© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235
LUNA PARK
Riflessioni ulteriori su questa Biennale
Caro
Giorgio,
ero
al
mare
quando
ho
letto
il
n°13
del
tuo
blog/rivista
dedicato
alla
58°
Biennale
di
Venezia.
È
stata
una
bella
sorpresa
e,
come
si
dice,
mi
ha
tirato
su
il
morale
per
il
contenuto
dello
scritto
che,
come
sempre
in
situazioni
analoghe
è
una
reazione
immediata
e
forte
per
come
si
muove
oggi
il
mondo
dell’arte.
Ci
vorrebbero
più
critici
come
te
per
far
riflettere
che
ormai
le
grandi
manifestazioni
artistiche
nascono
in
combutta
tra
potere
economico
e
il
mercato,
oscurando
un’area
vitale
della
ricerca
di
artisti
che
hanno
il
difetto
di
essere
sé
stessi
col
proprio linguaggio e il proprio ideale.
Non
so
se
c’è
un’attinenza,
ma
mi
viene
in
mente
un
episodio
che
avevo
letto
da
qualche
parte,
accaduto
negli
ultimi
anni
dell’ottocento.
In
una
galleria
di
Parigi
un
visitatore
dileggiava
le
opere
di
Van
Gogh
esposte.
Un
artista
presente,
infuriato
non
esitò
a
sfidarlo
a
duello;
ma
era di bassa statura: si chiamava Toulouse-Lautrec.
Ora
queste
cose
non
usano
più,
il
duello
si
combatte,
come
fai tu con la forza del pensiero on-line.
Ho
anche
apprezzato
molto
gli
interventi
degli
artisti
che
hanno
richiamato
con
forza
in
questa
occasione
il
tema
centrale
dell’importanza
del
linguaggio.
L’arte
ha
bisogno
del
linguaggio
per
trasmettere
un’idea
del
mondo;
il
termine
“arte”
ha
nella
radice
il
suo
significato,
cioè
arte
uguale
artificio:
prodotto
della
mente
e
della
profondità
dei sensi.
L’antropologo
Elémire
Zolla
in
un
suo
saggio
sull’
”archetipo”
nell’approfondire
il
tema
diceva
che
l’archetipo
non
è
la
forma
primaria,
ma
lo
spazio
dell’emozione
da
cui
nasce gradualmente la forma.
L’artista
svizzero
che
ha
esposto
la
barca
vuota
per
ricordarci
la
tragedia
dei
migranti
è
come
se
avesse
esposto un reperto o la pagina di un giornale scaduto.
La
barca
vuota
esposta,
non
può
trasmetterci
il
terrore
negli
occhi
degli
uomini,
delle
donne,
dei
bambini
che
venivano
inghiottiti
dal
mare
dopo
un
viaggio
rischioso
nella speranza di trovare un mondo migliore.
In
questa
ultima
biennale
sono
esposte
anche
opere
interessanti;
non
nel
padiglione
Italia,
purtroppo.
Mi
ricordo
l’espressione
dell’architetto
Gregotti,
che
all’uscita
dall’aver
visitato
una
delle
ultime
biennali
esclamò:
“Mi
sembra di essere stato al Luna Park”.
L’opera
dell’artista
svizzero
ci
conferma
l’impressione
dell’architetto
perché
è
in
linea
con
l’arte-spettacolo
che
è
diventata
in
tutte
le
sue
variazioni
“arte
ufficiale”
o
come
si
diceva
una
volta
“Accademia”.
Gioxe
De
Micheli
da
quel
bravo
pittore
che
è
coglie
d’istinto
immediato
il
rapporto
che
corre
tra
la
barca
“vera”
di
Christoph
Büchel
e
Guernica,
realizzata
con
il
massimo
linguaggio
dell’arte
che
è
ben
altra
cosa.
Picasso
non
usava
il
termine
linguaggio
perché
era
stato
lui
l’inventore
di
un
linguaggio
nuovo,
e
con
il
suo
stile
andaluso
disse:
«L’arte
è
una
bugia
con
la
quale
diciamo
la
verità».
L’opera
dipinta
nel
’37
è
il
risultato
di
trenta
anni
esatti
di
lavoro
e
di
percorsi
di
pittura
e
sperimentazione tra i più fecondi dell’arte europea.
Picasso
ci
dona
quel
miracolo
compositivo
che
il
tempo
non
riesce
a
scalfire
e
la
fa
diventare
per
forza
espressiva
e
intelligenza l’icona del XX° secolo.
Oggi
le
installazioni
costano
perché
la
realizzazione
è
affidata
a
ditte
esperte;
dovrebbero
finire
nei
musei,
ma
la
maggior parte viene smantellata.
In
questi
ultimi
tempi
sento
gli
artisti
intervistati
in
televisione
ribadire
che
il
gesto
creativo
non
è
qualcosa
che
si
fa
perché
debba
durare
nel
tempo.
Questo
lo
sappiamo,
nessun
vero
artista
lavora
con
questo
proposito,
ma
il
tempo,
vecchio
sornione,
è
attento
e
trattiene nelle sue maglie ciò che gli serve.
Caro
Giorgio,
ti
ringrazio
per
l’attenzione
che
hai
dedicato
al
mio
scritto,
credo
di
aver
detto
delle
cose
ovvie,
ma
sono
d’accordo
con
te
che
la
Biennale
di
Ralph
Rugoff
non
ci
aiuta
molto
a
trovare
un
“tempo
interessante”.
Un
caro
saluto.
Pittore e incisore, nasce
a Napoli nel 1939.
Compie gli studi artistici
presso l’Accademia di
Belle Arti di Napoli.
Trasferitosi a Milano nel
1971, insegna al Liceo
Artistico di Brera,
all’Accademia di Brera e
alla Scuola del Nudo.
Numerosissime sono le
mostre personali che gli
vengono dedicate. Vive
e opera a Milano
Alberto Venditti
Questo mio dipinto si
intitola «Dal ‘Giudizio’ a
Lampedusa», ed è la
citazione di un brano del
Giudizio Universale della
Cappella Sistina in cui
Michelangelo dipinse gli
“eletti” aiutati a salire verso
l’alto e i condannati a
sprofondare nell’abisso.
È un quadro del 2008,
l’anno in cui si
intensificarono gli sbarchi.
Si tratta di una
rappresentazione con il
linguaggio della pittura. Mi
piacerebbe se fosse accluso
al mio scritto.