All’italiana... Devo confessare che l'anno che si è concluso, per una serie di vicende che non meritano d'essere elencate, mi ha visto autoemarginato ancor più del consueto. Potrei sintetizzare affermando di essermi concesso un anno sabbatico. Ho pertanto seguito assai poco le vicende artistiche, a cominciare dalla Biennale sgarbiana. Ricordo d'averlo sentito affermare, agli inizi, che si riprometteva di compiere una sorta d'inventario a giro d'orizzonte degli artisti attivi in Italia, concedendo a tutti loro spazio e risalto al massimo grado possibile. Il suo concetto di "contemporaneo" è quindi fattuale e pragmatico: è contemporaneo chiunque operi ai giorni nostri, qualsiasi cosa faccia, quali che siano il suo linguaggio e la sua concezione dell'arte. Un approccio elementare, se vogliamo, ma tuttavia legittimo. E' il passo successivo che sconcerta: l'aver delegato a una pletora di personaggi in qualche modo noti, esponenti del mondo della cultura nel senso più ampio e generoso del termine, la scelta degli artisti da portare in Biennale. S'è assistito quindi a una sagra dell'italianità: non in senso patriottico, in relazione ai centocinquant'anni dello Stato, variamente celebrati, né perché s'é cercata qualche tipicità nostrale espressa dalla creatività dei vari operatori, bensì perché s'è proceduto nella più vieta ottica clientelare. A formulare gli inviti sono stati spesso personaggi di qualche rilievo in qualche campo, ma non necessariamente con qualche competenza, o anche solo interesse, in fatto d'arte. Ad essere invitati sono stati artisti estremamente eterogenei e di livello a dir poco disomogeneo, ma accumunati dal fatto di "conoscere qualcuno". Appunto, "all'italiana". Qualsiasi cosa serva, a cominciare dalla riduzione dei tempi d'attesa per un ricovero ospedaliero o per il rilascio del passaporto, da noi la formuletta magica è appunto: "Conosci qualcuno?". Artisti validissimi ma non intrallazzati sono pertanto rimasti esclusi, lasciando il passo a parecchi mediocri (eufemismo) che hanno trovato un raccomandante. Ecco, in estrema sintesi, il mio giudizio, e la fonte del mio rammarico.
PIER LUIGI SENNA Critico d’arte. E’ nato a Milano, dove vive e lavora.
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Pier Luigi Senna
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