14/11/2020
BOTTA E RISPOSTA…
con Mario Verolini
Ciao Giorgio, grazie del tuo invito, ma... e la pittura?
Dove va a finire la pittura in tutto questo?
Inoltre: cosa ci si deve aspettare da essa?
L'artista
difficilmente
si
consocia,
non
per
carattere,
ma
perché
il
suo lavoro é in solitudine. Oggi soprattutto.
Un saluto
Mario
Caro
Mario,
questa
tua
domanda
"e
la
pittura?"
che
ho
appena
letto
merita
una
risposta.
Perché
è
vero
che
viene
subito
alla
mente
ascoltando
l'esortazione
agli
artisti
della
von
der
Leyen.
Che c’entra, qui, la pittura?
E infatti non c’è un richiamo diretto.
Ma
c'è,
caro
Mario,
un
richiamo
generale
.
Un
richiamo
alla
creatività
in
genere
(di
cui
la
pittura
partecipa),
esortata
qui
dalla
Presidente
ad
occuparsi,
se
vuole,
almeno
in
parte,
del
destino
pubblico,
della
realtà
fattuale
in
atto;
invitata
a
uscire
dalla
torre
di
avorio,
a
provare
a
implicarsi
nella
storia
del
mondo.
Proprio
come
(ecco
il
richiamo
indiretto
)
avevano
provato
a
fare,
per
generosità
e
slancio
umanistico
e/o
ideologico,
proprio
i
pittori
che
parteciparono
all'avventura
creativa
e
progettuale
del
Bauhaus
(Klee,
Kandinsky,
Itten,
Moholy-Nagy,
Feiningers,
Albers,
Bill
e
tutti
quelli
che
la
storia
poi
non
ha
ricordato).
Quei
pittori
che,
insieme
a
molti
altri
professionisti/intellettuali
(architetti,
designer,
fotografi
eccetera),
avevano
tentato
di
esplorare
le
strade
con
le
quali
integrare
in
qualche
modo
la
"sostanza
artistica"
dei
loro
lavori
e
della
loro
creatività
al
tessuto
concreto
della
società
(nell'immaginario
diffuso,
nell'environment,
nell'architettura, negli oggetti d'uso, nell'urbanistica, nel visivo...).
Questo
per
dire
che
non
c'è
ancora
(e
come
potrebbe
esserci!)
una
indicazione
precisa
sul
come
la
pittura
di
oggi
può
impegnarsi
nella
indicazione
data
rimanendo
pittura.
Su
cosa
e
come
dipingere.
Sul
quali
corde
agire
in
se
stessi
per
portare
il
proprio
lavoro
su
questo
tipo
di
preoccupazioni.
Non
c'è
perchè
ancora
nessuno
ce
l'ha.
E'
una
risposta
(o
una
serie
di
risposte)
da
trovare,
caso
per
caso,
poetica
per
poetica.
Una
vocazione
da
fabbricare.
Io
la
vedo
così,
come
la
possibilità
di
una
estetizzazione
concreta
del
nostro
rapporto
con
il
mondo,
nello
sforzo
di
migliorarlo
e
di
combatterne le tendenze negative.
Una
parte
dell'umanità
sega
allegramente
il
ramo
dell’albero
sul
quale tutti (anche chi non si consocia) stiamo seduti a cavalcioni.
È
per
tentare
di
fermare
quella
parte
(o
almeno
attutirne
i
disastri) che servono secondo me iniziative come questa.
Un caro saluto e riguardati. (GS)