© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

LA SCULTURA DI GENNI

Anticipazioni per una mostra da fare

Dopo quelle di Bianca Orsi e di Käthe Kollwitz, nel solco del percorso Sentimento e passione civile portato avanti dal gruppo di lavoro “Artisti e resistenze” dell’ANPI milanese, si sta preparando una terza mostra, dedicata a una grande scultrice, protagonista tra le due guerre e poi nel dopoguerra della cultura figurativa milanese e italiana oltre che della nativa Germania, artista di riconosciuta dimensione europea. Si tratta di Jenny Wiegmann Mucchi (Berlino Spandau 1895 - Berlino 1969), in arte semplicemente GENNI . Qui una anticipazione del saggio di Francesca Pensa in preparazione per il catalogo… (…) Accanto ai motivi di ispirazione all’arte a lei contemporanea e di definizione più tradizionale e classica, Genni conosce bene anche le radici più antiche della produzione artistica dei suoi luoghi di nascita e di prima formazione, in uno sguardo attento che riesce ad assimilare in modo critico e personale la rivalutazione di quell’arte fino ad allora considerata “decadente” e proprio in quegli anni riletta e riconsiderata: non pare un caso che Alois Riegl avesse pubblicato nel 1901 Spätrömische Kunstindustrie, testo di apertura agli studi dell’archeologia moderna sul versante anticlassico della produzione antica. Ulteriori suggerimenti e confronti saranno offerti all’autrice nel suo soggiorno francese dal 1930 al 1933, particolarmente a Parigi, dove, dopo la conclusione del suo primo matrimonio, comincia la sua vita con Gabriele Mucchi. Qui ha modo di venire in contatto e confrontarsi con il mondo cosmopolita dell'arte francese degli anni trenta, attraversato dagli esiti delle ricerche delle avanguardie, e di frequentare il gruppo degli artisti italiani qui residenti, conoscendo l'arte di Mario Tozzi, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Massimo Campigli e stringendo amicizia con Filippo De Pisis e Gino Severini, al quale dedica nel 1932 un ritratto estremamente significativo nel suo itinerario espressivo: in esso la già assimilata lezione della ritrattistica romana repubblicana si arricchisce di una raffinata e moderna indagine psicologica, che ci restituisce un “Severini macerato e nobilitato dalla meditazione” , mostrando tra l'altro come il generale tono idealizzante attribuito all'arte di Genni nella sua prima produzione vada interpretato in una dimensione più complessa e articolata, capace di declinarsi anche in risultati diversi e meno aulici. (…) E sempre in questi anni particolarmente significativo è il bronzo realizzato nel 1935 intitolato, ispirandosi a un verso della poesia «Harmonie du soir» di Baudelaire, Le ciel est triste et beau. La vicenda dell’opera rivela importanti risvolti storici: presente all’Esposizione Universale del 1937, riceve, per il sostegno dello scultore Despiau contro i dubbi espressi dalla apposita giuria sulle possibilità espressive di un autore donna in un campo per tradizione maschile come quello della plastica, la medaglia d’oro per la scultura. E’ questa l’esposizione che vede fronteggiarsi i due monumentali padiglioni della Germania nazista e dell’Unione Sovietica comunista, che nella loro competizione in gigantismo paiono profetizzare quella che, entro pochi anni, sarà guerra tragica e atroce. Ma è questa anche l’Esposizione di Guernica di Picasso nel padiglione della Spagna, allora all’inizio di quella guerra civile che vedrà il trionfo della dittatura franchista. (…) Nel 1934 Genni con il marito arriva dunque a Milano, dove l’artista troverà una nuova patria, per la quale combatterà negli anni della Resistenza. (…)

Francesca Pensa

Insegnante e storica dell’arte, vive e opera a Milano.
Genni, "Omaggio a Patrice Lumumba", 1961 Genni, "Le ciel est triste et beau", 1935, bronzo cm.120 (particolare)
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

LA

SCULTURA

DI GENNI

Anticipazioni per una mostra

da fare

Dopo quelle di Bianca Orsi e di Käthe Kollwitz, nel solco del percorso Sentimento e passione civile portato avanti dal gruppo di lavoro “Artisti e resistenze” dell’ANPI milanese, si sta preparando una terza mostra, dedicata a una grande scultrice, protagonista tra le due guerre e poi nel dopoguerra della cultura figurativa milanese e italiana oltre che della nativa Germania, artista di riconosciuta dimensione europea. Si tratta di Jenny Wiegmann Mucchi (Berlino Spandau 1895 - Berlino 1969), in arte semplicemente GENNI . Qui una anticipazione del saggio di Francesca Pensa in preparazione per il catalogo ( …) Accanto ai motivi di ispirazione all’arte a lei contemporanea e di definizione più tradizionale e classica, Genni conosce bene anche le radici più antiche della produzione artistica dei suoi luoghi di nascita e di prima formazione, in uno sguardo attento che riesce ad assimilare in modo critico e personale la rivalutazione di quell’arte fino ad allora considerata “decadente” e proprio in quegli anni riletta e riconsiderata: non pare un caso che Alois Riegl avesse pubblicato nel 1901 Spätrömische Kunstindustrie, testo di apertura agli studi dell’archeologia moderna sul versante anticlassico della produzione antica. Ulteriori suggerimenti e confronti saranno offerti all’autrice nel suo soggiorno francese dal 1930 al 1933, particolarmente a Parigi, dove, dopo la conclusione del suo primo matrimonio, comincia la sua vita con Gabriele Mucchi. Qui ha modo di venire in contatto e confrontarsi con il mondo cosmopolita dell'arte francese degli anni trenta, attraversato dagli esiti delle ricerche delle avanguardie, e di frequentare il gruppo degli artisti italiani qui residenti, conoscendo l'arte di Mario Tozzi, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Massimo Campigli e stringendo amicizia con Filippo De Pisis e Gino Severini, al quale dedica nel 1932 un ritratto estremamente significativo nel suo itinerario espressivo: in esso la già assimilata lezione della ritrattistica romana repubblicana si arricchisce di una raffinata e moderna indagine psicologica, che ci restituisce un “Severini macerato e nobilitato dalla meditazione” , mostrando tra l'altro come il generale tono idealizzante attribuito all'arte di Genni nella sua prima produzione vada interpretato in una dimensione più complessa e articolata, capace di declinarsi anche in risultati diversi e meno aulici. (…) E sempre in questi anni particolarmente significativo è il bronzo realizzato nel 1935 intitolato, ispirandosi a un verso della poesia «Harmonie du soir» di Baudelaire, Le ciel est triste et beau. La vicenda dell’opera rivela importanti risvolti storici: presente all’Esposizione Universale del 1937, riceve, per il sostegno dello scultore Despiau contro i dubbi espressi dalla apposita giuria sulle possibilità espressive di un autore donna in un campo per tradizione maschile come quello della plastica, la medaglia d’oro per la scultura. E’ questa l’esposizione che vede fronteggiarsi i due monumentali padiglioni della Germania nazista e dell’Unione Sovietica comunista, che nella loro competizione in gigantismo paiono profetizzare quella che, entro pochi anni, sarà guerra tragica e atroce. Ma è questa anche l’Esposizione di Guernica di Picasso nel padiglione della Spagna, allora all’inizio di quella guerra civile che vedrà il trionfo della dittatura franchista. (…) Nel 1934 Genni con il marito arriva dunque a Milano, dove l’artista troverà una nuova patria, per la quale combatterà negli anni della Resistenza. (…)

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Genni, "Omaggio a Patrice Lumumba", 1961 Genni, "Le ciel est triste et beau", 1935, bronzo cm.120 (particolare)

Francesca Pensa

Insegnante e storica dell’arte, vive e opera a Milano.

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea