codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 18/04/2018
Il sommario
Una iniziativa itinerante
CONTRO LE
GUERRE
DICHIARARE LA
PACE
Un gruppo di pittori e di
poeti partecipano a una
iniziativa di
testimonianza civile
Chi meglio di un pittore e di un poeta
può trovare oggi, all’interno della
propria sensibilità e fantasia, motivi
originali capaci di tradurre il bisogno
di pace in una immagine concreta, una emozione, una
metafora, una suggestione?
Per questo abbiamo pensato a loro per una iniziativa di
testimonianza, in una fase del contemporaneo come
quella attuale in cui ogni giorno vediamo nuovamente
profilarsi all’orizzonte del presente, malgrado le tragiche
lezioni della Storia, situazioni drammatiche che
pensavamo superate per sempre.
Vediamo addensarsi nuvole pesanti di violenza,
accompagnate o precedute dall’insorgere di elementi di
isterica irrazionalità; avvertiamo sotto ogni latitudine
chiusure ostinate al dialogo e alla comprensione reciproca
tra persone, popoli, stati e culture; dappertutto sentiamo
di nazioni, gruppi e fazioni che combattono ciecamente
altre nazioni, gruppi e fazioni, paesi contro paesi, uomini
contro altri uomini, donne e bambini.
Sentiamo di nuovo risuonare minacce planetarie,
accendersi in ogni luogo ideologie d’egoismo. Vediamo
addirittura uomini combattere contro la loro stessa terra,
contro la natura, l’aria, l’acqua, la vita…
E allora ci è sembrato necessario e giusto dedicare una
rassegna itinerante d’arte e poesia contemporanee
esplicitamente al tema della pace. Per proclamare, con il
lavoro e l’immaginazione evocativa degli artisti, quanto sia
assurdo rassegnarsi, quanto sia folle accettare la banalità
del male; per ribadire che ai conflitti, alle violenze, agli
egoismi di gruppi e nazioni si può anche opporre un
rifiuto, e si può far nascere tale rifiuto al loro interno
stesso; per ricordare a tutti con l’enfasi della fantasia, con
il lirismo dell’emozione, con il calore dell’intelligenza, con
l’incanto della bellezza, che la guerra è l’assoluta
negazione di ogni progresso, di ogni futuro, di ogni
idealità.
D’altra parte, tra i tanti che meriterebbe ricordare su
questo tema, Papa Francesco ha scritto in modo
inequivocabile che “(…) la pace non è la semplice
assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare
l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può
ottenere su questa terra senza la tutela dei beni e del
lavoro delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri
umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli,
l’assidua pratica della fratellanza. Ci sono molteplici
ragioni per credere nella capacità dell’umanità di agire
insieme in solidarietà, nel riconoscimento della propria
interconnessione e interdipendenza, avendo a cuore i
membri più fragili e la salvaguardia del bene comune (…)
E’ proprio per questo che l’indifferenza costituisce una
minaccia per la famiglia umana. Vorrei invitare tutti a
riconoscere questo fatto, per vincere l’indifferenza e
conquistare la pace”.
Lo sappiamo: nulla in fondo è più apparentemente
retorico (e inefficace) di una esortazione di tipo etico. Ma
sappiamo anche che il numero fa la forza, e che è
importante richiamare alla coscienza di quante più
persone possibili in ogni momento, con ogni mezzo, con
ogni suggestione, il fatto che le centinaia di conflitti non
dichiarati, di guerre regionali dimenticate in ogni angolo
del pianeta, insieme alle innumerevoli tragedie dei
terrorismi e dei fanatismi, delle infami condizioni di vita di
masse umane sterminate che piagano una parte grande
del mondo, costituiscono oggi una ferita vera aperta nel
corpo dell’umanità, una contraddizione pesantissima:
sono una bomba terribile innescata nel quotidiano a
minacciare direttamente ognuno di noi, i nostri figli, i nostri
cari, il nostro prossimo…
Scrisse una volta Albert Einstein: “La guerra non si può
umanizzare, si può solo abolire. Il mio pacifismo è un
sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché
l’omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria
intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma
di odio e di crudeltà (…) La guerra e il nazionalismo sono
una malattia infantile: sono il
morbillo dell’umanità”.
Ecco il perché di questa iniziativa.
Sappiamo che per contribuire a
combattere questo virulento e
tenace “morbillo dell’umanità” è
possibile far valere un nesso
importante, una interazione
precisa tra le ragioni della
creatività e quelle
dell’immaginario collettivo.
È vero, ma sappiamo anche
purtroppo che esiste oggi una
deriva sempre più marcata
nelle arti plastiche e nella
letteratura odierne che spinge
quel particolarissimo impegno
creativo che muove gli artisti
verso un progressivo status
di entertainment, di svago
fine a se stesso giocato tra il
semplice intrattenimento e
l’arredamento intelligente del tempo
libero, dunque di un immaginario
attivo tra il lirico, il simbolico e il
metaforico sempre più inteso da una
prevalenza di autori soltanto come
mero spettacolo, oppure come
oggetto di speculazione economica,
oppure ancora semplicemente come
territorio incontaminato e autonomo,
a se stante e bastante, di sola
fruizione estetica. Eppure, ciò
malgrado, sono ancora molte, e
potenti, le personalità creative che si
muovono in direzione opposta. Che
tendono cioè a far lievitare nel loro
lavoro la volontà di indurre e
provocare nel pubblico riflessione
vera, riflessione profonda attiva negli
uomini e donne d’oggi; dunque alla
ricerca di senso, di spessore
apprezzabile, di adeguatezza
insieme umana e storica rispetto
all’invasione del banale, alla marea
montante dell’effimero o
dell’autoreferenzialità artistica.
Rimane ancora molto di vero nella
creazione artistica e poetica del
mondo d’oggi. Tra concretezze
fenomeniche e trascendenza, tra
imperativi etici e fine delle ideologie,
tra declino delle civiltà e
globalizzazione della violenza, forse
è proprio l’arte, se è possibile, ad
avere ancora qualche chance di
efficacia persuasiva sulle coscienze
e sulla formazione profonda dei
giudizi…
Dunque questa iniziativa di mostra e
di presenze poetiche è una
provocazione, una sollecitazione, un
innesco che si gioca sul confronto di
un ventaglio di idee, di sentimenti, di
persuasioni diverse. Ma, soprattutto,
poggia sul rapporto tra opere d’arte
e testi contemporanei declinati tra
generazioni artistiche e intonazioni
espressive disparate, aperto e
dialettico, ognuna delle quali,
tuttavia, ha scelto di stare dalla parte
delle ragioni della pace.
D’altro canto sono proprio gli artisti,
per definizione, i protagonisti di uno
scandaglio efficace nella sterminata
stratigrafia della consapevolezza
umana, nel suo indicibile accumulo
di sentimenti e riflessioni, essendo il
loro terreno quello dell’immaginario
e del poetico, ed essendo, proprio
per questo, persone speciali. E non
perché siano, tali creativi, uomini e
donne necessariamente migliori, in
qualche modo superiori a noi altri.
La loro, piuttosto, è una differenza di
ruolo, scelto, o magari anche subìto,
per via di una vocazione
irrinunciabile a esprimere nell’opera
loro, con l’intensità del loro pensiero
e della loro attenzione, con le
potenzialità della fantasticazione e
dell’emozione di un linguaggio, i
sentimenti complessivi derivati dalla
vita, i significati e le conseguenze
profonde del sentimento delle cose.
Loro destino, o mestiere di vita, non
è tanto quello di edificare sostanze
estetiche dedotte dall’esistente, e
neppure, più in generale, di riflettere
sulle cose del mondo che li circonda
(compito che dovrebbe interessare
sia gli intellettuali che tutti gli uomini
e le donne nel loro complesso),
quanto soprattutto è quello di
esprimere per il tramite degli stimoli
e degli inneschi incarnati nelle opere
i sentimenti complessivi derivati dal destino di vivere, i
loro significati ed effetti profondi.
Ecco perché, dunque, abbiamo chiesto a pittori e poeti di
testimoniare in favore della pace – esprimendosi con
opere e lavori direttamente o anche solo indirettamente
rivolti a quel tema – per servirci di loro, cioè per rievocare
tramite le loro suggestioni la questione della pace di
fronte al pubblico che visiterà la nostra mostra itinerante,
che ne leggerà il catalogo, che parteciperà agli incontri
previsti.
Non è per noi un gesto di ritualità, è un segno concreto:
non è dire soltanto, ma fare. Il bisogno della pace non è
un dato scontato, e va costantemente richiamato, ogni
volta va proclamato con il massimo di forza possibile
contro l’assopimento possibile delle coscienze.
“Cerchiamo di vivere in pace”, esortava Margherita Hack,
“qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore
della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni.
Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze.
Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di
sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.”
Violenza e guerra non sono la risposta ai problemi, ma
sono il problema. Contro la guerra dichiariamo la pace!
Giorgio Seveso
[Qui online dal 16/12/2017]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Dichiarazioni di pace /
Pittori e poeti contro
guerre e violenza
Mostra itinerante
organizzata da
I POETI
Giancarlo Consonni/ Vivian
Lamarque/ Guido Oldani/
Tiziano Rossi/ Giulio
Stocchi/ Graziella Tonon/
Marco Vitale
I PITTORI
Bruna Aprea/ Ascanio/ Paolo
Baratella/ Tindaro Calia/
Mino Ceretti/ Giancarlo Colli/
Franco Corradini/ Gioxe De
Micheli/ Attilio Forgioli/
Renato Galbusera/ Maria
Jannelli/ Paola Marzoli/
Antonio Miano/ Maria
Micozzi/ Franco Pedrina/
Marco Petrus/ Stefano Pizzi/
Marilisa Pizzorno/ Maria
Luisa Simone/ Alessandro
Spadari/ Togo/ Antonio
Tonelli/ Alberto Venditti
Con un omaggio alla
scultrice scomparsa
Bianca Orsi
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Alcune immagini del
suggestivo allestimento
presso il Salone della BPL di
Lodi (dicembre 2017/
gennaio 2018) realizzato da
l’Associazione Monsignor
Quartieri
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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