UNA CRISI
DRAMMATICA
La vera morte
dell’arte è la
sottocultura
Caro
Giorgio,
il
tuo
ultimo
intervento,
vasto
pur
nella
sintesi
necessaria,
è
denso
di
una
verità
profonda
per
chi
voglia
intendere.
Questa
verità
non
riguarda
solamente
l’arte
contemporanea,
ma
è
“privilegio“
di
tanto
pensiero
culturale:
poesia,
prosa,
musica,
filosofia,
per
non
parlare
della
deriva
psicoanalitica
che
ogni
giorno,
scantonando
dal
suo
specifico,
non
ci
fa
mancare
genericità
che
invadono
campi
disparati
con
specializzazione
sulla
arte
contemporanea,
che
di
suo
è
ambigua
e
pacchia
per
ogni
pretesa
analisi.
Certo
tremano
le
vene
ai
polsi
se
pensiamo
alla
cultura
del
dopoguerra:
arte,
letteratura,
cinema,
musica,
architettura,
design
ecc.
L’elenco
è
sterminato.
Ma
per
sgomberare
il
campo
dalla
facile
accusa
di
passatismo
è
possibile
trovare
luoghi
di
accettabile
e
valida
ricerca
oggi
nell’arte
concettuale/povera
e
qualche
nome
che
si
salva
è
già
a
conoscenza
di
tutti.
Ma
la
“crisi“
a
cui
assistiamo
e
nella
quale
siamo
immersi
fino
al
collo
e
che
tu
indichi
è
drammatica,
ironico
“Canto
Generale“.
Ne
è
prova
il
livello
mai
raggiunto
dalla
politica
(altro
che
prima
repubblica!)
e
dalla
ruffiana
comunicazione
televisiva,
dove
la
parola
cultura
nelle
sue
varie
declinazioni
è
scomparsa
e
con
essa lo stesso parallelo concetto di democrazia.
Per
ciò
che
ci
riguarda
l’idea
che
l’arte
(così
come
la
intendiamo
noi)
o
è
morta
o
è
agonizzante,
nella
sua
perniciosa
falsità,
serve
solo
a
“liberare“
dal
senso
di
colpa
la
sottocultura
artistica
per
cui
gesti
o
atteggiamenti
(
ogni
gesto
da
chiunque
eseguito)
sarebbero perciò stesso “artistici”....
Questa
fandonia
che
stiamo
pagando
duramente,
sarà
storicamente
il
connotato
del
nostro
tempo...
e
sempre che ci si fermi qui.
Quanto
sopra
come
incipit
per
una
riflessione
da
continuare.
La
Biennale
di
quest’anno
non
è
che
l’ultimo
stadio
del
degrado
di
questa
istituzione.
È
il
molto
italiano
calo
di
braghe
generale:
l‘eliminazione
dello
storico
padiglione
italiano
(immaginare
se
possibile
in
Francia
o
Germania)
e
il
sostanziale
tradimento
della
formula
originaria.
Metterne
a
capo
irrilevanti
personaggi
(non
perché
stranieri)
la
dice
lunga.
Siamo
specialisti
-
la
politica
insegna
-
nel
mettere
non
addetti
ai
lavori
a
capo
delle
istituzioni
culturali,
come
nella
nostra
migliore tradizione nepotistica.
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opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Alvaro Occhipinti
Pittore nato a Messina nel 1938, dal 1960 vive e
lavora a Milano.
di Alvaro Occhipinti