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MARCO
FIDOLINI
«Necropolis VII», acrilico, 130x150, 1985
(…) E’ proprio attraverso l’indagine della visibilità comune
che l’arte percepisce mutamenti e veggenze fino a lambire
inesplicabili profezie come la ferita di Apollinaire che de
Chirico anticipò di qualche anno sulla sagoma dipinta del
poeta o le apocalittiche premonizioni guerresche dei quadri
di Ludwig Meidner. Ma, al di là di ogni eccesso profetico, la
prefigurazione dei mutamenti sta nell’ordine comune delle
cose stesse e basta saperla cogliere o, meglio, vedere.
Su queste premesse, ormai radicate nel mio linguaggio da
qualche decennio, si aggrumano una serie di rimandi
culturali che attingono idealmente alla grande tradizione
rinascimentale toscana e nordica per giungere fino al
Novecento di area metafisica o a quello tedesco affine alla
Neue Sachlichkeit e al Magischer Realismus. (…) Questo ha
comportato un’amplificazione dell’assillo – quasi ossessivo –
per il rigore formale e lo sguardo oggettivo. Si sono
accentuati così gli interrogativi anche sulle improbabili
incidenze sociali temporali e i relativi riscontri ordinari; e con
essi i disagi psicologici, le inquietudini esistenziali, l’ottica
visionaria, l’inanità degli oggetti e dei sembianti e, magari, le
ombre minacciose che velano il nostro presente. (…)
Tratto da: «Fidolini – Ordinario/Straordinario», Il comune di
vetro, Edizioni Comune di Sesto Fiorentino e Gruppo Gualdo,
2010.
«Crocifissione», acrilico e tempera alla caseina, 210x120, 2000