© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
BIGLIETTINI,
APPUNTI
E TELEGRAMMI
opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
Caro Giorgio, che dire d’altro?
di Massimo Marchesotti
Riflessioni
e
denunce
su
quello
che
hai
già
scritto
anche
in
altri
tuoi
interventi
pubblici.
Quindi?
Cosa
chiedi?
Che
possa
inviare
una
riflessione
diversa,
qualcosa
che
sia
tanto
possente
da
far
riflettere
i
critici
e
curatori,
parassiti
che
vivono
sul
lavoro
degli
altri
quindi,
anche
il
mio.
Dove
gira
e
rigira
espongono
sempre
quelli,
ossia
gli amici degli amici.
Oggi
comanda
la
moda,
il
design,
i
giochini
colorati
di
Ugo
Nespolo
e
similari.
La
«pittura
pitturata»
come
scriveva
Giovanni
Testori
è
finita.
Definitivamente
chiusa.
Oggi
gli
artisti
che
si
ostinano
con
caparbio
amore
in
questa
loro
dostoewskiana
,
“idiotesca”
follia
sono
isolotti
verdi
nella
palude
inquinata
del
nostro
tartassato paese.
Da
parte
mia,
dopo
la
personale
di
Copenaghen
invitato
dall’Istituto
Italiano
di
Cultura,
da
oltre
due
anni
sono
alla
ricerca
di
un
spazio
pubblico
-
ho
praticamente
chiuso
con
le
gallerie
affittacamere
-
che
nella
grande
Milano pare non esista più.
Caro
Giorgio,
fortunatamente
non
si
è
esaurita
la
tensione
creativa.
Dentro
lo
studio,
quello
nuovo
a
Buccinasco,
disegni
e
tele
si
accumulano
ancora
con
i
miei
temi
sull’uomo
contemporaneo.
Roba
vecchia,
superata. Vieni a trovarmi. Un caro saluto.
Tenersi a cuore lo sguardo
di Giuseppe Donolato
Gentile
Giorgio,
vivendo
in
provincia,
in
periferia
e
praticando
la
pittura
per
me
è
usuale
vedermi
attribuire
un’etichetta
come:
“uno
dei
tanti!”,
un
commento:
“chi
crede
di
rappresentare?
”,
avvertire
il
grave
giudizio
di
’”essere senza talento!”.
Sento
di
mancare
di
fascino:
non
inveisco,
non
provoco,
non
vivo
sulle
creste
himalayane.
Non
produco
mandala
banskyani
che
subito
distruggo.
Opero
con
fatica e costanza, testimoniando solo me stesso.
Un
romantico,
forse.
E
il
motivo
del
forse
nasce
dalla
constatazione
che
la
mia
formazione
è
particolarmente
varia,
diversificata,
come
d’altra
parte
è
diversa
la
funzione
delle
espressioni
artistiche
dei
validi
monaci
tibetani
prima
citati,
anche
loro
periferia
di
un
impero.
Se
ogni
considerazione
è
relativa,
tutto
è
relativo
ad
un
contesto.
Ecco,
il
contesto
italiano
di
questo
inizio
millennio
rappresenta
l’elemento
da
analizzare
per
comprendere
lo
stato
dell’Arte
Contemporanea
e
la
Biennale
veneziana, suo paradigmatico palcoscenico.
L’analisi
non
vorrebbe
essere
giudizio,
anche
se
per
brevità, finirà per esserlo.
Dopo
aver
avuto
un
ruolo
magico,
evocativo,
aver
convissuto
in
un
Canone,
soprattutto
religioso,
aver
celebrato
il
Potere,
teocratico,
aristocratico
e
borghese,
l’Arte
era
giunta
a
testimoniare
un
io
archetipico
e
poi
ad evidenziarne i soli frammenti…
In
questo
inizio
millennio
è
sembrato
prevalere
il
Puer
sul
Senex
,
e
perciò
un
atteggiamento
ludico,
iperbolico,
narcisistico
e
superficiale:
il
bambino
privilegiato
e
viziato dell’Occidente.
Da
bambino
avevo
inventato
la
Street
Art
e
non
me
ne
ero
accorto.
Gli
abitanti
del
mio
quartiere
sì,
e
purtroppo
anche
mio
padre.
Il
gioco
era
bello,
ma
inadatto
ad
un
preadolescente,
futuro
e
severo
professore. Ora, come tutto, il gioco si vende.
Scorgo
questo
atteggiamento
da
fanciullo
incosciente
per
strada,
in
galleria
e
alla
Biennale.
Vedo
adulti
prodigarsi
sui
social
a
favore
di
gattini
orfani,
e
testimoniare
di
rendere
orfani
altri
umani:
amore,
rabbia,
insensibilità
infantili.
Sempre
di
fretta,
in
cerca
di
possibili
palcoscenici,
a
tutti
i
costi
e
senza
consapevolezza…
Quale
Arte
è
possibile,
dato
per
vero
questo
contesto,
se non quella attuale?
Da
parte
mia
ho
deciso
di
tenermi
a
cuore
lo
sguardo
e,
in testa, la capacità critica…
Arte come testimonianza
di Sergio Sansevrino
Caro
Giorgio,
mi
permetto
di
inviarti
un
pensiero
dal
mio
tazebao,
raccolto
per
una
riflessione
di
questi
ultimi
giorni
sul
posizionamento
dell'arte
contemporanea
e
di
quelle
tendenze
che
fanno
solo
moda
e
notizia!
Mi
auguro
di
esserti
stato
utile
per
il
tuo
fine
di
"denuncia"
e
certo
che
sarei
lusingato
di
poter
essere pubblicato sul tuo blog. Un caro saluto.
"La
rilevanza
dei
termini
nell'arte
contemporanea
è
maggiore
quando
è
in
modalità
di
posizione
come
testimone,
oltrepassando
lo
sguardo
comune
e
semplificato;
collocandosi
tra
il
pericoloso
fraintendimento
della
divinizzazione
o
della
demonizzazione"
La cultura fa acqua
di Silvia Bottaro
Caro
Giorgio,
condivido
la
tua
lucida
analisi
del
tempo
odierno:
false
professionalità,
ismi
imperanti
e
mode...
e
la
cultura
vera
fa
acqua
da
tutte
le
parti,
sia
quella
antica,
sia
quella
di
oggi.
L'Italia
dovrebbe
vivere
solo
di
ciò,
invece,
la
cultura
e,
quindi,
l'arte,
langue
nei
soliti
salotti,
nelle
false
rassegne
(nazionali
e
oltre)
e
le
Città
non
fanno
nulla
per
valorizzare
le
proprie
radici
guardando
al
futuro.
Un
esempio:
la
ceramica
di
Albisola,
relegata
a
fare
sempre
iniziative
rivolte
al
passato
e
sempre
con
curatele
dei
soliti
famosi
localmente!
Una bella domanda…
di Corinna Consoli
Gentile
dott.
Seveso,
concordo
pienamente
con
i
suoi
giudizi,
ma
le
chiedo
(e
mi
chiedo):
cosa
si
può
fare
concretamente
per
cercare
di
reagire
alla
situazione
in
cui
versa
oggi
il
mercato
dell'arte,
ma
soprattutto
il
rapporto
culturale
dell'arte
attuale,
con
la
gente
comune?
Una
associazione
culturale,
come
quella
di
cui
faccio
parte,
come
può
adoperarsi
per
riattivare
un
sano rapporto interculturale fra artisti e fruitori?
Ci penserò
di Luca Chiarei
Gent.le
dott.
Seveso,
attraverso
un
amico
che
collabora
con
lei
ho
avuto
modo
di
conoscere
tempo
fa
il
suo
blog.
Quello
che
ho
trovato
leggendolo
ha
dato
parola
a
quello
che
confusamente
mi
suscita
la
visione
di
alcune
opere
d'arte,
non
tutte,
nelle
quali
capita
di
imbattersi
oggi in molte gallerie.
A
maggior
ragione
ho
trovato
ora
molto
stimolante
la
sollecitazione
di
questo
suo
post,
al
punto
di
indurmi
ad
andare
a
vedere
nelle
prossime
settimane,
la
Biennale
di
Venezia
in
corso
di
svolgimento.
Chi
le
scrive
è
comunque
un
profano
e
ignorante
dell'arte
in
generale
e
di
quella
contemporanea
in
particolare.
Mi
limito
a
frequentare
mostre
e
musei
che
di
volta
in
volta
sono
all'attenzione
dei
media
o
seguendo
le
segnalazioni
di
amici
più
qualificati.
Proverò
tuttavia
a
sistematizzare
qualche riflessione e sarò lieto di condividerla con lei.
Un consiglio
di Roberto Plevano
Caro
prof.
Seveso,
sono
completamente
d'accordo
con
quanto
dice.
Anche
in
arte
stanno
raschiando
il
fondo
con
una
dimensione
generale
di
volgare
non
senso.
Questa
estate
in
Sardegna
ho
scoperto
una
grande
mente
nel
leggere
"La
via
della
bellezza",
ultimo
libro
di
Vito
Mancuso.
Ho
intenzione
di
invitarlo
questo
inverno
in
Permanente
a
tenere
una
conferenza
sulla
bellezza
e
per
come
salverà
il
mondo.
Le
consiglio
di
leggerlo,
una
vera
rivelazione
per
profondità
e
sensibilità
sul
mistero
e la magia del processo creativo…
Di veramente serio non vi è quasi più
nulla
di Franco Tarantino
Caro
Giorgio,
sarà
quarantanni
e
forse
più
che
ti
conosco
ed
anche
se
non
abbiamo
fatto
grandi
cose
insieme,
la
mia
stima
ti
ha
sempre
accompagnato,
nella
convinzione
che
per
te
l'Arte
era
ed
è
una
manifestazione
spontanea
di
alcuni
ispirati
che
raccontano
fatti
e
sentimenti,
storie
e
avvenimenti
che
caratterizzavano
e
caratterizzano
le
epoche.
Un
atteggiamento
creativo
che
costruisce
e
alimenta
l'interesse
culturale
per
un
mondo
migliore.
Invece,
giustamente
come
tu
dici,
i
motivi
che
ispirano
il
mondo
dell'Arte
sono
attualmente
di
interesse
ambiguo
e
speculativo
che
dissacrano
i
valori
in
essere.
Di
veramente
serio
non
vi
è
quasi
più
nulla
e
si
continua
a
premere
e
cercare
di
condizionare
e
ignorare
le
proposte
degli
artisti
validi
e
seri
che
proseguono
verso
lidi
estetici
e
culturali
consistenti.
Riusciranno
i
nostri
eroi
a
reggere
questo
afflusso
di
ambiguità
e
di
volgarità
che
ci
avvolge?
Ĺ'arte
non
deve
più
essere
confusione,
volgarità,
ricerca
per
stupire…
un
pianto
senza
fine
che
richiama
l'idea
della
"morte
dell'arte".
Saluti cari.
Il circo sgangherato
di Anna Finocchi
Caro
Giorgio,
non
sono
stata
alla
Biennale
quindi
non
ho
commenti
da
aggiungere
a
quelli
sull'ultimo
numero
di
"riContemporaneo":
oltre
al
tuo,
molto
ben
calibrato,
anche
altri
davvero
interessanti.
Voglio
solo
dirti
che
leggo
sempre
quanto
metti
on
line
e
ti
ringrazio
per
il
lavoro
che
fai.
E
condivido
la
tua
desolata
interpretazione
di
tanta
parte
del
mondo
dell'arte
contemporanea.
Per
fortuna
ci
sono
ancora
personaggi
che
lavorano
sul
serio,
al
di
fuori
dello
sgangherato
circo degli "eventi"...