L’ARTE (VISUALE)
CONTEMPORANEA,
RETROGUARDIA
DELLE ARTI
DI OGGI
A
proposito
dell'Arte
contemporanea,
ribadisco
la
tesi
trattata
in
più
di
una
conferenza
alla
Casa
della
Cultura
di
Milano,
con
Adriana
Polveroni
e
Elio
Franzini.
L'arte
visiva
sembra in una posizione anomala rispetto alle altre arti.
Negli
anni
sessanta
tutte
le
arti
hanno
sperimentato,
allontanandosi
dall'alveo
estetico
delle
tradizioni,
per
orientarsi
prevalentemente
verso
un
senso
ordinato
da
principi
storico
critici,
in
quella
forma
di
intellettualismo
che
conosciamo.
La
cosi
detta
"arte
contemporanea"
che
nasce
sull'onda
del
lavoro
di
Duchamp,
alla
fine
degli
anni
cinquanta
(Nouveau
realism,
Pop
Art,
ecc.),
è
affiancata
alle
sperimentazioni
letterarie
in
Francia
con
Le
Nouveau
roman,
L'école
du
regard,
L'Oulipo,
Tel
Quel,
in
Italia
con
il
Gruppo
43.
Tra
le
altre
arti
che
hanno
seguito
lo
stesso
genere
di
ricerca
ricordiamo,
per
il
teatro,
Harold
Pinter,
per
la
musica
contemporanea
Stockhausen,
Berio,
Nono.
Per
il
cinema
Alain
Resnais
con
L'anno
scorso
a
Marien
Baden,
così
come
la
danza
sperimentalista
ha
avuto
in
quegli anni larga visibilità.
Tutt'oggi
vi
sono
ancora
alcuni
autori
che
nelle
varie
arti
continuano
a
proseguire
quella
strada,
in
una
sperimentazione
dei
linguaggi
peraltro
ormai
esaurita
da
tempo.
Tuttavia
relegati
in
un
ambito
minoritario,
che
ha
perso
rilevanza
e
visibilità.
Infatti
oggi
sono
riconosciuti
ufficialmente
come
arti
linguaggi
espressivi
legati
a
modelli
di
tipo
antropologico
più
vicini
all'istinto
estetico
del
pubblico.
Lo
vediamo
ad
esempio
nel
cinema,
nelle
assegnazioni
dei
premi
internazionali
di
rilievo
come
l'Oscar,
la
Biennale
cinema,
eccetera.
Per
quanto
riguarda
la
letteratura
il
premio
Nobel
oggi
riconosce
lo
statuto
di
arte
a
opere
e
autori
orientati
al
grande
pubblico
piuttosto
che
alle
élite
intellettuali.
Ricordiamo
i
Nobel
dati
alla
Szymborska,
Tranströmer,
Dario
Fo.
Così
come
il
teatro
attuale
prevale
un
teatro
che
si
rifà
a
modelli
più
vicini
alla
tradizione
moderna
che
allo
sperimentalismo
della
seconda
metà
del
novecento.
La
pantomima
Slava's
Snowshow,
del
russo
Slava
Polunin,
con
migliaia
di
repliche
in
tutto
il
mondo
mette
in
evidenza
come
il
teatro
di
ricerca
oggi
sia
tornato
ad
accontentare
il
desiderio
di
uno
spettacolo
esteticamente
pieno,
che
in
questo
caso
coinvolge
anche
i
piccoli.
Questo
accade
anche
per
la
musica
dove
i
brani
atonali
sono
per
lo
più
ghettizzati,
mentre
viene
riconosciuta
come
musica
colta
quella
che
nel
Novecento
era
considerata
musica
di
secondo
ordine
perché
destinata
alle
colonne
sonore
dei
film
(Rota,
Morricone,
ecc.
).
Così
come
la
musica
che
un
tempo
veniva
chiamata
leggera
o
jazz,
oggi
è
considerata
socialmente
musica
tout
court,
dove
ad
esempio
Piazzolla
è
ormai
regolarmente
eseguito
nelle
più
prestigiose
sale
da
concerto.
Mentre
la
musica
atonale
ha
sempre
più
scarsa rilevanza e visibilità.
L'arte
visiva
contemporanea,
legata
ancora
a
quel
modello
intellettualizzato,
ormai
abbandonato
dalle
altre
arti,
è
dunque
l'unica
arte
che
viene
ancora
riconosciuta
socialmente
come
arte
più
rilevante,
celebrata
nelle
maggiori
kermesse
come
la
Biennale
di
Venezia,
Kassel,
la
Fiera
di
Basilea,
per
citarne
alcune
soltanto.
Questo
primato
dell'arte
contemporanea
oggi
è
a
discapito
di
quel
genere
di
arte
che,
al
contrario
di
quanto
succede
nelle
altre
arti,
esprimendosi
con
un
senso
espressivo
esteticamente
pieno,
viene
socialmente
retrocessa,
non
degna
di
entrare
nel
mercato
internazionale,
da
cui
l'arte
contemporanea è protetta.
Questa
vistosa
discrepanza
sul
concetto
di
arte,
o
meglio
su
ciò
che
la
società
contemporanea
riconosce
come
arte,
è
dovuta
solo
esclusivamente
al
fatto
che,
a
differenza
di
tutte
le
altre
arti
in
cui
viene
messa
in
vendita
la
copia
(il
libro,
il
cd,
il
costo
del
biglietto
dello
spettacolo),
destinata
dunque
a
un
vasto
pubblico
per
l'esiguità
del
prezzo,
l'arte
contemporanea,
al
contrario,
mette
in
vendita
il
pezzo
unico,
in
un
mercato
destinato
a
un'élite
di
ricchi
collezionisti,
influenzati
dall'enfasi
sociale
prodotta
da
un
sistema
dell'arte
che
difende
strenuamente
interessi
ormai
diventati
macroscopici
per
l'enorme
spesa
sostenuta
da
musei
e
acquirenti
privati,
per
opere
il
cui
prezzo
iperbolico
è imposto da un'inspiegabile enfatizzazione.
E'
evidente
che
qui
non
si
tratta
però
né
solo
di
mercato,
né
di
posizioni
eroicamente
di
avanguardia
contro
l'edonismo
superficiale.
Una
nuova
saggezza
ci
fa
comprendere
che
se
lo
sperimentalismo
del
Novecento
è
stato
importante,
per
una
presa
di
coscienza,
oggi
l'arte
cerca
di
ritrovare
il
suo
statuo
ontologico
di
ricerca
non
solo
in
termini
politici,
ma
come
strumento
di
realizzazione
del
senso
dell'esistenza.
L'arte
così
intesa,
più
che
orientarsi
nella
ricerca
del
"nuovo
per
il
nuovo"
cerca
ciò
che
è
autentico,
che
è
dunque
essenziale,
dove
l'originalità
non
ha
più
necessariamente
bisogno
della
sperimentazione dei linguaggi.
Tutto
ciò
ci
fa
tirare
un’evidente
conclusione.
La
così
detta
"arte
contemporanea",
non
accettando
il
fallimento
dello
sperimentalismo
degli
anni
sessanta-settanta,
(ormai
evidente
non
solo
per
la
sua
recessione
nelle
altre
arti,
ma
per
l'assoluta
mancanza
di
pubblico
dei
musei
di
arte
contemporanea)
continua
a
rimanere
legata
a
un
modello
di
arte
che
ha
ormai
fatto
il
suo
tempo,
e
non
ha
futuro.
Insomma, potremmo dire che è rimasta indietro.
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Nicola Vitale
Nato a Milano nel 1956, dove vive e lavora, è
poeta, saggista e pittore.
di Nicola Vitale