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RENATO GALBUSERA Pittore e docente. Nato a Milano nel 1950, dove vive e lavora.
Renato Galbusera
Un modello possibile ma da correggere Con l'inaugurazione qualche tempo fa di "Padiglione Italia" a Torino, presso la Sala Nervi del Palazzo delle Esposizioni, si è completata la lunga serie di vernici del progetto espositivo di Vittorio Sgarbi, partito in giugno a Venezia ("L'arte non è cosa nostra") e articolatosi nelle sedi regionali, in sintonia con l'impronta nazionale e unitaria evocata dal 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Per il numero di artisti coinvolti l'operazione si è presentata come una vera e propria leva, una chiamata alle armi o quantomeno un ampio scandaglio di tanta parte della produzione artistica contemporanea del nostro paese. Molto è già stato detto, e il tono generale usato va da "occasione sprecata, a partire da spunti interessanti" fino alle stroncature più feroci. In realtà mi sembra più centrata una valutazione differenziata sui due avvenimenti principali, l'iniziale e il finale, essendo la sventagliata delle manifestazioni regionali di diversa caratura. "L'arte non è cosa nostra" di Venezia è nata dal presupposto che l'allargamento della funzione di scelta e invito, che ha visto coinvolti in prima persona rappresentanti della società civile e dell'ambiente intellettuale, potesse scardinare il monopolio dei soliti noti nella selezione delle personalità da presentare. In assoluta controtendenza con tutte le tradizionali selezioni nazionali (un curatore, uno o due artisti) decine di proponenti e di proposti, in un insieme che ha messo a dura prova la possibilità di valutare le singole presenze. Tuttavia il dato che si coglie a mio avviso è più quello sociologico che critico, relativamente al grado di informazione esistente nelle file della nostra "intellighenzia" sulla dinamica attuale della ricerca artistica in Italia, visto il risultato assai labile, ondivago e con salti di tempi e di presenze. Viene meno il fine stesso di una manifestazione come la Biennale, che dovrebbe risiedere nel presentare (al di là di una questione di numeri) gli aspetti più qualificanti della ricerca, così come si manifestano sul territorio nazionale, improntando questa scelta ad una visione critica che non può che essere disegno di un panorama, e non accostamento casuale di più o meno riconosciute personalità. Sala Nervi, a Torino, ha offerto la possibilità di fare altre considerazioni. Impressionante per numero di presenze, con settecento artisti presentati nel più grande spazio espositivo d'Italia, la mostra è in qualche modo filiazione diretta dell'esperimento tentato a Milano nel 2007, mentre Sgarbi era assessore alla cultura di Palazzo Marino, con la rassegna tenutasi a Palazzo Reale (Pittura italiana, tutto quello che non avete mai visto alle Biennali). Ma il richiamo potrebbe essere ancora più storico, andando a riconnettersi con la tradizione parigina dei Salon des indipendants, con le esposizioni periodiche della Promotrice di Torino o quelle della Permanente di Milano (diventata poi Biennale d'Arte città di Milano e successivamente dismessa), o ancora, venendo ad anni più recenti, con le prime edizioni del Miart di Milano e, per citare un'esperienza che mi ha visto personalmente coinvolto come organizzatore e artista, con la ventennale rassegna itinerante di Venature. Il filo rosso che si può individuare in tutti questi esempi risiede nella volontà di documentare il presente in modo assai "orizzontale", con accostamenti di generi e qualità necessariamente molto variegati ma anche molto rappresentativi. Sicuramente una manifestazione periodica di portata nazionale con queste caratteristiche oggi ancora non c'è, tranne forse - fatta salva l'impronta certo eccessivamente mercantile - alcune Fiere artistiche come Bologna, Bari ecc. L'esempio di quest'ultima Biennale, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi difetti e i suoi elementi di novità, davvero potrebbe rappresentare una preziosa esperienza, da studiare sotto il profilo organizzativo e contenutistico, e funzionare da innesco per una riflessione seria sulla possibilità di farla nascere.