Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare riContemporaneo.org SCEGLIERE LA BELLA QUALITA’ Beato chi riesce ancora a vedere la bellezza! Giorgio Seveso recensendo qui il Photofestival di Milano, ci offre una  stimolante occasione per riflettere sul rapporto tra la fotografia e la pittura nella contemporaneità. La fotografia è un linguaggio: da un secolo  per la sua immediatezza comunicativa è il linguaggio più popolare.  Per mestiere,  per vocazione o per hobby  l'espressione fotografica è alla portata di tutti. Non stupisce perciò l'interesse del pubblico ed il fiorire di concorsi, premi e mostre che investe molteplici interessi compresa una critica specializzata. Come un tempo tanti  pittori dilettanti speranzosi nelle proprie capacità artistiche si concedevano mostre a pagamento, così oggi accade per la fotografia. Di fronte ad essa la pittura è certamente in difficoltà: divenuta troppo complicata, ingombrante e costosa. La fotografia e la pittura hanno molte cose in comune, ma anche consistenti differenze… La qualità poetica della grande fotografia è pari a quella della grande pittura, certe immagini che appartengono alla storia della fotografia  sono presenti nella nostra mente quanto certi quadri. Riferimento comune è la bellezza, non lo si potrebbe sostenere meglio di come fa Robert  Adams  in "La bellezza in fotografia" difendendo i valori della tradizione. Il fotografo ha bisogno del soggetto, che cerca e seleziona pazientemente, poi ne coglie l'attimo. Certe volte il risultato è pura astrazione poetica… Il pittore, al contrario,  immagina e costruisce "artigianalmente" le forme con  la materia, il soggetto è nella sua fantasia: il racconto è mentale ancor prima di essere rappresentato , il gesto compiuto attraverso la materia attesta la sua concretezza formale e ideale. Si è detto che con l'avvento della fotografia la necessità di rappresentare le cose con verosimiglianza, appartenuta in passato al disegno e alla pittura  sia  venuta meno, costituendo per queste arti un inevitabile motivo di crisi. Quest'idea, in auge fino agli anni sessanta, si è poi  riformulata (non per caso in tempi d'informale) quando si è potuto osservare che la pittura e il disegno, aldilà della forma e del suo racconto, sono sempre frutto di una astrazione, come esclusivo  risultato della fantasia…il lavoro di Morandi ne è un esempio esplicito. Con lo sguardo rivolto alla bellezza (dove per essa intendo non soltanto la forma, ma ciò che riguarda l'introspezione e le conoscenze acquisite dalla storia, unico punto di riferimento che abbiamo per non essere inghiottiti nel vortice dove "tutto è arte")  vorrei evidenziare l'influenza che ha avuto la fotografia sulla pubblicità nei tempi recenti rispetto al cartellonismo di parecchi anni fa. Per una volta vorrei ragionare non di  Pittura ma di "pittura applicata". Il cartellonismo ad esempio è un'arte, prodotta dall'immaginazione e realizzata con tecniche artistiche e metodi  tradizionali, oggi ormai dimenticata.  Le affiches disegnate sulla pietra litografica da Toulouse- Lautrec non sono meno belle dei suoi quadri. Il Liberty  attraverso la sua ricercata eleganza  dedica al manifesto un'attenzione nuova, grazie alla quale esso diviene davvero espressione artistica autentica. Dagli anni '20 agli anni '50 in Italia Galileo Chini, Balla, Depero, Cambellotti,  Sironi e molti altri , compresi tutti quei   pittori,  famosi per essersi dedicati prioritariamente a quest'arte, hanno ideato e realizzato immagini per riviste, locandine e manifesti….  Ho provato ad osservare oggi i manifesti riprodotti sui tabelloni pubblicitari lungo le strade all'esterno e all'interno delle nostre città, ed ho notato che le immagini utilizzate sono ormai quasi sempre quelle della fotografia. Sono pubblicità che non stimolano il piacere dell'occhio e neppure sollecitano la mente….la "piacevolezza" e la riconoscibilità immediata dell'oggetto da reclamizzare escludono ogni suggestione che derivi dal fascino della forma.  Un altro  esempio scomparso  di "pittura applicata", su cui riflettere,  sono i manifesti per il cinema, ancora  diffusi negli anni ottanta e diventati oggi materiale per collezionisti. Quelle locandine, allora presenti nei cinematografi,  hanno la stessa capacità  evocativa che Walter Molino affidava alle copertine della  Domenica del Corriere... Nel 1972 alla galleria Medusa di Roma giunse la prima mostra di quadri  “iperrealisti”, che sembrò  il trasferimento in  pittura di fotografie delle metropoli americane  riprodotte con virtuosa abilità, ma  estranee ad ogni sentimento e interpretazione della mente, come una sorta di evoluzione raggelata dell'opera di Hopper... Ancora oggi nelle Accademie c'è qualcuno che insegna a copiare la staticità vetrificata di una foto dispensata dall'immaginazione. Il lavoro del reporter ha sostituito la pittura così come un programma di computer ha sostituito il disegno. E ciò non esprime una generica nostalgia ma, spero, la lucida presa d'atto di un impoverimento  estetico del mondo che ci circonda. Non basta infatti che  un linguaggio trovi un'attenzione di massa per essere necessariamente  arte….né mettere parole in fila per fare una poesia. Ringrazio Seveso per il suo entusiasmo; io non ho visitato il Photofestival  ma di solito  il troppo storpia , non era nelle mie intenzioni ma il riferimento vale anche per l'ultima Biennale... Sempre più credo che per la fotografia come per la pittura - ma per l'arte in genere - sia tempo di rimettere le cose al loro posto: se non si ritorna a scegliere la " bella qualità", si alimenta la confusione..      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            CELESTINO FERRARESI È nato nel 1949. Pittore e docente, insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Ha fondato la Scuola di Torpignattara, dove propone una strada pittorica "tradizionalista", nel senso di una ricerca che non taglia i ponti col passato... L’INTERVENTO di Celestino Ferraresi