Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare GIU’ DALLA TORRE Il mercato, l’arte di oggi, la perdita dei valori: buttiamo giù dalla torre i mostri sacri del contemporaneo L'arte contemporanea sta perdendo sempre più di contenuti e si serve di valori fittizi ed elevatissimi per soddisfare esigenze solo mercantili di pochi e grandi speculatori.  Questo porta a deprimere tutta l'arte e in particolar modo la maggior parte degli artisti del secolo scorso e di far perdere progressivamente le quotazioni delle loro opere. L'esigenza  del mercato ha portato alla creazione di finti artisti o  dei così detti artisti concettuali e di artisti che usano la forma e lo spazio a caso,(es.: la maggior parte delle così dette Installazioni), i non artisti cioè non creatori  di forma e forme capaci di misurarsi  con i mezzi tradizionali dell'arte, pittura e scultura, artisti quindi privi di mestiere e di voglia di comunicare  motivazioni estetiche positive miranti a elevare l'uomo.  Tecniche, trovate, situazioni artistiche viste e straviste destinate spero alla via del tramonto. Ma  veniamo a esempi contemporanei di artisti che presentano opere ancorate ai modi del fare arte visibilmente tradizionale  in particolar modo della scultura ritenuti grandi e famosi: i casi più clamorosi del mercato italiano dei nostri giorni, cioè quello di Cattelan e quello di Arnaldo Pomodoro.  Il primo, giovane artista qualche anno fa pressoché sconosciuto,  ha solo delle idee (come lui ha dichiarato) e incarica altri per realizzarle, facendo dunque arte non in prima persona, senza neppure toccare la materia. Contraddizione dell'artista, l'idea la possono mettere tutti, una volta ad esempio la dava il committente.  E il mercato dell'arte per meschine speculazioni e certe volte  con  l'aiuto e  gli interessi di amministratori pubblici avvalla un'assurdità del genere. Questo porta a svalutare e non considerare più logico l'agire e fare arte nella giusta maniera. Oltre a tutto si vende questo come operazione culturale,si spaccia alla gente questo come cultura e arte;  questa logica del non senso reprime e distrugge il pensiero dei non addetti ai lavori, contagia i deboli di pensiero, rovina i giovani e soprattutto porterà un danno alle generazioni future. I giovani che potrebbero imparare, e diventare degli artisti,  sono distolti dai veri valori, e sono abbandonati a loro stessi. Tutto questo per ragioni solo commerciali, e teorie avvallate da critici meschini, furbi e prezzolati,critici che io considero  distruttori della forma, del bello e dell'etica e della morale. Tutto è gravissimo ora, i ragazzi,condizionati dall'oppressione tecnologica, dalle logiche del consumismo stanno perdendo sempre più la concentrazione, la capacità di applicarsi allo studio salvo poche eccezioni,e per quei giovani portati a creare cose in maniera artigianale e artistica, dotati di manualità la logica catteliana  (cioè quella che basta l'idea ,la provocazione fine a se stessa e assurda) porta solo svilimento ,annichilimento, voglia del non fare a un impoverimento mentale , porta a non credere più ai valori dell'arte. Il cattivo gusto ha effetti di una droga, sgretola il pensiero.  Il secondo, artista anziano che è riuscito a creare anche con l'aiuto delle istituzioni una logica imperialista della sua arte, dove i valori delle opere hanno un'esagerata  ipervalutazione a danno certo futuro degli investitori e degli appassionati collezionisti, ha avuto un inizio da artista legato ai movimenti di carattere formale astratto della generazione degli scultori degli anni cinquanta, sessanta, settanta come il fratello Giò, e Somaini, Cassani , Cavaliere, Ramous e i Cascella, Balderi e Benevelli e tanti altri, tutti  un po' debitori di quell'artista che è stato Umberto Milani. Artisti accomunati da una stessa  logica del fare arte in certa maniera , comunque sia da certo mestiere formale,  legato alla manualità, ma anche alla riproducibilità della forma mediante tecniche a stampo e a effetti casuali. Logica artistica pomodoriana che in questi ultimi decenni non ha avuto novità e trasformazioni formali, anzi si è ampliata nella sua riproducibilità e soprattutto con l'aiuto di un grande apparato botteghiero sconfinante in logiche a carattere industriale, ha fatto si che, certe "opere" di dimensioni notevoli uguali nel loro sviluppo elementare geometrico ripetitivo e con rifiniture infinite fatte da operai artigiani e manovalanze asservite, abbiano quasi condizionato il gusto del popolo inesperto. Popolo  non conoscitore, e contagiato e inebetito  dalla propaganda e pubblicità incessante di questi ultimi tempi sulle sculture dell'artista marchigiano. I lavori Pomodoriani nei quali si sviluppano gli elementi della geometria  solida primaria sono forse degni al massimo del compiacimento degli  studenti delle scuole medie e degli istituti d'arte e artistici anche per quanto riguarda le difficoltà concettuali e materiali di esecuzione nelle prove ovviamente di piccole dimensioni. L'arte di Pomodoro, colpisce la gente con costanti semplici prive di contenuti veri, è basata sugli eccessivi ingrandimenti, sul luccichio del materiale bronzeo quasi esasperato con ore e ore di lavoro della manovalanza messa a sfregare, sulla pacchianità, sull'elemento geometrico ripetuto, il quadratino ottenuto a stampo e levigato, sull'effetto spiccio, senza pensiero. Senz'altro la ricetta formale è indovinata per le prime realizzazioni, poi diventa fatto mercantile, seriale, e per questo destinata a caratterizzare solo un brutto periodo. L'arte vera prescinde dal mercato, e soprattutto dal mercato esagerato quando l'artista è in vita e mai come in questi anni è successo il contrario. Pomodoro potrà essere gratificato dall'aver realizzato e fatto realizzare sfere, ruote, cilindri  piramidi e obelischi, solidi di vario genere, dei veri e propri feticci di se stesso in diversi paesi, ma l'elevata attribuzione economica sui  suoi lavori non corrisponderà mai a quella artistica culturale. E di conseguenza il valore economico sarà destinato a ridimensionarsi parecchio. Bisogna considerare arte vera quella che unisca il modo nuovo del fare, l'invenzione estetica formale con i valori dell'uomo, i sentimenti in primis e i fatti della ragione e quelli dello spirito. Purtroppo sono concetti dei quali se ne parla sempre meno perché  non vanno di moda!  Perfino l'arte religiosa si è smarrita, è compromessa e non rispecchia i suoi valori. Prelati impreparati che si accontentano di livelli di modeste opere fatte di associazioni semplificate di colori nei casi più positivi. Talvolta capita di vedere forme brutte, accostamenti  irrazionali anche di forme astratte, per non parlare di certe figure, patine di bronzi mal eseguite com'è il caso delle porte della chiesa di Santa Maria del Suffragio a Milano  dove la porta centrale ha figure  appiccicate ed è completamente discordante dalle due più piccole ai lati  con figure accennate brutte e prive di ogni espressione, eppure  sono porte eseguite dallo stesso scultore. Oppure è il caso di quel tragico  rilievo in cotto posto sulla porta di Santa Maria al Naviglio sempre a Milano con una modellazione di Santi e uomini a mo' di nanetti, volti inespressivi sproporzionati e pasticciati, una vergogna, meglio il nulla. In un articolo di anni fa tra l'altro pubblicato in atti di un convegno cattolico  a Padova scrissi dell'impreparazione artistica anche di vescovi e cardinali, per non parlare di prevosti miranti solo ad arricchirsi non certo abbellendo la propria chiesa ma trasformando gli oratori in parcheggi macchine a pagamento e certe volte affittando le pareti esterne delle chiese e degli edifici della parrocchia per cartelloni pubblicitari certe volte anche con immagini molto disinibite. Anche questo porterà sempre più al disfacimento di questa società, sarà in atto un cambiamento generale, ma non esageriamo. Addio cultura, addio arte Italiana . Quello che mi fa rimanere perplesso conoscendo tanta gente , molti storici dell'arte molti operatori culturali, molti artisti, giornalisti, architetti, ecc. è che ci sia questo stato  di rilassamento mentale generale, quasi uno svuotamento delle teste. Non ci si  rende più conto di quello che è bello e allieta le coscienze. Una diseducazione all'arte  sempre più imperante nel contemporaneo, sempre più cose di cattivo gusto si vedono. Gli storici, i critici si rifugiano nell'arte antica o dell'ottocento o primi novecento facendo mostre con una continuità quasi frenetica. Una produzione di cataloghi belli ma ripetitivi, la tecnologia ha portato a una riproducibilità veloce, anche se i cataloghi non hanno più quell'essenzialità, quel rigore, quella bellezza che avevano quelli con immagini applicate negli anni sessanta e settanta. Molti cataloghi ora rispecchiano la confusione di certe mostre, di certe istallazioni, la loro impaginazione  è strana, le immagini sono evanescenti, sovrapposte, si mescolano le persone con le opere, c'è un eccesso di fotografia  elaborata con frasi sovrapposte molte volte sconnesse, si pretende che anche il catalogo sia opera d'arte, al contrario è testimonianza della logica assurda della mostra che deve essere stravagante ad ogni costo. Un modo anche questo per creare confusione, il far intendere qualcosa che poi non si può definire, l'aver cancellato il vero dal senso estetico gioca a favore di questo mercato contemporaneo e anche di certa editoria artistica. Tutto è moda, tutto si consuma, e per fortuna tutto poi si getta. Non parliamo di arte e di cultura, non usiamo questi termini belli e veri e a sproposito ogni qual volta vediamo una mostra sul contemporaneo di artisti inventati e dei giovani artisti scoperti e voluti da mercanti scaltri e furbi. Molti artisti giovani per i quali si crea un bum pubblicitario per due o tre anni o anche meno e poi fatti gli affari sono destinati a sparire (ad esempio: i   giovani dell'accademia  con quadri con prezzi alti  erano   sostenuti da quella galleria a Milano di nome Ta Matete, del Gruppo Art'è, galleria poi sparita e spazio che ha cambiato genere di prodotti ).  Possibile che "personalità " come quella di Cattelan e quella di Pomodoro non si siano posti il problema e non abbiano il timore che la loro arte, ognuna nella sua fattispecie, possa nuocere  in particolar modo ai giovani, ai nostri ragazzi. Compito di un artista è di educare e portare valori di chiarezza, bellezza e umanità se è possibile. E non mi dite che il fantoccio di Cattelan su Giovanni Paolo II,  chino e colpito dal meteorite sia bello, e  sia giustificato dicendo che è una provocazione e che tutta l'arte del Cattelan è provocazione. Si finisca di dire stupidaggini! Finisca questa rincorsa alla trovata all'artista che spara sentenze, al critico che detta le regole e i principi di nuove logiche astruse, il vero artista è modesto, il vero critico non impone regole ma sa comprendere l'artista sincero. Il caso di Cattelan è il caso più assurdo e vergognoso che si riscontri nella "moda" dell'arte italiana, l'idiozia di appendere un piccione imbalsamato e tra l'altro fatto imbalsamare, e non è stato nemmeno il primo caso di artista che ha proposto una simile opera d'arte. E di casi d'imbecillità artistica come questa pullulano i musei d'arte contemporanea di tutto il mondo, e le molte gallerie d'arte italiane. Altre "opere" che io disdegno e che non considero di certo di chiamarsi tali sono ad esempio  la maggior parte di quelle di Pistoletto o di artisti come quelli della Transavanguardia.  Ad esempio Chia, che usa la figura o contorni di figure con tratto e segno (anche se presumo fatti apposta al contrario, sarebbe proprio grave per  le sue doti grafiche)l confronto del quale le figure e i segni fatti dai bambini dai tre ai sei anni risultano essere veri e propri capolavori per autenticità, ingenuità d'espressione, istintualità  segnica e coloristica. I disegni colorati dei bambini mi hanno sempre affascinato, quelli di Chia no. Un'elementarità voluta da certi artisti non è più giustificabile. Nell'arte contemporanea c'è  questa contraddizione: valori economici enormi  e falsi artisti che producono imbecillità, tra l'altro realizzate male. E' quello che vuole il mercato. Oggi l'assurdità paga, attrae il popolo d'ignoranti (scusate non offendiamo il popolo fatto di persone giuste e oneste, persone che s'impegnano e sono costrette ad alzarsi alle sei e mezzo del mattino per andare a lavorare) attrae il benpensante, il radical-chic , il macellaio arricchito che vuole capire l'arte, il gonzo ricco che pensa di investire e fare grandi affari e si mette in casa cose inutili di cattivo gusto e che gli eredi penseranno a eliminare in qualche discarica o sacco dell'immondizia. Le gallerie d'arte non sono più quelle di una volta, il vero collezionista, tranne rari casi, il vero amatore non esiste più. Le gallerie sono vuote, hanno sempre gli stessi oggetti appesi, le stesse fotolito ritoccate con colori, le stesse riproduzioni fotografiche  con tracce di pittura spacciate per olio su tela e non voglio far nomi di artisti e di gallerie. Gallerie che tante volte sono  luoghi dove si svolgono altre forme di commercio, sono uffici, recapiti, punti d'incontro per cose che certo non concernono l'arte. La galleria è d'immagine perché l'arte non si vende più salvo rari casi. La gente si  è disabituata a comprare, ad abbellire con quadri e sculture il proprio ambiente,  anche perché le cose belle non si fanno quasi più, il livello artistico è davvero molto calato. Troppo è stato lo svilimento dei valori artistici e la cattiva abitudine dell'apprezzare il non saper fare. Crisi di valore nella comunicazione di massa, negli spettacoli televisivi  cretini e stupidi  che è meglio non menzionare, crisi di valore sociale, nella politica, crisi delle istituzioni, della scuola, delle accademie d'arte ad  eccezione di quelle di musica,  sola nota positiva .Tutto dipende dal mercato, dal consumismo, dall'interesse di alcuni su altri, dalla moda che sembra l'unica ragione del fare  in Italia, dalle banche che strizzano sempre più le tasche degli individui, tutto si paga, siamo schiavi inermi. Valgono solo le logiche dei furbi, le parole-feticcio tipo competitività. Logiche ormai per la sopravvivenza, ma l'uomo, se non si ferma a pensare, sarà sempre più decadente, e l'arte, se non ci sarà, un'inversione di tendenza, contribuirà notevolmente a questo, alla decadenza della civiltà moderna. Scusate cari lettori, il mio non è pessimismo: al contrario, sono positivo di natura, ho speranza. Ma per adesso ciò che vedo è  purtroppo questo.      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            riContemporaneo.org ACHILLE GUZZARDELLA Scultore, pittore e insegnante. Nato a Milano nel 1955, dove vive e opera. L’INTERVENTO di Achille Guzzardella