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riflessioni, polemiche e proposte di ARTE CONTEMPORANEA

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Maurizio Dusio
pittore e scultore
 

PROVE DI PENSIERO SUL CONTEMPORANEO

E’ sempre difficile pensare e scrivere sul presente.
Quando si è –d
entro- , quando si è parte di un tutto che si muove, al quale non si comprende bene la propria relazione. Percorriamo la vita come fossimo tra banchi di nebbia che tutto un colpo si diradano lasciandoci intravedere il cielo stellato per poi subito ripiombarci nell’indeterminato.
Il –presente- nel quale ci troviamo a vivere, ci impone costante –presenza-, non ci è concesso abbandonarci alla nostra interiorità, pena la marginalizzazione. Difficile non farsi dominare dagli strumenti che sempre più incalzano nelle nostre vite. Almeno di una cosa non oso dubitare, che mai come nel nostro tempo il mezzo, lo strumento si è fatto –fine-. Lo strumento, nel divenire –immagine-, nell’accezione di status sociale, perde la sua peculiarità di mezzo di utilizzo trasformandosi in icona.

…zu hilfe, zu hilfe wir sind verloren!

Dunque con questo piccolo prologo, se mi si domanda quale sia la caratterizzazione della contemporaneità, risponderei con il termine –apparenza-.
Cos’è banale, ridondante ? Forse, ma è evidente che se qualcuno esprime un concetto che non è in linea con la via maestra rischia di essere noioso, pedante, vecchio.
Personalmente mi rifiuto di omologarmi ed anche di annoverarmi tra i petulanti.
Non dimentichiamo però che questo accade in ogni società nella quale l’esercizio del potere ad ogni livello è capillare. In Italia siamo asfissiati ma tanta parte della popolazione si muove come se niente fosse. Non posso non citare una frase di Gramsci che spesso mi torna alla mente: “ La cosa più  difficile è liberare lo schiavo che pensa di essere libero”.
Una forma alternativa all’ –apparire- è il vivere il –profondo-.

Dove si incunea l’arte in questo processo?
L’arte è quella cosa che non serve a niente, ma come è vero che nulla è più importante dell’effimero!.
In una società ridotta ad –apparire-, l’arte riconosciuta come vincente è quella che asservisce  al sistema, che non crea dubbi e problemi, che non fa domandare, che arreda, che fa il verso a, che è trandy.
Ma l’arte non può mai essere servile, per suo status interno, quindi va da sé che quelle forme di espressione non hanno niente a che vedere con l’arte.
Sono –forme- di una moda. Tant’è vero che almeno da mezzo secolo si sono avvicendate solo –mode- da consumarsi in una stagione alle quali se si vuole essere annoverati tra i vincenti, si deve aderire.
Nello scorrere riviste d’arte, visitando gallerie, percepisco la maggior parte delle volte un senso di noia, qua e là  qualche tentativo timido di stupire facendo il verso a qualche altra opera. Quasi sempre ne esco impoverito. Sono ricondotto ad una riflessione: se quel che ricavo dall’osservazione è un senso di impoverimento, esso collima con la caratterizzazione della nostra società. Quindi ne è rappresentazione,
E'  la contemporaneità  e tutti si riconoscono in essa.

Lascio una domanda aperta. L’arte è un termometro che misura lo stato del presente o un volano che proietta verso?
Io penso che la vena alimentante il pozzo del profondo si sia innalzata; non serve calare una lanterna nel buio del suo anfratto per scorgerne brillare la sua superficie liquida.
Questo è grave  in quanto il fascino e la bellezza di scoprire il velo dell’acqua consiste proprio nel percorrerne il corridoio che la contiene. E’ scoperta ed insieme processo producente esperienza.

Dopo queste poche righe mi viene da domandare che cosa abbiamo perso, sempre se si sia perso qualcosa. Intuitivamente, in linea con il mio sentire, abbiamo perso la capacità di stupirci, delegando ai produttori di fumo, pubblicitari, designer etc. la facoltà di farci sognare. Così abbiamo perso il vero sogno, quello che viene dal profondo, che ci fa sentire vicini i sonetti di Shakespeare, di Parmenide, di Chuan Tse, di Goethe perché la fonte del profondo non genera mai acqua putrida. Solo lo stagno si fa stendere un velo di corpi in disgregazione anche se è prologo di vita!
Se l’arte è tale solo come veicolo del profondo, il suo strumento lo trovo nell’aforisma di Platone: “Lo stupore è all’origine di tutto”. Ed aggiungo che la profondità dello stupore regna nelle cose che fanno meno rumore ma sono inesorabili.


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data di pubblicazione in questo sito
17/02/2011

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