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Giovanni Cerri
pittore
(sito personale)
CON LA CULTURA SI PUO' MANGIARE
Per prima
cosa plaudo a questa iniziativa che crea un palcoscenico di
discussione in un momento abbastanza buio e sconsolante sotto molti
aspetti.
Anzi, più che momento, parliamo pure di epoca, visto il prolungarsi
di questa “crisi” che sembra debba non aver fine.
E proprio da questo diffuso malumore, prendo spunto. Una prima
ispirazione a scrivere per questa nuova “finestra” mi viene dalle
parole proferite dal nostro Ministro dell’Economia e della Finanza
Giulio Tremonti, che ha detto: CON LA CULTURA NON SI MANGIA. Non c’è
che dire, un grande incoraggiamento per tutti coloro che hanno
intrapreso gli studi umanistici e artistici!
Capisco le frasi sconsolate, malinconiche nonché dense di
preoccupazioni – più che legittime – di alcuni giovani
critici-storici dell’arte o aspiranti tali. Mi è capitato in questi
ultimi mesi di parlare con alcuni di loro, o di scambiarci
vicendevolmente delle mail abbastanza amare. Parlo di giovani da
poco laureati, ai primi anni di lavoro, quindi sotto i trent’anni,
con le migliori energie e aspettative, volonterosi di fare le prime
esperienze di lavoro, come curatori, promotori di mostre e
quant’altro. Ma…dove ?
Finito il periodo ancora “protetto” nelle Università, ecco che si
spalanca il baratro vertiginoso del nulla davanti a loro. Cominciano
gli invii dei curriculum, le telefonate, le visite, i colloqui di
qui e di là, e alla fine le solite parole: periodo di lavoro non
pagato per fare esperienza, collaborazioni dove è già un miracolo se
alla fine vien fuori il rimborso spese del viaggio…e così via. E va
bene, mossi questi primi passi, ricomincia l’affannosa ricerca per
un’opportunità, ma le gallerie private non sono certo in un momento
di grande generosità, nei musei e nelle fondazioni pochissime
persone bastano per far tutto, Comuni ed enti soffrono di tagli
chirurgici alle spese ogni anno sempre più drastici, vere e proprie
“amputazioni” di fondi che non consentono grandi voli di fantasia ai
nostri giovani sognatori.
Così, terminati gli studi, si profilano anni e anni a carico dei
genitori, per nuovi corsi di perfezionamento, esperienze lavorative
gratuite o semi-gratuite, il tutto per aggiungere un’altra
righettina sul curriculum. E i nostri giovani critici–storici
dell’arte cominciano a pensare: ma tutto questo fino a quando
durerà? Quando potrò finalmente dire di avere un lavoro “vero”?
Anche indipendente, sia ben chiaro, visto che il posto fisso è un
lontano miraggio, un privilegio di un’epoca ormai lontana. Ma il mio
30 e lode a cosa mi è servito? Che senso ha tutto ciò?
Il lavoro per la gloria rischia di estendersi veramente a lungo, con
un senso di incertezza, precarietà e sfiducia che minerebbe i
migliori propositi e il talento di chiunque. Così si stronca sul
nascere il futuro di una o più generazioni.
Ah, già, ma c’è chi ha detto che con la cultura non si mangia. Però
forse la causa della fame di oggi, è l’ingordigia di ieri. Forse
qualche colpa l’avrà chi ha mangiato troppo e chi ancora adesso
pecca di gola. Sinceramente a tutti questi golosi e avidi auguro un
bel mal di stomaco, visti i danni che noi oggi paghiamo.
Ma l’Italia non era il Paese di Leonardo, Michelangelo e Raffaello?
Non sono qui gli affreschi di Piero della Francesca, Masaccio e
Masolino da Panicale? Non erano italiani Tintoretto, Tiziano e
Tiepolo? Già, ma quella è l’Italia (anzi erano “le Italie”, dei
ducati e granducati) dei turisti che ancora oggi vengono a visitarci
per vedere quello che abbiamo perduto. La nostra cultura dove è
finita? Se uno Stato che dovrebbe vivere di turismo e cultura è
ridotto così in basso, per livello culturale, per mancanza di
iniziativa e investimento sulle nuove risorse umane, qualcosa non
funziona e non ha funzionato negli anni a noi precedenti. Ognuno
faccia le proprie riflessioni, al di là degli orizzonti politici, ma
il vuoto qui è a trecentosessanta gradi. Dagli anni 80 in poi si è
avviato un peggioramento progressivo, fino allo scenario di oggi.
Certo, viviamo del nostro glorioso passato, ma sull’arte
contemporanea siamo veramente carenti di incentivi e strutture. Ed è
anche inutile illudersi quando vediamo le file agli ingressi delle
“grandi” mostre, quando c’è la “firma” che conta; lì si verifica lo
stesso malvezzo diffuso del collezionare solo per investimento.
Così, allo stesso modo, si visita solo la mostra dove già tanti sono
in coda, per lasciare deserte o deficitarie (come incasso)
esposizioni di più alta qualità ma certo non sostenute da pubblicità
e mass-media.
Per appropriarci del contemporaneo, e in particolare dell’arte dei
nostri anni, dobbiamo incominciare a ri-costruire la nostra stessa
cultura andata in frantumi. Facciamolo tutti, con piccoli gesti o
azioni, o opere. Comunichiamo e cerchiamo di organizzare cose
insieme, ignorando chi tuona dall’alto le parole più ovvie e
sconfortanti. Dostojevskj ha detto: “la bellezza salverà il mondo”.
E allora ritroviamolo anche nel cambiare rotta questo senso della
bellezza, dimostriamo a chi ci governa che il provincialismo e il
luogo comune non ci appartengono. Dimostriamo che possiamo farcela
da soli. Ben vengano quelle iniziative che coinvolgono le scuole,
con visite alle mostre e ai musei. Ma, soprattutto, un’attività
didattica che stimolerei è la visita agli studi degli artisti,
recuperando quel valore fondamentale della relazione tra gli uomini,
facendo conoscere il lavoro di chi crea, i vantaggi e i problemi.
Perché l’arte è anche cosa concreta, è fare, volere, ottenere,
costruire. E cosa c’è di meglio che sentire l’esperienza diretta
dell’artista? L’artista quando è ancora vivo e non è più solo un
nome stampato su un manifesto!
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data di pubblicazione in
questo sito
01/03/2011 |