© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
NEANCHE
GLI
GLI DEI
Qualcuno vorrebbe far
credere che un piatto
sporco di pastasciutta sia altra cosa da quello
che é…
La
Biennale
di
Venezia
e
in
generale
ogni
esposizione
di
livello
internazionale
celebrano,
in
un
mondo
ormai
globalizzato
dal
“Capitale”,
il
mercato
dell’arte,
dunque
l’apoteosi
di
un
arte
di
mercato,
rappresentando
un
catalogo
variopinto
di
materiali,
come
accenna
Bonito
Oliva:
materiali
di
risulta,
detriti,
stracci,
tubi
di
ogni
genere,
catrame,
plastica,
scarti
di
officina,
rifiuti
.
Materiali
effimeri
e
degradabili
sostengono
le
ragioni
estetiche
e
concettuali
dell’artista
che
con
esse
opera.
Tuttavia
le
motivazioni
sono
spesso
il
portato
di
pulsioni
inquiete,
confuse
e
ambigue,
conflittualità
inconsce
tra
violenze
economiche
esercitate
dal
mercato
e
pulsioni
creative,
con
inevitabili
dispendi
di
energie
che
condizionano
il
processo
realizzativo
,
sia
esso
costitutivo
di
una
immagine
che
rappresentativo
di
un
concetto.
Figli
di
Duchamp,
in
parte,
certamente
con
un
intento
trasgressivo,
non
si
interrogano
sull’uso
poetico
dei
materiali.
Dice
Bonito
Oliva:
“
La
materia
è
soltanto
il
veicolo
di
un
valore
mentale
che
sarebbe
altrimenti
invisibile….”.
La
narrazione
si
articola
in
molteplici
sigle
poetiche
o
soluzioni
espressive:
quasi
alienata
la
pittura,
si
va
dalle
installazioni
alle
performances
e
a
tecnicismi
costruttivi
di
altrettante
rappresentazioni,
dalla
video
art
all’arte
povera
e
a
quella
concettuale,
a
proposito
della
quale
Vargas
Llosa
in
un
articolo
di
qualche
tempo
fa
sul
Corriere
della
Sera,
già
ripubblicato
su
queste
pagine
in
rete,
ammetteva
la
nudità
del
Re.
Diceva,
infatti,
Vargas
Llosa:
vogliono
farci
credere
che
un
piatto
sporco
di
pastasciutta
sia
altra
cosa
da
quello
che
é.
In
realtà
questo,
dice,
rimane
sempre
e
solo
un
piatto
di
pastasciutta
sporco,
denunciando
così
la
mistificazione
intellettuale
e
l’ambiguità
concettuale
di
questi
movimenti
sostenuti
dal
mercato
dell’arte
e
dal
complesso
mondo
di
interessi
che
gravita
intorno
ad
esso.
Non
possiamo
negare,
tuttavia,
che
ci
siano
isole
di
ricerca
,
linguaggi
intriganti
e
di
grande
interesse,
che
emergono
con
grande
sorpresa:
oasi
di
autenticità
dove
l’arte,
dice
Marino
Viola,
su
Repubblica,
richiamando
Walter
Benjamin,
“
l’arte
,
finalmente,
dopo
aver
tentato
di
occultare
la
perdita
di
sacralità
e
della
sua
aura
sotto
uno
strato
di
biacca
concettuale,
si
leva
il
trucco
e
ridiventa
acqua
e
sapone…
una
sorta
di
rialfabetizzazione
alla
bellezza
per
disintossicarci
dai
graffiti
dell’opportunista
Banksy e dai pupazzetti topolinizzati di Kaws”.
Il
contesto
storico
attuale
e
il
carattere
logocentrico
della
civiltà
occidentale
non
consentono,
a
breve
termine,
un
cambio
di
paradigma.
La
spinta
possente
di
un
movimento
sotterraneo,
carsico,
che
apra
scenari
inediti
di
opportunità
e
rischi,
che
delinei
il
futuro
dell’arte
per
le
nuove
generazioni
non
si
intravvede,
dove
l’arte,
l’etica,
l’estetica,
la
religione
la
politica,
la
filosofia
ne
possano
uscire
stravolte
da
quella
rivoluzione
concettuale
i
cui
approcci
sarebbero
davvero
profondi:
una
nuova
visione
del
mondo
sempre
più
completa,
un
nuovo
linguaggio.
Ancora
l’arte
non
è
pronta
e
del
tutto
inadeguata
a
compiere
questo
viaggio
finché
non
si
dissolverà
l’attuale
condizione
storica
nella
quale,
lobby
di
potere
politico-
economiche
influenzano
le
scelte
dell’artista
e
ne
gestiscono
il
mercato
rendendo
quasi
insperabile
quell’approdo verso Itaca.
Forse,
ma
ne
abbiamo
già
parlato;
un’altra
possibilità
si
intravvede
nel
prossimo
futuro.
Un
nuovo
paradigma
sta
configurandosi:
la
ricerca
scientifica
e
le
nuove
tecnologie
in
cammino,
elettronica
in
primis,
ci
prospettano
nuovi
approdi.
La
robotica
è
già
futuro.
Ne
deriveranno
implicazioni
quali
una
nuova
visione
del
mondo,
una
nuova
etica,
una
nuova
estetica,
e
anche
una
nuova
filosofia
dell’arte
e
soprattutto
il
confronto
e
la
contrapposizione
tra
noi
e
l’intelligenza
artificiale,
che
a
sua
volta,
potrebbe
essere
artefice
di
una
nuova
espressività
artistica.
Sempre,
beninteso,
che
quanto
si
sta
configurando
a
livello
climatico
per
la
dissennatezza
dell’uomo
,
la
bomba
demografica
,
lo
sfruttamento
intensivo
del
pianeta
e
i
conflitti
permanenti,
la
minaccia
nucleare, non ci consenta di vedere quel futuro.
Diceva
Asimov,
in
un
suo
noto
romanzo:
“neanche
gli
Dei
possono nulla contro la stupidità…”
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Mario Borgese
Pittore nato a Milano nel 1936, si laurea prima in
Filosofia poi in Paletnologia presso l’Università
degli Studi di Milano. Negli anni 70 e 80 ha
cogestito la Galleria di Porta Ticinese a Milano.
di Mario Borgese