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Francesca Pensa
Insegnante e critica d'arte
 

OPERE, ARTISTI E PUBBLICO TRA SPETTACOLO E RICERCA 

Ma come funziona oggi il “sistema” delle mostre, delle Gallerie, degli spazi espositivi? È dalle modalità di questo funzionamento che dipendono, certamente, alcune delle caratteristiche dell’arte contemporanea.
Rendere in uno scritto necessariamente breve un quadro esaustivo di questo raffronto è impresa complessa, perché i problemi che si pongono sono molti e si collocano su livelli diversi, che spesso si intrecciano tra loro.
Un primo livello, quello io credo sostanziale, è stabilito dai contenuti. Perché un ar
tista trova spazio in un'esposizione e un altro no? Come viene redatta la scelta degli autori per una collettiva? Quali sono i criteri che determinano il tema di una rassegna?
Diffìcile dare risposte univoche, perché in molti casi, soprattutto nell'ambito delle
Gallerie private, che tanto spazio hanno a Milano nel campo dell'arte contemporanea, intervengono percorsi personali e scelte originali (nel senso di scelte collegate al progetto culturale di un'istituzione), scarsamente accomunabili in un discorso generale.
Tuttavia, proprio ponendosi nella dimensione di un confronto con la nostra storia passata, è possibile fare una considerazione complessiva. Appare infatti sempre più evidente una netta divisione tra i contenuti di alcune esposizioni e quelli di altre: da una parte artisti noti a livello internazionale, che praticano quello che sempre più spesso viene definito un linguaggio internazionale, e dall'altra autori che non appartengono a questo ambito e che impiegano altri linguaggi.
Sarebbe stato semplice, a proposito di questo secondo gruppo, usare il termine "locale", che avrebbe facilitato la comprensione ma reso una visione limitata, se non scorretta, del lavoro di tanti artisti.
È noto infatti a tutti che causa fondamentale di questa divisione è la natura di quel
lo che è stato denominato il "sistema dell'arte contemporanea", nel quale vari fattori e attori, oltre all'artista, entrano in gioco per il raggiungimento di un obiettivo di successo. Alcuni autori che espongono a Milano appaiono oggi pienamente inseriti in questo sistema e altri decisamente no: quali spazi, a Milano, sono riservati all'uno e all'altro gruppo di artisti? Abbastanza, per quel poco che c'è, al primo gruppo, molto poco, sempre nel poco che c'è, al secondo.

Questi mi paiono essere i contenuti essenziali delle mostre di arte contemporanea a Milano, riconducibili a due cosmi che raramente hanno possibilità di toccarsi. E qui  emerge un'importante considerazione rispetto al nostro passato, nel quale molte Gallerie private e spazi pubblici permettevano confronti reali tra personalità appartenenti a mondi espressivi diversi, che esponevano però negli stessi luoghi, perché l'interesse di chi organizzava un programma espositivo era rivolto sia alla realtà del territorio che a quella internazionale.
Con questa politica culturale si proseguiva, tra l'altro, una delle linee sostanziali della produzione artistica della nostra regione, da sempre dialetticamente aperta verso le tendenze extranazionali; così, d'altra parte, lavorano anche oggi molti artisti lombardi, i cui linguaggi visivi sono, in molti casi, le interpretazioni personali di sviluppi espressivi internazionali, presentati però in un originale confronto che non elimina le ascendenze derivate dallo specifico della cultura del nostro territorio.
In questo quadro, si è andata consolidando, a partire dagli ultimi anni del Novecen
to, una posizione di "minorità" riservata a molti artisti milanesi, in una prospettiva di valutazione generale che appare spesso ingiustificata agli occhi di una critica seria e filologicamente preparata, e che trova invece spiegazione nel sistema globalizzante che caratterizza l'arte attuale.
Al di là delle occasioni espositive riservate ai grandi nomi dell'arte internazionale, che non possono mancare in Milano, dovrebbero quindi essere lasciati spazi e opportunità maggiori anche alla realtà artistica milanese, ricca di una storia interessantissima, sviluppata per tutto il novecento e ben presente anche oggi.

Una seconda riflessione riguarda invece il panorama complessivo offerto dalle esposizioni di arte contemporanea a Milano, da verificare come frequenza e come ritmo impresso al succedersi degli avvenimenti. Da un punto di vista generale si può delineare un quadro che evidenzia situazioni diverse, tuttavia caratterizzato da una consolidata instabilità, punteggiata da improvvisi successi quanto da subitanee cadute.
Un fatto emerge come particolarmente significativo: non esistono più appuntamenti periodici, come avveniva nel passato, e come ha mostrato chiaramente una recente ricerca di Nicoletta Serio[1].
La Quadriennale, che mantiene una funzione di supervisione della produzione
espressiva nazionale, appare, vista da Milano, lontana, con un ruolo nel complesso scarsamente influente sulla situazione milanese; cito, quasi solo per dovere, la Biennale veneziana, distante ormai anni luce dal capoluogo lombardo e forse anche, come mostra proprio l'edizione del 2005, dal mondo dell'arte italiana.

A Milano, sparita per anni la Biennale alla Permanente, l'unico appuntamento che si pone come riferimento costante è il Miart, che però non è un evento esclusivamente culturale: promosso e voluto dalle Gallerie private, offre uno spaccato interessante dello stato dell'arte, ma per sua stessa natura, inevitabilmente parziale. Ciò che infatti viene proposto in questa manifestazione è l'opera di artisti consolidati, escludendo quindi quegli autori (e ce ne sono) che non sono legati, spesso per precisa volontà, alle Gallerie private; più sporadicamente è presentato anche il lavoro di qualche giovane sul quale scommettere e puntare.

Anche in questo caso la ricerca di Nicoletta Serio diventa preziosa; molte Gallerie storiche in passato hanno avuto un ruolo preciso di ricerca, ruolo che invece oggi viene svolto solo parzialmente dai nuovi spazi espositivi privati, che non sono riusciti, in questo senso, a sostituire istituzioni fondamentali per la storia artistica della nostra città: ma si sa, sono tempi duri per tutti e quindi anche per le Gallerie, che difficilmente rischiano, venendo meno, però, a un compito che ha caratterizzato molta della loro storia passata.
Sotto il profilo della ricerca, se si guarda poi alle istituzioni pubbliche, appare, per l'arte contemporanea, una situazione sconfortante: rarissime, e spesso improntate a precise tendenze che ne escludono altre, le rassegne riservate ai giovani, mentre, in Milano, sono venuti meno anche i premi artistici, come il benemerito San Fedele, che tanto sostegno avevano dato, nei tempi passati, ad autori che cominciavano la loro carriera e che volevano far conoscere il proprio lavoro.

Gli spazi espositivi costituiscono poi un altro piano di riflessione. Ve ne sono anche di molto belli a Milano di ambito privato: tra questi vale la pena di ricordare quello di attualissima apertura della Fondazione Arnaldo Pomodoro, che, proprio per la personalità del suo fondatore, potrebbe realmente rappresentare un fatto nuovo per il futuro della città.
Poco invece appartiene al pubblico, inteso come Comune, Regione, Provincia (quest'ultima l'unica ad aver aperto, in questi anni, una struttura espositiva nuova, lo Spazio Oberdan).
Tutti sanno che i progetti in merito sono molti e la speranza è che nel futuro sistema museale milanese dell'arte contemporanea si trovi lo spazio adeguato per la storia della produzione espressiva di Milano e che, soprattutto, si progettino opportunità e ambiti dedicati alla ricerca con rassegne riservate anche ai giovani.

Altro punto di osservazione fondamentale è poi quello del pubblico, inteso come fruitore delle manifestazioni espositive. Molte sono le osservazioni che possono essere fatte, a partire però da un rilievo generale, ovvero dal rapporto particolare che intercorre in Italia tra arte contemporanea e spettatore, un rapporto spesso difficile, costellato da incomprensioni, storicamente giustificabili nella patria delle Accademie, nella terra del più grande patrimonio storico-artistico del mondo, dove così poco si è fatto per l'educazione, rivolta anche agli adulti, alla percezione della creazione visiva del presente.
Al di là delle strategie didattiche, che adesso sono divenute, in maniera non raramente invasiva, parte fondamentale di una manifestazione espositiva, bisogna però chiedersi quanto peso ha il pubblico nella realizzazione di una rassegna di arte contemporanea. In questo caso, credo che le considerazioni non siano molto diverse da quelle che possono essere fatte per ogni genere mostra, dall'architettura al design.
Sono molte, anche se per fortuna non tutte, le rassegne nelle quali il pubblico vale primariamente per i biglietti staccati e pagati. È questa una polemica nota, sulla quale è stato scritto e si scrive, e fa seguito a una evoluzione nella valutazione delle testimonianze d'arte che si legge molto bene nello sviluppo della nostra legislazione dei Beni Culturali, per i quali la legge del 1939 considerava la tutela, il decreto del 1999 la valorizzazione e l'ultimo codice del 2004 l'aspetto del valore economico.
Le code che si allungano davanti alle biglietterie delle grandi mostre non sono ciò per il quale hanno lavorato tanti storici e critici d'arte a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, da quando cioè si è avvertita la necessità di allargare la proprietà culturale delle testimonianze d'arte a tutti, facendo diventare le bellezze artistiche "beni culturali". In questo progetto c'era infatti la volontà di ampliare la conoscenza collettiva, affinando però anche uno sguardo critico comune, in un obiettivo di formazione storica (necessariamente comprendente anche la storia dell'arte), da intendere come strumento di interpretazione del presente.

A questo tendono le numerose mostre che si aprono di continuo a Milano? E, nello specifico di questo scritto, è questa la finalità di molte rassegne di arte contemporanea, dalle quali gli spettatori escono frastornati e spesso con l'idea che l'espressività moderna sia solo il costante riproporsi di un accademismo dell'avanguardia?
Credo sia troppo semplicistico pensare che queste manifestazioni possano fare "da volano" verso un maggiore interesse culturale: si consuma una mostra e basta, si guarda illudendosi di aver capito, spesso attirati da nomi altisonanti che sono presenti nella selezione espositiva magari con una sola opera.

Dunque, arrivando alle conclusioni, il quadro è così tetro e negativo e senza possibilità di riscatto?
No. E non perché nel futuro c'è sempre speranza ma perché proprio nel presente esistono anche situazioni diverse. Per vederle, però, occorre spostarsi da Milano e andare, senza paura di scendere da un livello illusoriamente più alto, nella provincia. Nel complesso del territorio lombardo, nell’hinterland e nella regione, sono infatti attive Gallerie private ma soprattutto istituzioni pubbliche che si muovono in modo diverso, con un'attenzione particolare verso l'arte contemporanea, un’attenzione fatta di rassegne, concorsi per monumenti pubblici, premi artistici.
Ci sono spazi nei quali espongono autori provenienti da paesi e continenti diversi, il cui lavoro si confronta seriamente con quello degli artisti italiani e lombardi. Sia gli uni che gli altri sono autori che hanno percorso itinerari espressivi differenti e che però spesso possono essere avvicinati da un profilo comune, cioè dalla convinzione di svolgere un ruolo intellettuale al quale non vogliono rinunciare, mantenendo aperta la loro totale libertà espressiva e creativa al di là dei rapporti con le Gallerie private del quadrilatero milanese.
Non è la loro solo una “eroica resistenza” ma, il più delle volte, anche una questione di carattere, quando non di convinzioni personali: non hanno, e non interessa loro avere, quel “capitale relazionale” che ad altri pare così importante da spendere per un successo possibilmente internazionale.


[1] Nicoletta Serio, con scritti di Carlo Bertelli, Salvatore Ferrari e Francesca Pensa, “La laconica storia dell’arte, Schede per un catalogo bibliografico delle mostre a Milano, 1900-2000”, edizioni Grafo Brescia, 2005



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data di pubblicazione in questo sito
15/03/2011

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