Aprile 2022
LA GUERRA
DEGLI UOMINI
di Giuseppe Donolato
E
poi
accade.
Quel
che
non
ti
aspettavi.
La
guerra
degli
uomini:
seri
e
civili tecnocrati che diventano animali.
Angoscia,
smarrimento
e
interrogativi
esistenziali.
Il
più
banale
e
improprio riguarda proprio le bestie: gli animali fanno la guerra?
Se
alla
parola
guerra
sostituiamo
la
parola
aggressività
(per
lo
status,
per
il
territorio
e
per
la
difesa),
la
domanda
diventa
plausibile
e,
ancor
più,
se
per
uomini
intendiamo
semplicemente
il
termine
maschi.
Detto
grossolanamente,
in
sintesi:
la
cultura
maschile
(patriarcale)
nobilita,
falsificandola
(uomini
seri
e
civili),
l’aggressività
animale
che
invece,
geneticamente,
la
contraddistingue?
Anche
se
la
Storia
sembrerebbe
testimoniarla,
l’ipotesi
tuttavia
non
è
verificabile.
Per
quanto
suggestiva,
rimane
confinata
al
puro
ambito
speculativo
che,
troppo
spesso è stato posto a servizio delle innumerevoli ideologie dominanti.
Quel
che
è
certo,
invece,
è
che
le
guerre
esistono.
Sono
crude
e
atroci
e ricompaiono, mosse da un’eterna volontà reiterativa.
Con
l’allargarsi
del
conflitto
russo-ucraino,
l’insensibilità,
il
velo
di
Maya
che
ottundeva
le
coscienze
europee
si
è
di
colpo
volatilizzato
e
lo
shock
conseguente
ha
permesso
di
riconoscere
la
realtà
angosciante
nella
quale
vivono,
già
da
tempo,
molti
popoli.
Se
la
premessa
posta
sopra
è
vera,
se
la
guerra
alberga
in
potenza
nei
geni
degli
animali
sociali,
la
pace
non
potrà
mai
essere
gratuita.
Sarà
frutto
di
un
faticoso
impegno
continuo,
di
un’elaborazione
comportamentale
chiamata
civiltà.
La
cultura
della
pace
attuale
sembra
non
poter
più
risiedere
a
priori
nelle
istituzioni
religiose
(che
spesso
sono
state
e
sono
complici
dei
conflitti).
Più
credibilmente,
può
abitare
nella
consapevolezza
collettiva
di
doversi
confrontare
ancora
con
il
residuo
preistorico,
emotivo
e
irrazionale
del
cervello,
nella
comprensione
che
la
gestione
di
questo
non
si
possa
affidare
soltanto
alla
psicologia
e
nell’accettazione
che
la
pace
possa
nascere
da
un
costante
agire
etico,
ruvido
e
concreto.
“Mettete
dei
fiori
nei
vostri
cannoni!”,
“Fate
l’amore
e
non
la
guerra!”
testimoniano
l’ingenuità
dell’intenzione,
l’esigenza
di
un
bisogno
astratto e la pratica di una strategia inefficace.
Che
fare
dunque?
Una
timida
strada
percorribile
a
favore
rimane
la
Globalizzazione.
Ben
inteso,
non
solo
quella
attuale,
di
natura
finanziaria
e
commerciale.
Una
Globalizzazione
in
cui
gli
ambasciatori
siano
l’Arte,
la
Scienza
e
lo
Sport.
Soltanto
un
mondo
capace
di
condividere
ancor
più
la
Bellezza
con
scambi,
rassegne
e
festival
artistici
internazionali,
rivolto
a
promuovere
traguardi
scientifici
con
progetti
planetari
e
intento
a
organizzare
mille
Olimpiadi,
può
candidarsi a definirsi pacifico.
Se
l’obiettivo
non
fosse
raggiunto,
ogni
contributo
dato
–
soprattutto
artistico
–
potrebbe
essere,
comunque,
di
conforto.
Un
balsamo
per
la
durezza della vita. Un premio di consolazione chiamato pace interiore.