codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 9/07/2017
Il sommario
Giancarlo Vitali a Milano
LA BOTTEGA CADORIN
Quando la memoria è storia di
famiglia, tra pittura, scultura e
bellezza
di Paolo Cazzella
Provenienti da Pieve di Cadore, come Tiziano Vecellio, i
Cadorin già nel XVI secolo si trasferiscono a Venezia.
Dopo tre secoli l’ultima bottega venne chiusa nel 1848.
Fino al 1925 Vincenzo, grande scultore e intagliatore,
lavorerà per i Savoia e per D’Annunzio, per chiese, case
e palazzi, intagliando e modellando ornamenti, sculture e
arredi, partecipando anche alle esposizioni della
Biennale fino alla sua fondazione.
Questa bella storia di una prolifica famiglia, viene ora
raccontata attraverso le immagini, le opere d’arte, in
quell’arco di tempo che va dall’Ottocento e il Novecento,
negli ambienti particolari, magici, unici di quel Palazzo
Fortuny di Venezia.
Tutto questo è ora visibile grazie
alla paziente e affettuosa
conservazione che ne ha fatto Ida
Barbarigo, ultima testimone di
questa splendida famiglia, dove si
nota il passaggio dalla
raffinatissima decorazione all’arte
e dalla curatrice e ideatrice
Daniela Ferretti.
Il luogo di questa esposizione,
che comprende oltre duecento
lavori, è proprio lo stesso
frequentato da Ettore e Guido
Cadorin.
La storia della famiglia e bottega
Cadorin è così densa di
avvenimenti e di persone,
compresi i figli che si sono
succeduti, che la si potrebbe in minima parte raccogliere
sotto una serie di materie cui si dedicarono come
architettura, scultura, pittura, musica, poesia e arti
applicate.
Elencherò solo per sommi capi gli avvenimenti
più importanti. Tra questi l’ammirazione della
regina d’Italia, Margherita di Savoia, per gli
eccellenti manufatti del nonno Vincenzo, gli zii
Ettore e Romeo e il padre Guido. Lo scompiglio
che portò la visita della regina nella bottega del
primogenito Ettore, scultore, come
sapientemente scrive in catalogo Daniela
Ferretti.
L’ambiente culturale nel quale gravitano i
Cadorin, di generazione in generazione, si
accresce sempre più. Ne è riprova la
frequentazione dell’ultimogenito Guido con la
sorella Ida nella casa-laboratorio di Mariano
Fortuny. Guido sposerà Livia, figlia di
quell’Augusto Tivoli famosissimo fotografo
triestino. Livia ama la musica, si diletta di
poesia, si interesserà molto alla pittura e al
disegno.
Lavoro importante fu quello al Vittoriale
accompagnato dagli elogi che il Vate fece per il
disegno di una vetrata, per un corpo o per un
panneggio ben riuscito.
A casa Tivoli, il nonno materno eseguirà un’ampia
documentazione fotografica relativa alla ricostruzione del
Campanile di San Marco, oltre a tante altre foto che
documentano la quotidianità domestica, i gusti, la moda e
i fervori culturali della Serenissima.
Fotograferà anche la quasi totalità delle opere liberty
della bottega Cadorin.
Ida Barbarigo, che vive nel Palazzo Balbi Valier a
Dorsoduro, ama ricordare e dire della grande famiglia
Cadorin come di una famiglia dai caratteri diversi, tutti
pieni di talento.
In questa interessantissima esposizione ci sono anche i
lavori di Zoran Music che sposò la Barbarigo. Di natura
taciturna, Music sarà soggiogato dalla bellezza e
dall’intelligenza di Ida instaurando un rapporto di
complicità per tutta la vita.
La bottega dei Cadorin, aperta sul finire dell’Ottocento da
Vincenzo, il nonno di Ida Barbarigo, diviene così un
laboratorio aperto, si produce di tutto, dalle statue
ornamentali, ai lumi, ai fregi, dai putti agli arredi stile
eclettico-storicista e moderno, fino ai ritratti, statue di
santi e di Madonne, legni intagliati, marmo, terracotta.
Uno stile praticamente eclettico in scultura dagli stilemi
baroccheggianti al generico florealismo con modelli
rinascimentali e riferimenti neoclassici come scrive,
nell’esauriente e riccamente illustrato catalogo, Valerio
Terraroli.
La bottega darà lavoro a numerosi apprendisti e operai
oltre al padre, ai figli Ettore, Romeo e Ida. Quest’ultima
che visse solo ventisei anni, allieva del pittore verista
Guglielmo Ciardi, realizzerà acquarelli di gusto Art
Nouveau e disegnerà, per la bottega familiare, cornici,
ferri battuti, pizzi e ventagli. Tutto questo e tanto altro si
può vedere, ben selezionato da Daniela Ferretti e da Ida
Barbarigo che non ama i complimenti e dice di essere:
‘…Un pezzo di Venezia, e basta…’.
Conclude Daniela Ferretti in catalogo: ‘L’omaggio a
queste vite poste sotto l’egida dell’arte trova così luogo
ideale negli spazi di Palazzo Fortuny, vero crocevia delle
arti di tutti i tempi’.
[Qui online dal 15/04/2017)
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
La mostra
Bottega Cadorin, una
dinastia di artisti
veneziani
a cura di Daniela
Ferretti e Ida Barbarigo
Palazzo Fortuny / San
Marco 3958 / Venezia
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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