LO STUPORE
STUPIDO
Da
bambino
raccoglievo
corolle
variopinte
dal
giardino
di
casa
e
le
nascondevo
tra
le
crepe
del
cemento
del
cortile,
sotto
la
polvere,
nell’ombra
degli
angoli.
Lo
stupore
che
provavo
più
tardi
nel
ritrovarle,
nell’improvviso
disvelamento
dei
colori
sul
grigiore
di
fondo,
era
simile
a
quello
che
sentivo
all’apparire
dell’arcobaleno
in
cielo
o
di
fronte
alla
luce
cangiante
delle
nubi
al
tramonto.
Restavo
in
quei
tempi
piacevolmente
sorpreso
anche
dal
sapore
delle
caccole
e
dal
suono
del
mio
singhiozzo,
ma
ancor
di
più
dall’infinita
dolcezza
del
cioccolato
e
dalla
varietà della musica del pianoforte e della fisarmonica.
Più
tardi,
oramai
adulto,
la
teoria
quantistica,
le
neuroscienze
e
le
immagini
prodotte
dal
telescopio
Hubble,
mi
hanno
condotto
ad
un
ambito
più
intellettuale,
ma
ugualmente,
meravigliosamente,
stimolante.
Malgrado
la
premessa
possa
sembrare
fuorviante,
questo
scritto
ha
per
interesse
l’Arte.
Non
è
un
caso,
infatti,
che
il
turbamento
emotivo
sia
un
connotato
certo
dell’espressione
artistica
e
che
lo
stupore,
il
trasalimento
e la meraviglia siano la matrice profonda della stessa.
Anche
senza
far
ricorso
all’etimologia,
stupito
e
stupido
appaiono
essere
termini
correlati:
il
primo
sembra
insistere
sull’aspetto
emotivo
e
il
secondo
su
quello
cognitivo
della
mente.
Per
meglio
dire:
se
non
comprendo
il
contesto
in
cui
vivo
e
non
riesco
ad
interpretarlo
–
e
sono
uno
stupido
–
resterò
stupito
,
in
bene
o
in
male,
in
gioia
o
in
terrore,
dagli
stimoli
provenienti
da
quello.
Per
questo
motivo
i
bambini
ingenui
provano
sorpresa
più
spesso
degli
anziani
smaliziati
che,
ad
esperienza
maturata,
sembrano
portati
piuttosto all’indifferenza.
Considerando
all’uopo
queste
riflessioni
e
quelle
della
scuola
di
psicologia
analitica
sugli
archetipi
del
Puer
o
dello
Senex
,
animo
infantile
o
animo
senile,
impulso
o
matura
consapevolezza,
la
disamina
sulla
complessità
dell’Arte
Contemporanea
sembra
poter
avviarsi
ad
una
semplificazione.
Nel
passato
e
nello
specifico
le
Arti
pittoriche,
per
esempio,
al
di
là
della
stupefacente
intensità
cromatica
del
lapislazzulo
o
della
saturazione
dei
colori
ad
olio,
hanno
saputo
da
subito
arricchirsi
di
contenuti
allegorici,
di
studi
sulle
modalità
della
visione
e
di
elaborazioni
teoriche
e
critiche
sul
significato
del
procedere
artistico.
Oltre
la
meraviglia
dei
sensi,
hanno
saputo
via
via
donare
la
sorpresa
di
nuove
Idee
e
di
intriganti
Concetti,
sino
ad
una
tormentata
ricerca
di
scopo
esistenziale,
frontiera
dell’Io frammentato del secolo scorso.
Attualmente,
in
Occidente,
l’espressione
artistica
sembra
essersi
però
confinata
ad
una
dimensione
ludica,
ironica
e
spettacolare,
rischiosamente
marginale.
“Se
è
stato
detto
tutto
–
sembra
supporre
-
ridiamo
del
dover
continuare
a
dire”.
Così
la
proposta
artistica
di
successo
configura
opere
di
frettolosa
fruizione
e
iperbolica
sensorialità:
gigantismi,
disformie
digitali,
teatralità
aliene.
Tutto
appare
consegnato
ad
uno
stupore
stupido
,
dove
la
poca
comprensione
del
fenomeno
da
parte
del
fruitore
sembra
essere
funzionale
all’amplificazione
dello
spettacolo,
alla
meraviglia
e
alla
voglia
di
novità
consumabili.
“Il
Puer
-bambino
sa
fare:
oh!”
ed
il
nostro
contesto
culturale
sembra
volerlo
valorizzare.
D’altra
parte
i
genitori
giocano
da
pari
coi
figli,
gli
eterni
adolescenti
si
dilettano
a
mascherarsi
attraverso
i
social
,
l’avidità
occidentale
invita
alla
compulsione
del
consumo.
Tutto
si
vende e tutto si compra. Con un
clic
.
La
spensierata,
superficiale
vitalità
del
Puer
portata
a
modello comportamentale ideale.
Cosa
mai
dunque
mostrare
alla
Biennale
veneziana
e
nelle
gallerie
di
tendenza?
Cosa
mai
scrivere
sulle
riviste
di
Critica
per
non
apparire
maldestri
esegeti
del
pessimismo?
Sembra non si possa proporre altro da quello che è già:
poco, effimero e utile.
E
ciò
malgrado,
voglio
ricordare
a
me
stesso
che
lo
stupore
stupido
di
per
sé
non
è
negativo
e,
come
tale,
va
soltanto
integrato
perché
l’Arte
possa
continuare
ad
essere
significativamente
ricca
per
l’esperienza
umana
e
la
meraviglia
possa
riguardare
anche
il
piacere
intellettuale,
l’insieme
delle
Idee,
la
soddisfazione
esistenziale.
Spero
che
il
confronto
critico,
il
dibattito,
la
resistenza
al
conformismo
possano
allearsi
per
un
necessario
contributo
evolutivo.
La
complessità
del
mondo
della
tecnica
abbisogna
di
un’Arte
altrettanto
varia
e
profonda:
il
progetto
di
un
viaggio
su
Marte
non
si
coniuga
appieno
con
i
soli
fuochi
d’artificio…
Rappresenta
semmai il loro straordinario completamento.
“Il
Senex
-vecchio
non
fa
soltanto:
oh!”.
Esercita
anche
un
pensiero
critico,
impegnato
e
fondativo.
Un
tempo
si
sarebbe chiamato
Saggio
.
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Giuseppe Donolato
Nato nel 1956, il suo itinerario artistico ha
proceduto parallelo ai suoi studi scientifici. Oggi
insegna Matematica e Scienze nella scuola
secondaria.
Come pittore, dal 1976 ad oggi, ha allestito più di
un centinaio di mostre, personali e collettive
di Giuseppe Donolato