L’ultimo dei Moicani Il problema è che quando un artista, scontento di come vanno le cose nel mondo dell'arte e della cultura, si accinge a dire la sua, rischia sempre, agli occhi di chi lo legge o alle orecchie di chi lo ascolta, di fare il pianto greco, di essere considerato il frustrato invelenito dal mancato invito alla festa. Tutte cose che detesto. Da tempo ho deciso che l'unica arma che ho a disposizione per "oppormi" è il lavoro. Recentemente ho scritto da qualche parte che, con spirito resistenziale, bisogna: "Dipingere, dipingere, dipingere". In questo caso però, caro Giorgio, accolgo volentieri il tuo invito a scrivere qualcosa per Riprendiamoci il Contemporaneo, innanzitutto perché me lo chiedi tu  -  oltre la stima ci lega un'antica amicizia e abbiamo condiviso sin dall'adolescenza sogni, speranze, forti idealità - ma anche come segno solidale a questa tua bella  e generosa iniziativa. Io, però, non vorrei parlare della Biennale, non sono stato invitato alla "festa" e vorrei evitare il mugugno, e d'altra parte questo è il "sistema". Tranne rare eccezioni, i mercanti fanno gli affari, i politici fanno gli affari, i critici fanno gli affari; così come i critici non contribuiscono alla crescita degli artisti - e lo dovrebbero fare -, i mercanti fanno finta di promuovere la cultura, i politici cavalcano l'incultura. È così, si sa, non mi meraviglia. Tutta gente che bada ai propri affari. Li considero dei nemici ma non mi scandalizzano,  semplicemente non mi aspetto niente da loro.  E allora? Che fare? Ho detto che bisogna: Dipingere, dipingere, dipingere, e va bene, ma questa è l'estrema barricata. Il fortino è assediato dalla soverchiante indifferenza, dall'assalto dei mistificatori mascherati da geniali artisti e dai loro complici, dalla volgarità puerile dei ciarlatani, dalla dilagante rimozione di tutto ciò che di più nobile e "alto" è presente in ogni uomo e nella nostra storia. No, la "sortita" è impensabile, e temo che non arriveranno nemmeno i rinforzi! Nella storia ci sono stati momenti in cui il progresso ha camminato di pari passo con i fermenti culturali e artistici e momenti in cui questi fermenti hanno contribuito al progresso. A noi tutto questo è precluso, i nostri giorni sono aridi, sterili, rassegnati, e almeno per ora senza neppure un tenue lumicino all'orizzonte. Diciamo la verità, abbiamo perso e ne paghiamo le conseguenze. Malgrado questo mi piacerebbe pensare che il cammino si possa riprendere. Tanti, in questi ultimi anni, sono stati i segnali di una volontà di riscatto, di caparbia volontà di rivendicare il diritto a progettare, a immaginare un futuro di uomini e donne migliori. E qui gli artisti avrebbero -  così è oggi ed è stato nel passato - tanto da dire, tanto da offrire. Pensate a come saremmo più soli e mortificati senza Giotto, Picasso, Bacon. Ci servono, servono alla nostra coscienza, alla nostra conoscenza, al nostro, molto provato, ottimismo della volontà. E dal momento che Il poeta è cantore di vita anche quando parla della morte, è bene che nel suo fortino assediato, l'artista continui a lavorare fiducioso nei rinforzi. P.S. Se tra i rinforzi ci saranno elementi conniventi col nemico, allora non ci resterà che issare bandiera bianca, o, come l'ultimo dei Moicani, prima della fine, scagliare il pennello di guerra.                                     Milano, dal fortino assediato, 15 novembre 2011
GIOXE DE MICHELI Pittore. Vive tra  Milano, Varzo e Sassofortino. E’ nato a Milano nel 1947.
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