codice ISSN 2239-0235  
                                                                                      ultimo aggiornamento:   9/07/2017
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Il sommario
Giancarlo Vitali a Milano
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
CICLO VITALE Aprile 2016 A Roma, al MACRO,  si è tenuta mesi fa una mostra dal titolo “Dall’oggi al domani”, con opere di Ceroli, Cattelan, On Kawara, Luca Maria Patella, Giuseppe Caccavale, Mattiacci e altri. Davanti all’opera di Mattiacci stavano alcuni visitatori assorti e pensierosi. Qualcuno di loro andava avanti e indietro, quasi a cogliere ogni dettaglio e particolare dell’impegnativa installazione. L’opera di Eliseo Mattiacci, si intitola Alba Giorno Tramonto Notte. Tranquilli, non vi propongo ora un confronto con le sculture di Michelangelo delle Tombe Medicee che hanno gli stessi titoli. Sarebbe troppo facile. L’opera di Mattiacci consiste in quattro pannelli piatti di diverso colore con al centro le scritte “Alba, Giorno, Tramonto e Notte”. Giusto perché qualcuno potrebbe confondersi sulla successione della luce nelle 24 ore della giornata, l’artista ha pensato di utilizzare le lastre con diverso colore: l’Alba un grigio tenero, il Giorno bianco, bruno per il Tramonto e nero la Notte. E poi ha scritto sopra appunto: Alba, Giorno, Tramonto e Notte. Ma perché la gente andava avanti e indietro? La spiegazione sta nel commento del critico Michela Santoro: «la gente può scegliere se soffermarsi davanti alla lastra grigia in acciaio dell’Alba, specchiarsi in quella bianca in cristallo del Giorno, riflettersi romanticamente nella lastra in rame del Tramonto o lasciarsi assorbire dalla lastra in ferro della Notte». Ma perché la gente lo dovrebbe fare? Ancora Michela ce lo spiega: «Possiamo appropriarci metaforicamente del tempo, camminando, intorno ai momenti chiave del ciclo vitale». Ho sempre pensato che anche il mangiare, digerire ed espellere il superfluo, fosse un ciclo vitale. Che faccio allora? Per sentirmi davvero artista contemporaneo, cosa devo scrivere sulla porta del mio bagno?   *** Arriba la Revoluciòn 16 agosto 2016 Nel numero di maggio 2016 di Art & Dossier, sotto la voce “Grandi Mostre” viene celebrato Braco Dimitrijevic che espone alla GAM di Torino. Ecco alcune considerazioni che accompagnano la presentazione della mostra: “la sua opera è un rifiuto di ogni pericoloso concetto di verità e assoluto”, “dagli anni settanta l’artista lavora sul superamento del concetto di Storia così come la cultura occidentale lo ha enunciato e definito”, “le sue opere sostituiscono alla narrazione unilaterale della Storia la molteplicità delle storie di tutti”... A sentir cose così ci si aspetta qualcosa di davvero rivoluzionario! Sarebbe però interessante sapere come si supera il concetto di Storia e naturalmente come si sostituisce la narrazione (perché unilaterale?) della Storia con quella di tutti. Ma soprattutto sarebbe interessante sapere come fa a far tutto questo l’arte. Ebbene la risposta eccola qui: basta appendere una “fotona” (una foto molto grande) di una persona qualsiasi su un palazzo e, voilà, la Storia è superata. Come se per fare la rivoluzione, poniamo in Messico, bastasse appendere la foto di un messicano qualsiasi (non di Zapata o Pancho Villa), possibilmente quando è sveglio e non fa la siesta.   *** Cattelan, l’artigiano e il latino 2 maggio 2016 Tutti voi saprete che Maurizio Cattelan non realizza le sue “opere” direttamente. Le fa fare. In particolare si serve di Michele Guaschino, un artigiano professionista degli effetti speciali che si impiegano nei film horror o di fantascienza. Così sono stati realizzate le opere di Cattelan come i pupazzi dei bambini “impiccati” ad un albero a Milano, o come l’Hitler inginocchiato nel ghetto di Varsavia ed anche l’opera “La nona ora” con la figura di Giovanni Paolo II caduto sotto un meteorite ed altre ancora. Ora Michele Guaschino ha dismesso l’abito dell’artigiano e si è messo a fare l’artista. Fa sempre pupazzi, come li faceva per Cattelan, ma ora li fa per sé, e li ha esposti dall’8 al 17 maggio  dello scorso anno al Castello del Valentino a cura di Elisabetta Tolosano con catalogo edito da Allemandi (quello de “Il Giornale dell’Arte”). L’autore ha, tra l’altro, così dichiarato: “...l’estetica della realizzazione possa stimolare l’osservatore a comprendere il sostrato concettuale...” e via così con la solita tiritera di commenti critici astrusi e gergali tanto da essere incomprensibili. Perché Guaschino non ha la fama internazionale di Cattelan, visto che le opere di Cattelan sono sempre fatte da lui? O meglio, perché Cattelan è più famoso di Guaschino se le sue opere le fa tutte Guaschino? Narra la leggenda che Michelangelo si mise dietro una colonna in san Pietro per ascoltare i commenti della gente che era giunta per ammirare la sua “Pietà”. Avendo sentito un tizio dire che la statua era opera di un certo Pietro Lombardo (1430-1515), di notte prese uno scalpello e sulla fascia che cinge il petto di Maria scolpì “Michelangelus Florent Faciebat”. Voi mi direte: i tempi sono cambiati, non siamo più nel Rinascimento. Certo. Ma per rispondere alle domande di prima, io credo che si tratti del fatto che nè Guaschino nè Cattelan evidentemente conoscono il latino ! ***
BRUTTI&CATTIVI
di PICTOR ANONYMUS Diari, aneddoti e riflessioni di un pittore tanto arguto quanto malizioso...
Opera di Braco Dimitrijevic a Venezia Opera di Braco Dimitrijevic al Beaubourg di Parigi
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Eliseo Mattiacci," Alba, giorno, tramonto, notte", 1975-1976  acciaio, cristallo, rame, ferro, quattro pannelli cm 200 x 100 ciascuno