SULLE ULTIME
BIENNALI
Caro
Giorgio,
trovo
le
tue
considerazioni
e
perplessità
sulla Biennale di Venezia molto giuste.
D’altro
canto,
chi
ti
sta
scrivendo
prova
disgusto
e
rifiuta
da
molti
anni
di
recarsi
a
vedere
le
assurdità
provocatorie
ed
insulse
presentate
alla
famosa
manifestazione
internazionale.
Basta
sfogliare
i
cataloghi
riguardanti
le
installazioni
proposte
in
questi
ultimi
decenni
per
accorgersi
della
farneticazione
generale
dell’arte
in
genere
che
ha
il
suo
culmine
proprio
nella
Biennale
Veneziana.
Strambellerie
proposte
da
quando
alla
fine
degli
anni
80
è
stato
voluto
un
curatore
unico
della
manifestazione.
Curatore
che
segue
le
mode
per
interessi
speculativi
di
un
mercato
degenerato
e
che
non
segue
certo
la
cultura
e
la
vera
arte.
Mercato
che
premia
la
trovata,
la
grande
installazione
concettuale
che
non
serve
a
nessuno
e
che
è
non
collezionabile
dalla
persona
normale,
dal
cittadino
che
non
possiede
grandi
spazi
dove
esibire
queste
trovate
effimere.
Non
si
capisce
perché
questa
insulsaggine
pluridecennale
possa
andare
avanti
da
così
tanto
tempo.
Forse
c’è
chi
vorrebbe
disabituare
la
gente
a
usare
la
logica
e
ad
appassionarsi
al
gradevole,
al
“bello”,
parola
in
disuso
da
molto
tempo.
Quella
attuale
è
una
farneticazione
generale
legata
alla
globalizzazione
e
a
interessi
commerciali
e
tecnologici.
Forse
un
avvento
così
veloce
della
tecnologia
ed
il
suo
attuarsi
in
così
breve
tempo
si
sta
ritorcendo
sull’intelletto
umano,
facendo
perdere
il
buon
senso.
Il
soggetto
delle
opere
non
è
più
l’uomo
con
i
suoi
interessi
con
la
sua
razionalità,
con
i
suoi
sentimenti,
con
le
sue
differenze
ideologiche.
L’arte
non
è
più
da
molto
tempo
oggetto
delle
vicissitudini
umane
e
delle
sue
invenzioni
estetiche.
Sembra
che
l’essere
umano
non
c’entri
più,
non
esista
più.
Nelle
proposte
artistiche
vengono
rese
visibili:
materiali,
forme,
percorsi
e
deformità,
privi
di
senso
e
avulsi
da
qualsiasi
ragione
o
logica
che
provochi
piacevolezza
e
gratifichi
gli
stati
d’animo
positivi
dell’uomo.
Questi
anni
d’arte
(chiamandola
arte
per
modo
di
dire)
sembrano
aver
svuotato
l’uomo
dalla
propria
dignità,
da
qualsiasi
verità.
Personalmente
rimpiango
i
miei
anni
del
Liceo,
dell’Accademia,
gli
anni
Settanta
e
Ottanta,
dove
l’Arte
Italiana
ma
anche
Internazionale
conservava
ancora
alcuni
valori
estetici,
dove
il
fare
artistico
era
in
parte
legato
alla
figurazione
e
ai
problemi
della
forma.
Quarant’anni
di
insegnamento
artistico
mi
hanno
consentito
di
vedere
ed
assistere
al
progressivo
sbandamento
e
declino
nel
fare
sia
negli
allievi
sia
in
molti
docenti.
Per
non
parlare
dell’insegnamento
nelle
Accademie
d’Arte,
dove
il
mestiere
e
l’amore
verso
la
pittura
e
la
scultura
sono
stati
messi
da
parte
-
specialmente
in
Italia
-
per
far
posto
a
materie
inventate
e
farlocche
che
non
portano
a
niente,
se
non
all’insoddisfazione
degli
studenti
che,
finita
la
scuola
con
gran
voti,
si
accorgono
di
avere
fatto
un
buco
nell’acqua.
Al
contrario
in
certi
paesi
asiatici
o
in
particolar
modo
in
Russia
a
Mosca
o
a
San
Pietroburgo
le
Accademie
d’Arte
funzionano
molto
bene,
con
serietà
massima
dei
docenti
e
bravissimi
studenti
che
si
applicano
con
passione
e
dedizione.
Tornando
alla
Biennale
veneziana,
rimasi
attonito
nel
1993
quando
a
Venezia
con
mia
moglie
e
mio
figlio
di
4
mesi
vidi
le
proposte
artistiche
in
mostra,
presentate
da
Achille
Bonito
Oliva,
passato
curatore.
Rimasi
talmente
disgustato
da
riuscire,
in
seguito,
a
convincere
un
gruppo
di
studenti
universitari
in
visita
(facendo
con
loro
una
scommessa
e
leggendo
assieme
il
depliant
d’ingresso
al
padiglione
recensito
dallo
stesso
Bonito
Oliva)
a
non
entrare, dirottandoli verso un bel gelato mangia-e-bevi.
Caro
Seveso,
ti
ho
scritto
queste
righe
per
confermarti
il
mio
plauso
per
la
scelta
dell’argomento.
Spero
che
la
provvidenza
faccia
rinsavire
gli
uomini,
che
si
torni
un
giorno
ad
amare
le
persone,
gli
avvenimenti
umani,
e
che
l’arte
torni
ad
essere
l’espressione
pittorica
e
scultorea
del
pensiero
e
delle
azioni
dell’uomo.
Ho
i
miei
dubbi.
Purtroppo
stiamo
vivendo
un
periodo
di
decadenza
su
molti
fronti:
sociali,
culturali,
politici,
e
quello
artistico
è
quello più obsoleto.
L’arte
è
compromessa
per
mancanza
in
questi
anni
dell’educazione
al
mestiere,
al
sacrificio,
all’applicazione,
alla
passione
ai
valori
anche
estetici
della
figura
umana
e
delle
cose
che
la
circondano
e
degli
ambienti
in
cui
vive.
Si
sono
persi
anche
i
valori
dell’astrazione,
dello
spazio
al
piacere
delle
forme
per
le
forme,
dei
colori
per
i
colori.
I
giovani
studiavano
molto
la
Storia
dell’arte,
e
si
appassionavano
ai
colori
e
toni
di
un
Morandi,
guardavano
con
ammirazione
Manzù
o
Marini.
Oggi
sembra
non
esistere
più
niente
per
loro,
contano
le
realtà
virtuali.
Pochi
sono
gli
esempi
positivi
che
vedo
nelle
nuove
generazioni:
molti
lavori
sono
freddi,
artefatti
e
innaturali;
le
immagini
per
lo
più
fatte
al
computer
o
in
3D
adesso
sono
aride
e
ripetitive,
fuori
dal
tempo
e
non
suscitano
emozioni.
Il
senso
del
vero,
della
verità
dell’uomo,
della
natura
sembra
perso.
L’uomo
è
la
macchina
perfetta,
con
la
sua
figura,
le
sue
proporzioni
e
le
sue
passioni,
traducibili
nell’arte
se
c’è
dedizione
e
ricerca della verità.
La
Biennale
di
Venezia
di
questi
decenni
non
è
stata
d’esempio
e
non
ha
insegnato
certo
questo.
Dobbiamo
tornare
ai
primi
del
‘900,
fino
agli
anni
50,
60
e
70
per
vedere
delle
immagini
che
hanno
logica,
dove
l’artista
cerca
se
stesso
ed
esprime
i
suoi
problemi,
le
sue
ansietà,
la
sua
realtà,
i
suoi
amori
e
i
suoi
drammi:
immagini
che
possono
essere
d’esempio
per
i
giovani
d’oggi e le nuove generazioni.
La
Biennale
di
Venezia
in
questi
ultimi
40
anni
non
ha
fatto
altro
che
contribuire
alla
decadenza
dell’arte
in
Italia.
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Achille Guzzardella
Scultore, pittore e scrittore, vincitore del Premio
Pavese per la Saggistica inedita nel 2018 con lo
scritto: "Decadenza sociale e artistica:
testimonianza di uno scultore". Vive e lavora a
Milano, dove è nato nel 1955.
di Achille Guzzardella