riContemporaneo.orgARTE TOSSICA?Le bolle speculative del mercato contemporaneo come specchio conforme della societàDa Lukács passando per Hauser e per tutte le interpretazioni "sociali" dell'arte, è invalsa una possibile, e legittima, lettura dell'arte ( o delle arti) di un dato momento storico come specchio di quel periodo stesso, come sua vasta, complessiva testimonianza estetica rivelatrice. L’arte, insomma, come riflesso dei valori e dei disvalori, dei gusti, passioni e contraddizioni espressi da una data epoca.Proprio in questo senso ciò che sta accadendo all'arte contemporanea di questi ultimi decenni è esemplare. Un’arte priva di veri contenuti, solo avvalorata dalle strategie della persuasione pubblicitaria, risponde a una società dei bisogni artificiali, dove ogni cosa è orientata al dissennato consumo di ogni risorsa. Al punto che si può azzardare una analogia assolutamente efficace tra le vicende dell'ufficialità artistica attuale, da una parte, e dall'altra quelle della grande finanza internazionale - che oggi sprofonda in una delle sue crisi più tossiche e rovinose.Così come la finanza e le sue logiche impersonali e impassibili non servono gli interessi del mondo e degli uomini, e il profitto diventa scopo in sé, "fine" ultimo ristretto a se stesso, astrazione concretissima e pesantissima scorporata da ogni funzione sociale, civile, tantomeno etica; così l'opera d'arte che si muove nell'accezione oggi prevalente e modaiola del contemporaneo mostra di avere perduto ogni vero rapporto con la dimensione umana del presente, con i sentimenti e l'immaginario reali dell'uomo d'oggi Da un lato dunque, una finanza irrazionale, persino perniciosa e velenosa perché irrimediabilmente autodistruttiva; immorale perché profondamente ingiusta.Dall'altro un'arte contemporanea implosa nell'epoca della sua intercambiabilità di merce di lusso fino a staccarsi completamente dall'immaginario delle persone; assente per definizione dallo spirito dei tempi, dalla dimensione vera dei problemi della nostra epoca, monade autoreferenziale di una ideologia del cinismo e dell'effimero.Due facce di una stessa medaglia: la cultura del pragmatismo economico dominante, con la deriva dei suoi fondi-spazzatura, le bolle speculative di rapina, i bond tossici; e quindi il suo arido controcanto estetico, tanto pretenzioso e luccicante quanto povero di vere sostanze, dei Damien Hirst, dei Jeff Koons, dei Cattelan… opere e “marchi” nati soltanto per ingenerare flussi di profitto immediato, valori simbolici pronti a sgonfiarsi e crollare con la scomparsa dei loro avallanti, con il fallimento delle loro finanziarie...Insomma, il museo come banca di speculazione, la banca come alienazione definitiva. PAGINE TEMATICHE ONLINE L’INTERVENTOdiGIORGIO SEVESOCritico d’arte e giornalista,vive e opera a Milano.E’ nato a Sanremo nel 1944.