Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare TROPPO COMODO... Di ritorno da un viaggio di lavoro in Spagna, ho trovato su Ulisse, la rivista per i viaggiatori di Alitalia, un articolo di Vincenzo Trione che riporta un’intervista a Charles Saatchi. Quest’ultimo tutti voi lo conoscerete senz’altro, ma per rinfrescarvi la memoria vi ricorderò che è il proprietario della più famosa agenzia di pubblicità del mondo (la Saatchi & Satchi) ma per quel che interessa a noi, è anche uno tra i più formidabili e spregiudicati collezionisti e galleristi d’arte contemporanea e, soprattutto, un vero talent scout. Dopo aver collezionato Warhol, Serra, Kiefer, Koons ed altri, si è recato negli studi di giovani artisti nell’East End di Londra e li ha lanciati (Hirst, Enim, i fratelli Chapman, ecc.) È lui infatti che commissiona a Damien Hirst il famoso squalo messo sotto formaldeide, pagandolo 50.000 sterline e rivendendolo in USA per 8 milioni di dollari. È sempre lui che organizza la mostra Sensation nel 1997 alla Royal Academy di Londra, consacrando in quel “tempio” il lavoro degli artisti contemporanei da lui scoperti con opere perturbanti e che in alcuni casi mostrano gli aspetti più respingenti della nostra corporeità, come bene annoterà Jean Clair nel suo noto saggio De immundo (ed. Abscondita). La filosofia estetica di Saatchi è ben compendiata in un suo piccolo testo di qualche anno fa (Mi chiamo Charles Saatchi e sono un artolico, ed. Phaidon) in cui sostiene che l’arte contemporanea serve per “concedere una pausa al nostro cervello, che riduciamo allegramente in poltiglia con i programmi e i film spazzatura che guardiamo”. La medicina che curerebbe la nostra atrofia intellettuale sarebbe, secondo lui, quella di sviluppare la nostra ammirazione “per il kitsch e per il volgare”. Ma… sorpresa! Forse folgorato sulla strada di Damasco, o meglio, dopo aver visitato l’ultima Biennale di Venezia che egli definisce un “appuntamento obbligato per un giro vertiginoso di glamour”, come si fa d’estate a Saint Tropez o a Natale a Saint Barthélémy; sta di fatto che compie una vera e propria piroetta di 180 gradi nei suoi giudizi sull’arte contemporanea. È forse proprio a Venezia che, magari, avendo visto l’opera di Klara Lidén che all’ultima Biennale esponeva un autentico cestino per i rifiuti, ha subìto un cortocircuito intellettuale non sapendo più distinguere la spazzatura vera da quella “artistica”. Sta di fatto che il 2 dicembre 2011 rilascia un’intervista al The Guardian in cui sostiene che tutta l’arte contemporanea è in realtà una “paccottiglia incomprensibile”, acquistata da “eurocafoni”, cioè collezionisti che non ne comprendono assolutamente il senso ed il significato, ma che spendono cifre folli per apparire “raffinati, di buon gusto, all’ultima moda, circondati da ‘capolavori’ oscenamente cool”. Non risparmia neppure i critici d’arte contemporanea, che definisce assolutamente “incolti, insicuri, privi di conoscenze solide, con livelli masturbatori di autostima (sic!)”. Conclude infine definendo le opere dell’arte contemporanea come prodotti “assolutamente imbarazzanti”, un’accozzaglia di merce da destinare all’acquisto e alla vendita per pura e semplice speculazione. Il tutto fa rima con una delle ultime dichiarazioni di Cattelan: “Magari, adesso, potrei ricominciare da pittore. Non so disegnare, ma posso far dipingere qualcun altro” (testuale!). Ripenso allo splendido “grido resistenziale” lanciato da Gioxe de Micheli sul primo numero di questa rivista: “Dipingere, dipingere, dipingere!”. E mi verrebbe voglia d’abbracciarlo, così come tutti quelli che ostinati e cocciuti, hanno continuato e continuano ad amare la poesia dei pennelli e dei colori, inseguendo da clandestini la virtù del loro polso e il respiro della loro anima. Però occhio ragazzi: qualcuno vorrebbe fregarci un’altra volta! riContemporaneo.org      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            Carlo Adelio Galimberti Damien Hirst, "The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living”, 1999 ("restaurato" nel 2003) CARLO ADELIO GALIMBERTI Pittore, scrittore e conferenziere vive e lavora tra Lodi e Milano. L’INTERVENTO di