Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare riContemporaneo.org Jean Clair L’INVERNO DELLA CULTURA  Skira, Milano, pagg. 112, € 16,00 Da molto tempo, da quello almeno del suo libro “Critica della modernità” uscito una ventina d’anni or sono, Jean Clair è il critico d’arte che più ha criticato il “sistema” dell’arte contemporanea e i suoi dis-valori, così come sono andati determinandosi dalla fine della seconda guerra mondiale fino a oggi. Il critico francese non sopporta più i giochi del mercato, le iperboli modaiole dei “templi del vuoto” che sono divenuti i Musei e le Fondazioni d’oggi, le montagne di sciocchezze che vengono a poco a poco sostituendosi ai frutti di un impegno serio, e non lo manda certo a dire. Fa nomi e cognomi. Elenca puntigliosamente le mostre e le loro inconsistenze, descrive le iperboli inaudite cui i curatori-impresari “à la page” debbono ricorrere per rimanere sulla cresta dell’onda all’interno di una dimensione assolutamente impazzita dello stato dell’arte. Questo suo ultimo pamphlet, venato anche di malinconia e come di un senso di pessimismo oltre che di fervida vis polemica,  è davvero un grosso sasso gettato nello stagno, ad agitare finalmente le acque della nostra cultura artistica divenute ormai insopportabilmente stagnati. E come tutti gli stagni, anche parecchio maleodoranti. Forse è proprio per questo, per l’efficacia e la tensione di questa sua critica radicale e accorata, che contro di lui e questo suo ultimo libro stavolta si sono scatenate come non mai reazioni rabbiose, risposte feroci. Il sistema - per il tramite dei suoi corifei - si difende! Lo hanno accusato di tutto, soprattutto qui da noi in Italia. Di essere un passatista, di non avere coerenza, di “sputare” nel piatto che l’ha nutrito, di essere catastrofista e, soprattutto, di essere un reazionario. Non c’è faccia più bronzea, a questo proposito, dei giovani e meno giovani giornalisti e commentatori, soprattutto di quelli pagati dalla Confindustria che - chissà perché - si sono sentiti particolarmente chiamati in causa dalle dense accuse di Clair.  E rispetto, appunto, a quest’ultima accusa di reazionarietà (ma chissà a quale “rivoluzione” le tesi di Clair reagirebbero?) in una intervista recente ha risposto lo stesso autore: “Trovo che non sia un’accusa, ma un elogio, perché significa che reagisco ad una situazione. Siamo in un’epoca in cui la vera urgenza non è più certo quella di cambiare il mondo, ma di conservare quanto è possibile: patrimonio ecologico, spirituale, artistico, architettonico, intellettuale. Conservare quanto è ancora possibile, non cambiare.” Ecco, alla comprensione di un tale concetto fondante serve questo piccolo ma intenso lavoro del critico francese. “L’inverno della cultura”, uscito lo scorso ottobre, è indubbiamente il libro d’argomento artistico che in assoluto conta il più elevato numero di critiche negative degli ultimi mesi o forse degli ultimi anni. E questo vorrà pur dire qualcosa, non è vero?      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            GIORGIO SEVESO Critico d’arte e giornalista, vive e opera a Milano. E’ nato a Sanremo nel 1944. LA RECENSIONE di