© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

WA 22

La pelle aspra dell’umanità

di Giorgio Seveso Queste due esposizioni contemporanee alla Marcorossi di Milano e a Verona, mettono al centro dello spazio la figura come decisivo riferimento totalizzante del gesto stesso della scultura. Generazione e rigenerazione, mito e cronaca, Storia e quotidianità esistenziale qui sono le assorte dinamiche che trasformano e modellano i volti, i corpi e soprattutto le straordinarie atmosfere di questi lavori. Lo dico subito: una bella sorpresa questo incontro con il gruppo WA 22, una inattesa rivelazione che viene dalle mani e dalla sensibilità di un gruppo di artisti veri assolutamente inediti, che presumo giovani, i quali operano in forma diciamo cosi quasi anonima, dietro la misteriosa facciata del loro collettivo dal nome un po’ esoterico e un po’ orientale. Sia come sia, che vogliano giocare un po’ ai Bansky da Galleria d’arte o semplicemente amino sul serio l’identità collettiva, c’è una formidabile qualità emozionale in questi loro lavori: una sapienza e una cultura delle forme che lascia davvero stupiti. Busti, volti, figure e sguardi di fulminata presenza, sospesi tra una calcinazione lavica e una ambigua contemporaneità esistenzialistica, m odellati con materiali diversi quali cemento, calce, cenere, ferro e gesso alabastrino, uniti a brani e lacerti di metalli corrosi, appaiono feriti, scheggiati, segnati, macchiati; come fossero stati modificati dal passaggio del tempo, dalla sua erosione naturale. Improbabili riferimenti a corazze, elmi e schinieri evocano la durata della Storia ma anche rugginosi scafandri antiradiazioni, futuribili dopo- bomba tormentosi e calcinati… Insomma, la pelle di questi personaggi è la pelle delle nostre inaudite violenze, delle nostre lacerate prevaricazioni, della stupidità guerriera e tronfia del nostro presente. Ed è la pelle di una scultura già risolta e matura. Guardiamo queste figure annichilite, bruciate da un’aria senza respiro: personaggi d’emblema desolati e scarnificati, come congelati in una algida compattezza esteriore, prima ancora etica che fenomenica. La storia e il presente si mischiano qui nell’incarnazione tremenda dello spavento, proprio qui dove la scultura ritrova, con loro, le ragioni di una propria potente, assorta dimensione civile.
WA 22 è il nome scelto da questo giovane collettivo multietnico che lavora in Liguria, unito da ideali condivisi, dalla capacità di risposta alle problematiche, dalle diverse pertinenze tecniche e dal gesto poetico consapevole che li porta a realizzare una scultura figurativa fortemente espressiva. ​ Il processo di realizzazione, ogni volta diverso, e il concetto di impermanenza della forma, rende uniche le venti opere di diverse dimensioni che, divise tra le due gallerie, compongono la loro prima mostra personale, corredata da un catalogo introdotto da un testo critico di Flavio Arensi (Il catalogo verrà pubblicato verso fine marzo). L’opera dei WA22 ha come perno linguistico l’essere umano in una rappresentazione profonda e viscerale della sua natura in continua trasformazione, come il corpo che cambia con il tempo e rimane segnato a seconda di ciò che gli accade. -------------------------------- (dal Comunicato stampa)
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

WA 22

La pelle aspra dell’umanità

di Giorgio Seveso Queste due esposizioni contemporanee alla Marcorossi di Milano e a Verona, mettono al centro dello spazio la figura come decisivo riferimento totalizzante del gesto stesso della scultura. Generazione e rigenerazione, mito e cronaca, Storia e quotidianità esistenziale qui sono le assorte dinamiche che trasformano e modellano i volti, i corpi e soprattutto le straordinarie atmosfere di questi lavori. Lo dico subito: una bella sorpresa questo incontro con il gruppo WA 22, una inattesa rivelazione che viene dalle mani e dalla sensibilità di un gruppo di artisti veri assolutamente inediti, che presumo giovani, i quali operano in forma diciamo cosi quasi anonima, dietro la misteriosa facciata del loro collettivo dal nome un po’ esoterico e un po’ orientale. Sia come sia, che vogliano giocare un po’ ai Bansky da Galleria d’arte o semplicemente amino sul serio l’identità collettiva, c’è una formidabile qualità emozionale in questi loro lavori: una sapienza e una cultura delle forme che lascia davvero stupiti. Busti, volti, figure e sguardi di fulminata presenza, sospesi tra una calcinazione lavica e una ambigua contemporaneità esistenzialistica, m odellati con materiali diversi quali cemento, calce, cenere, ferro e gesso alabastrino, uniti a brani e lacerti di metalli corrosi, appaiono feriti, scheggiati, segnati, macchiati; come fossero stati modificati dal passaggio del tempo, dalla sua erosione naturale. Improbabili riferimenti a corazze, elmi e schinieri evocano la durata della Storia ma anche rugginosi scafandri antiradiazioni, futuribili dopo- bomba tormentosi e calcinati… Insomma, la pelle di questi personaggi è la pelle delle nostre inaudite violenze, delle nostre lacerate prevaricazioni, della stupidità guerriera e tronfia del nostro presente. Ed è la pelle di una scultura già risolta e matura. Guardiamo queste figure annichilite, bruciate da un’aria senza respiro: personaggi d’emblema desolati e scarnificati, come congelati in una algida compattezza esteriore, prima ancora etica che fenomenica. La storia e il presente si mischiano qui nell’incarnazione tremenda dello spavento, proprio qui dove la scultura ritrova, con loro, le ragioni di una propria potente, assorta dimensione civile.

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

WA 22 è il nome scelto da questo giovane collettivo multietnico che lavora in Liguria, unito da ideali condivisi, dalla capacità di risposta alle problematiche, dalle diverse pertinenze tecniche e dal gesto poetico consapevole che li porta a realizzare una scultura figurativa fortemente espressiva. ​ Il processo di realizzazione, ogni volta diverso, e il concetto di impermanenza della forma, rende uniche le venti opere di diverse dimensioni che, divise tra le due gallerie, compongono la loro prima mostra personale, corredata da un catalogo introdotto da un testo critico di Flavio Arensi (Il catalogo verrà pubblicato verso fine marzo). L’opera dei WA22 ha come perno linguistico l’essere umano in una rappresentazione profonda e viscerale della sua natura in continua trasformazione, come il corpo che cambia con il tempo e rimane segnato a seconda di ciò che gli accade. ----------------------------------------------------------------------- (dal Comunicato stampa)

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea