INTERVENTI
Una intervista
a
Gabriele
Di Maulo
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
29 aprile 2013
FIGURATIVO COME
RACCONTO
Conversazione con un artista esplicitamente
figurale
“L'arte figurativa è il mezzo più efficace per raccontare delle storie.
Lavoro con l'idea che tutti possano leggere qualcosa in ciò che
faccio". Così Gabriele Di Maulo, milanese, quarantacinque anni da
compiere, parla del suo essere artista. "Spesso l'idea iniziale di una
scultura - spiega - nasce da un bozzetto, dove le ombre a matita o ad
acquarello identificano già i piani dell'opera. Per questo disegno
molto". E alcuni di questi disegni prendono la forma di quadri perché
Di Maulo non è solo scultore: la sua ricerca formale attraversa anche
la pittura, l'incisione, l'acquaforte e la litografica.
La storia di Gabriele Di Maulo, che dal 1978 vive e lavora a Chiavari,
in Liguria, inizia a Carrara, all'"Accademia di Belle Arti", dove si
diploma in Scultura ("la decisione di studiare scultura nasce dalla mia
prima passione per il disegno e per la conseguente volontà di
indagare la forma nelle tre dimensioni"). Qui, nel 1990, vince una
Borsa di studio che lo porta in Germania, all'"Akademie der Bildenden
Künste" di Monaco di Baviera dove studia con Leo Kornbrust ("un
artista più attento a comunicare le radici della sua cultura che a
imporre una sua visione estetica").
"In Germania - spiega Di Maulo - la selezione è "all'ingresso", al
contrario di quanto avviene in Italia: gli studenti
per aver accesso all'Università devono
superare un test. Finiti gli studi, però, lo Stato
garantisce all'artista i primi contatti con le sedi
espositive. L'artista, quindi, è visto come valore
aggiunto della società con una funzione
precisa: promuovere la cultura".
La scultura è semplice. Significa occupare uno
spazio con dei volumi. In armonia
Ma l'incontro decisivo è quello con Floriano
Bodini, uno dei massimi scultori italiani del
Novecento. Nello studio milanese di via Hajech,
Di Maulo ha lavorato "come poteva fare un
artista italiano in una "bottega" del
Rinascimento", ricorda. "Bodini - prosegue - amava dire due frasi:
"bisogna lavorare sempre, disegnare, esercitarsi nella scultura. Quello
dell'artista è un mestiere" e, poi, "non dimenticarsi mai, che dietro ogni
opera che si realizza deve esserci un pensiero, un contenuto". Questo
era Bodini. E questo è il mio pensiero oggi". Cosa le ha lasciato
l'esperienza con lo scultore di Gemonio? "Il
rigore. Un senso di lealtà che m'impedisce di
tradire me stesso e le mie idee e, di
conseguenza, gli altri, anche quando c'è il
rischio di non piacere a tutti".
Ai critici d'arte, però, Di Maulo piace: nei primi
anni Novanta Giorgio Seveso, Carlo Franza e
Francesca Pensa scrivono di lui come di un
giovane di grande talento. E se ne accorgono
anche il mensile "Arte", che nel 1992 gli
assegna la Targa d'argento nel concorso di
scultura, e la Regione Lombardia che l'anno
successivo gli consegna la medaglia di bronzo
nel "Premio San Carlo Borromeo".
Di Maulo ha la capacità di portare nel presente i
canoni della scultura classica, medioevale,
barocca e neoclassica, con il riferimento ad
artisti moderni come Aristide Maillol, Edgar
Degas, Francesco Messina, Luigi Broggini e,
naturalmente, Bodini. E con l'uso di diversi
materiali: marmo, bronzo, pietra e terracotta
("Mi piace approfondire le caratteristiche espressive dei singoli
materiali e i loro limiti"). E grazie a questa capacità ha realizzato
sculture di figure umane o di animali, figure pagane come Diana e
Venere o storiche e bibliche come Adamo ed Eva, Giovanni Paolo II,
la Madonna, San Giorgio e San Sebastiano e la serie delle
Crocefissioni. O, ancora, le quindici stazioni della "Via Crucis" nella
Chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo di Rovello Porro, progettata
negli anni Trenta dall'architetto Paolo Mezzanotte, ideatore del
"Palazzo della Borsa" di Milano.
Come si è avvicinato a un'opera così complessa? "Ho cercato,
innanzitutto, di mettermi in sintonia con quel luogo, di entrare con la
mia mente e il mio spirito in quella Chiesa. È inevitabile che affrontare
un tema come la Passione di Cristo porta a un momento di riflessione
personale, sul senso della vita, e, per un credente, della propria fede".
Così Di Maulo ha lavorato alle quindici stazioni della Via Crucis, opere
di duecento chili ciascuna, alte poco meno di un metro e trenta, in
pietra di Saltrio, un calcare bianco. "Ho scelto questo materiale -
spiega Di Maulo - perché è una pietra storica lombarda e perché era
stata già utilizzata da Bodini per l'altare. Quindi era necessario dare
un senso di continuità alla struttura".
La sfida non era semplice, ma è stata accettata da Gabriele Di Maulo
anche per il fascino di un confronto diretto con il suo maestro. E Di
Maulo la sfida l'ha vinta. Il risultato è una Via Crucis "che parla" al
visitatore. "Mi interessa il corpo umano per quello che può
comunicare, spiega. Nella Via Crucis mi sono affidato alle possibilità
espressive del corpo: l'espressione dei volti e, in particolare, i gesti
delle mani". Intenso il gioco delle mani che costituiscono un filo rosso
che unisce tra loro i diversi episodi. "Ho cercato di descrivere le
reazioni di Cristo allo sforzo, alla violenza, al dolore e, alla fine, alla
morte. Ho voluto comunicare il messaggio di chi accetta su di sé il
dolore per la salvezza dell'uomo".
La scultura, ma anche la musica. Sono i due mondi di Gabriele Di
Maulo. Soprattutto la musica di Ennio Morricone che, dice Di Maulo,
"presenta una certa analogia con il mio tipo di ricerca: la musica di
Morricone affonda le radici nel passato, ma è aperta a nuove e
moderne sperimentazioni sonore. Morricone, ad esempio, prende dei
suoni dalla realtà, come il rumore delle rotaie quando passa il treno o
delle macchine industriali, e le inserisce all'interno delle sue
composizioni. Per me sono come "scintille creative". La Via Crucis è
nata anche insieme alla sua grande musica, che mi ha accompagnato
durante il lavoro".
E il premio Oscar ha seguito da vicino il lavoro di Di Maulo a Rovello
Porro. Anche con la sua musica: ha concesso allo scultore l'uso del
brano, "Vuoto d'anima piena", che appartiene al suo repertorio di
musica sacra. "Di questo brano - sracconta Di Maulo - esiste una sola
registrazione fatta dal vivo e l'ho inserita nel documentario "La Via
Crucis di pietra", che racconta la nascita delle quindici stazioni della
Chiesa di Rovello Porro".
Gabriele Di Mauolo guarda, osserva, ciò che lo circonda. Da qui
nascono le sue opere perché "in fondo - dice - la scultura, come
l'architettura, è semplice. Significa occupare uno spazio con dei
volumi. In armonia con la realtà".
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Intervista realizzata
da Riccardo Baca per
Artista scultore, è
nato a Milano nel
1968. Vive e lavora a
Chiavari
riContemporaneo.org
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Questo numero è online da aprile 2013 / Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2013