fontana.
Ma
per
quello
che
riguarda
più
direttamente
le
premesse
di
“Corrente”
vanno
indicate
la
collettiva
di
Birolli,
Grosso,
Manzù,
Sassu,
Tomea
(1932)
e
quella
di
Guttuso,
Franchina,
Pasqualino,
Barbero (1934).
In
occasione
di
quest’ultima
mostra,
Persico
tenne
una
conferenza,
dove,
tra
le
altre
cose,
accusava
la
borghesia
di
costituire
“il
pericolo
più
grave
per
la
vita
artistica
della
nazione”,
colpevole
della
“più
spietata
caccia
all’uomo”
e
quindi all’artista indipendente dalla sua ufficialità.
CONTRO IL NOVECENTISMO
L’azione
per
l’arte
condotta
dal
fascismo
si
svolgeva
nel
tentativo
di
una
sistemazione
estetica
classicheggiante
in
cui
avessero
predominanza
i
concetti
di
“romanità”,
“severità”,
“grandezza”,
il
tutto
organizzato
in
una
visione
gerarchica
che
andava
dal
principio
assoluto
dei
“destini
supremi”
sino
al
popolo
d’eroi,
di
santi,
navigatori
e
soldati,
ecc. in cui risiedeva la “forza della stirpe”.
La
tradizione,
nazionalisticamente
intesa,
avrebbe
dovuto
esserne
la
base.
Il
cosiddetto
“Novecento”
fu
l’espressione
più riconosciuta di tale azione.
D’ispirazione
opposta
furono
gli
artisti
che
poi
si
riconobbero
in
“Corrente”,
o
che
vi
furono
vicini,
per
i
quali
il
rifiuto
di
ogni
intento
celebrativo
del
regime
s’accompagnava
a
una
ricerca
di
verità
umana,
all’urgenza
di
esprimere
il
fervore
e
l’inquietudine
dei
sentimenti,
a
un
desiderio
di
trovare
o
ritrovare
i
valori
moderni
della
tradizione europea.
IN CERCA DI STRADE E MAESTRI
Fra
il
’36
e
il
’39
nella
difesa
della
Spagna
repubblicana
si
incontrarono
le
forze
democratiche
e
le
personalità
progressiste
di
tutto
il
mondo.
In
Italia,
a
pochi
ormai,
dice
qualcosa
il
nome
di
Gramsci.
Mai
così
netta
è
stata
come
allora la separazione tra politica e cultura.
L’attenzione
dei
giovani
-
o
almeno
della
parte
più
inquieta
di
essi
-
si
articola
a
fatica
e
confusamente;
stenta
a
trovare
i
canali
giusti
anche
in
rapporto
alla
semplice
informazione.
L’interesse
culturale
vive
allo
stato
frammentario,
procede
a
tentoni,
lontanissimo
da
una
visione
organica.
Comincia
ad
aver
fortuna
la
poesia,
irreperibile
presso
le
grandi
case
editrici.
A
Milano
corre,
e
diventa
presto
un
mito,
il
nome
di
Antonio
Banfi.
Fin
dal
primo
contatto
i
giovani
lo
chiamano
“il
Maestro”.
La
sua,
prima
di
essere
una
scuola,
è
un’atmosfera:
talmente
estranea
allo
stato
di
cose
dominanti
da
non
aver
nemmeno
bisogno
di
dichiararsi,
direttamente
o
indirettamente, antifascista.
NASCITA E SVILUPPO DI “CORRENTE”
Nel
gennaio
del
1938
uscì
il
primo
numero
di
“Vita
giovanile/ Periodico mensile di letteratura, arte e politica”.
Ne
fu
fondatore
Ernesto
Treccani,
allora
diciottenne,
che
vi
spese
il
premio
in
denaro
datogli
dal
padre
per
essersi
laureato giovanissimo ingegnere chimico.
Già
dall’aprile
però
la
composizione
redazionale
primitiva,
con
Nicola
Moneta
direttore,
Treccani
vice-direttore
e
Antonio
Bruni
redattore
capo,
appariva
mutata:
direttore
Treccani,
condirettore
responsabile
Moneta,
redattore
capo
Bruni,
e
quindi
redattori
Raffaele
De
Grada,
Vittorio
Sereni, Dino del Bo.
Nel
dicembre
del
’38
entrò
a
far
parte
della
redazione
anche
Alberto
Lattuada.
Dal
15
settembre
dell’anno
successivo, Giansiro Ferrata sostituiva Sereni.
Ma
altri
mutamenti
si
verificano
nella
testata:
dal
31
marzo
del
’38
erano
stati
eliminati
i
fasci
tra
cui
spiccava
il
titolo
“Vita
giovanile”,
quindi,
dal
15
ottobre,
il
titolo
stesso
venne
modificato in “Corrente”, col sottotitolo in carattere minore.
Così,
da
questo
numero,
sparì
pure
la
scrittura
mussoliniana
che
vi
figurava
dall’inizio.
Allo
stesso
modo
aumentò
il
numero
delle
pagine.
L’ultimo
numero
uscì
con
la
data
del
31
maggio
1940.
Con
l’entrata
in
guerra
“Corrente” fu soppressa dal fascismo.
I PROTAGONISTI
Intorno
a
“Corrente”
si
raccolsero
progressivamente
quelle
forze
culturali
che
a
Milano
e
in
altri
centri,
come
a
Roma
e
Firenze,
operavano
già
in
senso
antifascista
o
su
di
una
linea
che
tendenzialmente,
attraverso
un
intimo
travaglio,
all’antifascismo
sarebbe
poi
approdata.
Vi
si
raccolsero
innanzitutto
i
giovani
della
seconda
generazione
del
Novecento:
poeti,
scrittori,
critici,
saggisti,
filosofi,
artisti,
futuri
registi
di
teatro
e
di
cinema.
I
nomi
da
fare
sono
molti.
A
quelli
che
abbiamo
già
incontrato,
tra
i
principali
bisogna
almeno
aggiungere
quelli
di
Migneco,
Badodi,
Valenti,
Morlotti,
Cassinari,
Vedova,
tra
i
pittori;
Quasimodo
e
Gatto
tra
i
poeti;
Vittorini
e
Joppolo
tra
gli
scrittori;
Anceschi
tra
i
critici
letterari;
Bini,
Morosini,
Labò
e
De
Micheli
tra
i
critici
d’arte;
Rognoni
tra
i
critici
musicali.
Ma
ciò
che
più
conta
è
il
fatto
che
su
“Corrente”
poté
incontrarsi
e
trovare
un’intesa
coi
giovani
anche
un
importante
gruppo
d’intellettuali
della
generazione
precedente,
insofferenti
della
cultura
ufficiale
e
di
già
sicure
convinzioni
antifasciste,
come
Saba,
Montale
e Banfi.
I PROTAGONISTI
Alla
fine
del
’38
“Corrente”
aveva
dunque
decisamente
cessato
di
essere
un
foglio
giovanile,
richiamando
coi
giovani,
anche
quelle
forze
che
nella
cultura
italiana
avevano saputo salvaguardare la propria autonomia.
La
rivista
diventò
così
un
centro
di
gravitazione
unitario,
dove
si
ritrovavano
su
posizione
diverse,
anche
contrastanti,
ma
al
tempo
stesso
unite
in
una
ricerca
affermativa
di
verità,
intellettuali
di
formazione
crociana,
gobettiana, cattolica, esistenzialista, marxista.
IL MOMENTO CALDO DI “CORRENTE”
“Corrente”
entra
nella
sua
fase
matura
dopo
i
brancolamenti iniziali.
A
poco
a
poco,
volendolo
ma
al
tempo
stesso
per
forza
di
attrazione
spontanea,
diventa
luogo
d’incontro,
non
più
punto
di
riferimento
milanese
ormai
nazionale:
sempre
meno casuale e sempre più necessario.
Scrittori
e
artisti
si
chiamano
da
una
città
all’altra
e
cominciano a conoscersi anche di persona.
Siamo
al
punto
in
cui
inizia
una
certa
selezione
di
valori
senza
per
questo
congelarsi
in
una
tendenza
specifica.
Sempre
più
frequentemente
lo
sguardo,
a
dispetto
dei
mezzi
tuttora
limitati
e
incerti,
si
porta
al
di
là
delle
frontiere.
Si
stabilisce
un
filo
diretto
con
Firenze,
capitale
dell’ermetismo.
Non
è
l’ermetismo
in
sé
stesso
che
attrae,
ma
l’indizio
di
vitalità,
l’alternativa
e
l’implicito
rifiuto
dell’aria
ufficiale
che
i suoi esponenti rappresentano.
Il
numero
di
“Corrente”
dedicato
alla
poesia
registra
una
massiccia
presenza
di
non
milanesi,
di
fiorentini
in
particolare,
degli
stessi
che
scrivono
nelle
riviste
“Letteratura”, “Campo di Marte”, “Frontespizio”.
Il
fervore
di
questo
momento
esorbita
dai
limiti
della
vita
del
periodico
e
dà
luogo
a
iniziative
collaterali
come
la
prima “Mostra di Corrente”.
Il
regime
guarda
a
queste
manifestazioni
con
sospetto,
indipendentemente
dalle
intenzioni
dei
singoli.
Sente
l’incompatibilità
di
“questa”
letteratura,
di
“questa”
arte
con
se stesso.
LA BOTTEGA DI “CORRENTE”
Soppressa
la
rivista,
pare
su
ordine
diretto
di
Mussolini,
“Corrente”
continuò
la
sua
attività
con
le
edizioni
e
con
una
galleria
d’arte
aperta
in
via
della
Spiga,
tra
un
calzolaio
e
un
fruttivendolo: la “Bottega di Corrente”.
Ne
era
direttore
Duilio
Morosini.
Qui
fu
realizzata
una
serie
di
personali
di
Birolli,
Sassu,
Valentin,
Cassinari,
Badodi,
Migneco, Broggini, e due scultori nuovi: Cerchi e Paganin.
Si
trattava
di
una
minuscola
galleria,
dove
potevano
stare
poche persone in piedi.
LA LUNA NEL CORSO
Morto
come
periodico,
‘Corrente’
sopravvive
come
bottega
d’arte,
libreria,
piccola
casa
editrice.
Il
senso
del
precedente
lavoro
di
ricerca
nell’ambito
letterario
europeo
si
condensa
in
due
pubblicazioni
di
grande
prestigio.
Salvatore
Quasimodo
raccoglie
lo
strenuo
lavoro
di
alcuni
anni
nei
suoi
‘Lirici
greci’;
Carlo
Bo
offre
ai
lettori
italiani
con
i
suoi
‘Lirici
spagnoli’
l’immagine
poetica
di
un
paese
che
la
guerra
civile
ha
dilaniato
in
anni
recenti.
È
dello
stesso
periodo
–
nelle
edizioni
di
‘Corrente’
–
l’esordio
di
Vittorio
Sereni
con
suo
primo
libro
di
versi;
mentre
Ernesto
Treccani
da
fondatore
e
direttore
del
periodico
viene
allo
scoperto
come
scrittore
e
artista.
‘La
luna
nel
corso’,
qualcosa
di
più
di
un
almanacco
letterario,
celebra
in
tempi
che
la
guerra
farà
sempre
più
torvi
l’orgoglio
di
Milano
nell’intuirsi
diversa
e
decisiva,
‘una
città
da
chiarire’,
ricca
di
passato
ma
pronta
per
un
futuro
di
cui
sa
cogliere
i
primi
sintomi
e
fermenti.
‘Si
sa
che
l’azione
ferma
le
lagrime…’
si
legge
nella
nota
che
introduce
il
volume;
e
sarà
tanto
più
messa
alla
prova
e
verificabile
negli
anni
immediatamente
successivi.
Intanto,
ancora
una
volta,
il
superstite
spirito
di
‘Corrente’
chiama
a
raccolta
con
questo
volume,
folto
dei
loro
contributi,
amici
e
collaboratori
da
ogni
parte
d’Italia
e
li
riunisce
attorno
a
un’immagine
varia
e
movimentata
di
Milano.
UN QUADERNO DI SCELTE
Si
insinua
tra
le
lettere
e
le
arti
l’attenzione
ai
dati
della
realtà
immediatamente
visibile
e
quotidiana,
quella
che
non
parla
di
destini
imperiali,
ma
semmai
li
contraddice.
Lo
sguardo
è
portato
direttamente
sulle
cose
e
la
fissa
direttamente
per
come
si
presentano.
Appartiene
al
futuro
regista
Alberto
Lattuada,
uno
dei
primi
esponenti
di
‘Corrente’.
È
uno
sguardo
dapprima
affettuoso
ma
sarà
sempre
più
selettivo
nelle
sue
scelte
e
lo
stesso
modo
di
scegliere
e
di
identificare
è
in
aperto
contrasto
con
l’immagine
che
il
regime
da
troppo
tempo
si
sforza
di
sovrapporre al paese reale.
LA GALLERIA DELLA SPIGA
Durante
l’estate
del
1942
la
piccola
galleria
di
‘
Corrente’
entrava
in
crisi
di
passaggio:
da
una
piccola
bottega
di
idee
si
apprestava
a
diventare
un
organismo
di
lancio
di
artisti
che
intanto
trovavano
la
loro
prima
affermazione.
Iniziarono
i
contatti
di
Ernesto
Treccani
e
dei
suoi
amici
con
Alberto
Della
Ragione,
che
insieme
ad
Emilio
Jesi
era
uno
dei
nuovi
collezionisti
di
Genova
e
d’Italia.
Della
Ragione
aveva
già
una
buona
collezione
dei
pittori
e
scultori
del
Novecento,
che
gli
aveva
comprato
presso
la
galleria
genovese
di
Cairola
e
quella,
già
allora
esistente,
di
Rotta.
Cercarono
un
direttore
di
quella
che,
al
primo
piano
di
via
Spiga
9,
diventò
la
Galleria
della
Spiga
e
di
Corrente
(il
doppio
nome
per
differenziarla
dalla
Bottega,
che
non
aveva
ancora
aspirazioni
di
mercato):
il
direttore
fu
Raffaele
De
Grada.
La
Galleria
della
Spiga
e
di
Corrente
ebbe
una
stagione
intensa:
mostre
di
Mafai
di
Maccari,
delle
opere
futuriste
di
Soffici,
Carrà,
Severini,
Rosai
e
,
ciò
che
più
conta,
presentò
al
pubblico
i
tre
nuovi
artisti
di
‘Corrente’:
Cassinari,
Morlotti,
Treccani.
Anche
i
veneziani
Emilio
Vedova
e
Giuseppe
(Pepi)
Santomaso,
amatissimo
da
Della
Ragione,
trovarono
in
quella
galleria
la
loro
piattaforma.
In
quella
galleria,
con
Morlotti,
Treccani,
Vedova
fu
scritto
quel
manifesto,
mezzo
artistico-estetico,
mezzo
proclama
politico,
proprio
alla
vigilia
dell’arresto
di
De
Grada
(27
marzo
1943).
Quel
manifesto
era
la
conclusione
della
crescita
cosciente
del
movimento
di
‘Corrente’,
il
viatico
per
i
due
anni
che
seguirono,
della
guerra
civile
e
della
Liberazione.
Furono
anche
stampati
i
libri
dalle
copertine
gialle,
dedicati
ai
disegni
di
Mafai,
Guttuso e Manzù.
I PREMI BERGAMO E CREMONA
Nel
1939,
nacquero
il
Premio
Cremona
e
il
Premio
Bergamo;
il
primo,
patrocinato
da
Farinacci,
fu
una
rassegna
di
retorica
figurativa
scandita
sulle
parole
d’ordine
del
regime;
il
secondo,
promosso
da
Bottai,
avrebbe
dovuto
trattenere
nell’alveo
del
regime
le
forze
creative
che
tendevano
ad
allontanarsene
o
ne
erano
già
lontane.
È
a
questo
secondo
Premio
che
gli
artisti
di
‘Corrente’
o
vicini
a
‘Corrente’
parteciparono.
L’operazione
bottaiana
non
riuscì
proprio
per
questa
partecipazione
che
trasformò
la
manifestazione
in
una
piattaforma
d’opposizione.
Già
nel
’40
si
ebbe
questa
precisa
impressione,
allorché
il
primo
e
il
terzo
riconoscimento
andarono
a
Mafai
e
a
Guttuso;
ma
l’impressione
si
riconfermò
senza
dubbi
nell’edizione
del
’42.
In
questa
occasione
tutti
i
riconoscimenti
andarono
ad
artisti
dell’opposizione:
il
primo
a
Menzio,
già
appartenente
al
‘gruppo
dei
sei’,
il
secondo
a
Guttuso,
il
terzo
a
Stradone,
da
collocare
nell’ambito
dell’espressionismo
romano,
il
quarto
a
Birolli.
Ma
altri
pittori
di
‘Corrente’
erano
presenti,
che
fecero
ugualmente
la
loro
parte.
Cassinari, Morlotti, Badodi, Vedova e Treccani.
DALLA COSCIENZA ALL’INTERVENTO
La
partecipazione
alla
Resistenza
fu
lo
sbocco
naturale
di
tutti
coloro
che
riconoscevano
in
‘Corrente’.
Nacque
così
l’impegno
civile
dei
poeti
e
degli
artisti,
che
lo
espressero
anche
nelle
loro
opere,
e
nacque
pure
il
loro
intervento
diretto
nell’azione
contro
l’occupatore
nazista
e
contro
le
nuove
formazioni
fasciste
di
Salò.
Ora
però
il
gruppo
milanese
di
‘Corrente’
si
disperdeva,
chi
entrava
nella
clandestinità,
chi
raggiungeva
altre
città,
chi
era
costretto
all’esilio.
C’era
anche
chi,
al
primo
inizio
della
guerra,
era
stato
chiamato
alle
armi,
e
già
giungevano
le
prime
dolorose
notizie,
come
la
morte
di
Badodi
sul
fronte
russo.
IL CONTRIBUTO ALLA RESISTENZA
Tra
gli
intellettuali
di
‘Corrente’
che
parteciparono
alla
lotta
armata,
vi
furono
arresti,
deportazioni,
caduti.
A
Roma,
i
nazisti
fucilarono
Giorgio
Labò,
che
faceva
parte
attiva
dei
Gap
in
azione
nella
Capitale;
a
Milano
morì,
durante
la
preparazione
di
un’azione
armata,
il
giovanissimo
pittore
Ciro
Agostoni,
che
aveva
trovato
nelle
ragioni
di
‘Corrente’
i
motivi
per
una
risoluta
scelta
di
vita.
Ora,
finalmente,
ciò
che
molti
di
loro
avevano
sperato
si
andava
compiendo.
La
fine
del
fascismo
si
andava
avvicinando
e
per
affrettare
tale fine si doveva operare con ogni possibile energia.
VERSO LA RICOSTRUZIONE
I
giorni
che
seguirono
l’insurrezione
popolare
furono
giorni
indimenticabili
di
fervore
e
di
attività.
Ci
si
ritrovava,
ritornavano
gli
amici,
se
ne
incontravano
dei
nuovi.
Sui
muri
della
città
apparvero
i
primi
manifesti
firmati
dagli
artisti
di
‘Corrente’.
L’impegno
politico
occupava
tutti
intensamente.
E
tuttavia
già
si
pensava
a
creare
nuovi
giornali,
riviste
di
cultura.
Nacque
così
‘Il
45’,
una
pubblicazione
che
usciva
in
tre
lingue:
in
italiano,
inglese
e
francese.
Nella
redazione
figuravano
tutti
i
nomi
di
‘Corrente’:
De
Grada,
Cassinari,
De
Micheli,
Gatto,
Guttuso,
Morlotti,
Treccani,
Vittorini.
Un
solo
nome
nuovo,
quello
di
Stefano
Terra.
In
qualche
modo
era
‘Corrente’
che
continuava
in
un
tempo
mutato.
Nello
stesso
spirito,
e
quasi
con
gli
stessi
nomi
uscì
‘Numero’
e
quindi
‘Pittura’.
Ma
in
realtà
premevano
altre
istanze,
sia
politiche
che
culturali.
Le
componenti
diverse
che
avevano
già
agito
in
‘
Corrente’
ormai
tendevano
a
prendere
una
fisionomia
maggiormente
distinta.
Presto
ci
sarebbero
state
altre
scelte
e
divisioni.
Ma
questa
è
una
storia
più
recente.
Attualissimo
resta
tuttavia
l’insegnamento
fondamentale
di
‘Corrente’;
la
responsabilità
della
cultura
e
l’unità
dell’antifascismo.
Testi ricavati dai pannelli della mostra su Corrente:
redazione
di
Zeno
Birolli,
Raffaele
De
Grada,
Mario
De
Micheli, Vittorio Fagone, Vittorio Sereni, Ernesto Treccani.