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Renato Galbusera

Renato Galbusera
pittore e docente d'Accademia
 

PITTURA E SCENA URBANA: IPOTESI PER UN PERCORSO

Della scena del contemporaneo fanno oggi parte a pieno diritto le iniziative e gli artisti che si occupano di pittura murale. Rispetto a ciò, il termine “percorso” del titolo implica chiaramente uno svolgimento nel tempo e lungo un determinato itinerario.

La prima considerazione che propongo è che non si tratta di un percorso lineare ma che al contrario prevede uno stacco, una cesura; un prima e un dopo.
Questo stacco si colloca temporalmente negli anni 80 del '900, quando l'esplosione mondiale del writing ripropone il muro della città come "luogo" di parola, atto ad ospitare un pensiero organizzato che si esprime in immagini dotate di un senso e di una volontà di comunicare, al di là della dilagante messaggistica commerciale.
Fenomeno spontaneo, globale e dotato di una carica formidabile nel disegnare " scenari", pur con tutti i sacrosanti distinguo costituiti dagli episodi e dalle realtà che si sono rivelate come puro vandalismo.

Però un punto di svolta dicevo, perchè prima di quella data l'idea stessa di pensare a forme di integrazione fra pittura, spazi urbani e architettura appariva un fenomeno desueto, superato, confinato ad esperienze lontane nel tempo, limitato ad aree geografiche, comunque da considerare produzione minore, quasi folkloristica.
Il '900 aveva invece esordito alla grande: la pittura si era trovata a misurarsi con i grandi contenuti di idee rivoluzionarie e con grandi spazi di narrazione popolare e alta iniseme.

Ovvio pensare alle opere di Siqueiros, Rivera e Orozco e alla schiera di pittori messicani accomunati dall'epica nel visualizzare la nascita di una Nazione, i destini dell’umanità, le ragioni della Storia.
Come pure la dittatura fascista in Italia, promuove, senza capirne la forza eversiva, la pittura pubblica di Mario Sironi che nel laboratorio della Triennale di Milano sperimenta, realizzandole, integrazioni fondamentali tra le arti. Fondali privilegiati per la pittura pubblica sono i luoghi di aggregazione quali gli uffici pubblici, le Università, i Tribunali: la città come luogo della vita pubblica e della comunicazione visiva.

Con la fine del regime e la ricostruzione repubblicana sembrano venire meno le ragioni di una modalità espressiva che  si tende a identificare con gli orrori e le retoriche del regime.
Il realtà l'opera di Sironi non aveva nulla di vuotamente celebrativo, non solo: la manifestazione pubblica della pittura è in se un valore positivo, che si lega strettamente alle idee delle Avanguardie Storiche di contaminare arte e vita, come anche nell'opera di Aleksander Dejneka, con immagini che acconpagnano  il succedersi degli eventi quotidiani, facendone emblemi della Storia. Non a caso il grande dipinto, distutto, della Triennale di Sironi era dedicato alle "Opere e i giorni".

E' dei primi anni del dopogerra l'inizio di una serie di esperienze che dislocano nelle piccole città (a volte paesi) d'Italia queste modalità pittoriche: fra i primi Arcumeggia,   poi da nord a sud per tutti gli anni '60 e '70 centinaia di paesi: Maglione, Dozza D’Emilia, Casoli, San Sperate e Orgosolo, animate queste ultime da Pinuccio Sciola.
Gli esiti sono diversi: vanno da presenze di peso nazionale e internazionale ad altre caratterizzate dal solo piacere del muro colorato. Però comune e interessante é la radice, che si rintraccia anche nei bandi  programmatici delle diverse localita': la persistenza della memoria  e la necessità di “scenari” condivisi.
Va ricordata in questo senso l'opera di studioso di Marino Fioramonti e del critico Giorgio Seveso che al fenomeno dei comuni dipinti hanno dedicato un lungo lavoro di raccolta e catalogazione. Con gli anni 70 sono da  registrare quei fenomeni che caratterizzano il dipinto su muro con forti connotati di impegno politico: “l'arma dell'immagine” trova suoi momenti di sviluppo di grande intensità a livello internazionale con le opere delle ''brigate'' di pittura popolare murale promosse dal governo cileno di Unidad Popular, che dopo il golpe del '73 arrivarono in esilio anche in Italia partecipando a eventi e feste popolari, e dal ciclo delle opere repubblicane e lealiste dei muri di Belfast e Londonderry in Irlanda del Nord.
In Italia va segnalato il Collettivo d'arte Pubblica e Popolare di Fiano Romano, alle porte di Roma,  promosso da Ettore de Concilis e Rocco Falciano, come esempio di tensione ideologica che pratica modalità espressive ispirate alla grande tradizione del '900. Come pure in contesti diversi si svilppa l'opera di  Aurelio C, artista marchigiano che opererà a lungo in Nicaragua,  e che in Italia darà vita a opere che coniugano la lezione dei muralisti messicani con la situazione politica nazionale. In un panorama più esplicitamente cittadino opera Giovanni Rubino, animatore a Milano del Collettivo degli Artisti di Porta Ticinese, che sempre negli anni 70 dà vita a una lunga serie di iniziative di solidarietà con il popolo cileno e con le sue “brigate di pittura”, mutuandone le modalità di intervento con dipinti di grandi dimensioni eseguiti nottetempo. In anni piu' recenti Rubino lavorera' al tema del ''fare memoria'', con azioni di strada di ''frottage'' sulle lapidi cittadine della Resistenza.

 Un capitolo a parte merita poi la produzione dei collettivi studenteschi, a partire dalla memorabile macchina di produzione e affissioni di grafica generate dagli “Ateliers populaires” del maggio francese.
A Milano gli studenti dell'Accademia di Brera danno vita a un collettivo artistico nell’ambito del Movimento Studentesco, che nel giro di 3-4 anni produce moltissimi striscioni per manifestazioni, scene per concerti popolari, manifesti, mostre itineranti.
A questa esperienza si puo' collegare nel 30° anniversario della strage di Piazza Fontana (1969-1999) la manifestazione/processione di stendardi ideati da Dario Fo e realizzati da Accademia e Liceo artistico di Brera. Si tratta a ben vedere di iniziative connotate da caratteri di adesione a tematiche politiche, o legate alla volontà di singoli: il  panorama istituzionale, civico, continua ad essere assolutamente assente a differenza di altre situazioni internazionali, come riflesso di un ritardo nei confronti del contemporaneo che caratterizza il nostro Paese.
Sempre a Milano negli anni 80, un artista, Ignazio Moncada  è protagonista di uno dei pochi episodi di pittura pubblica di quel decennio, la ''pont art'', che utilizza come supporto le grandi superfici effimere che coprono i ponteggi: a questa esperienza si può ricollegare il progetto ''In alto'' attuato a Milano dalla Sovraintendenza ai monumenti dal 2002 al 2005: artisti che caratterizzano con il propio segno i teloni stesi per il restauro dei monumenti, e con analogo spirito l'operazione attuata a Modena da Mimmo Paladino sul cantiere della torre Ghirlandina.

Un discorso a parte merita la problematica legata agli spazi sotteranei. Moltissimi ''underground'' del mondo sono luogo privilegiato di interventi artistici. In Italia, a Milano si registrano due esperienze datate fra gli anni 70 e 90.  La prima ad opera di Giovanni Ziliani, animatore di uno spazio dedicato all'arte in una stazione della Metropolitana milanese  linea 1; la seconda ad opera del gruppo Atelier (Di Gennaro, Galbusera, Jannelli, Miano Zanini) con l'installazione pittorica nella stazione S Agostino della Metropolitana linea 2 del 1992.
Decisamente più strutturate le scelte degli amministratori di Roma, con mosaici nella Metro su progetto di Piero Dorazio, e  di quelli di Napoli, che hanno visto coinvolti in opere destinate agli spazi pubblici ipogei artisti quali Kounellis, De Maria, Ontani, Lewitt ecc.
E sempre in tema di spazi pubblici vanno considerati gli interventi pittorici progettati per garages sotterranei da artisti di nome quali Teresa Sapey, Leon Tarazewicz, Emery Studio.
Alla Francia appartiene l'esperienza dei lionesi di ''Citè de la Creation'': una vera e propria officina di pittura, una squadra che ha fatto dell'interveno pittorico di grandi dimensioni, talvolta addirittura su interi quartieri, la propria cifra stilistica, realizzando progetti in tutto il mondo.

Ricordiamo anche interventi diversi tra loro ad opera di autori che adeguano il proprio segno alla superfice muraria: Keit Haring dipinge in Italia il muro della Canonica della chiesa di S.Antonio a Pisa, Enrico Baj progetta il muro di Pontedera, Sol Lewitt e David Tramlet rivestono di colore  la Cappella di Barolo.
Va ricordato infine il panorama torinese, oggetto di ampi interventi proprio per la qualità dell’interesse istituzionale (soprattutto il Comune) che la città ha espresso nei confronti delle tematiche dell'arte pubblica, in particolare attraverso il lavoro di “Murarte”, Ufficio espresso dalla municipalità che ha lavorato e lavora con giovani pittori muirali e writers.
Due ulteriori ''casi'' torinesi: il primo segnato dall'autorevolezza delle presenze è senz'altro costituito dal Museo di Arte Urbana (MAU) promosso da Edoardo Di Mauro, che negli ultimi  anni ha arricchito il patrimonio pubblico della città di una serie di opere progettate ed eseguite sulle facciate del quartiere Campidoglio
Il secondo è dato dall’intraprendenza dell'Accademia Albertina delle belle Arti che, in rapporto con l'Amministrazione cittadina e con le Circoscrizioni, ha sviluppato progetti di grande scala come "Canale di luci" nel 2004, opere di tutte le Accademie d'Italia per il quartiere di Porta Palazzo; come "Luci da Oriente" nel 2006 in occasione dei giochi Olimpici invernali, grande intervento murale con la presenza di Accademie internazionali; e ancora la realizzazione di opere per le aree ex-Soperga, corso Dante, Lungodora Savona e per le stazioni del Passante ferroviario di Milano nel 2009.

Si può dire, concludendo, che lo spontaneismo degli anni iniziali del grafitismo ha esaurito la sua carica.
E’ rimasta come lascito una rinnovata attenzione per le interazioni fra opera dipinta e tessuto urbano. E su questa si sta affermando una generazione di nuovi autori, alcuni già riconosciuti internazionalmente come Banksy, Blu, Ericailcane, Ozmo e molti altri ancora di non minor forza e carica poetica, BR1, Truly design. A ciò si aggiunge l'attività di nuovi curatori capaci di progetti di scala territoriale quali Monica Caputo di Manifestazioni Artistiche Contemporanee di Ancona, ecc.


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data di pubblicazione in questo sito
13/03/2011

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