© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235
Una mostra alla Galleria Cortina di Milano dal 19 febbraio al 9 marzo 2019

L’INCANTO

DELL’EMOZIONE

Vita e opere di una pittrice che amava

la pittura come un soffio di poesia

Giardini dai colori leggeri di fiori e rami appena accennati, gentili musicanti rapite dall’ispirazione, ritratti di amici fermati al volo nell’attimo di un sorriso o nell’assorta contemplazione di una melanconia, atleti impetuosi e robusti… Ognuno dei temi della pittura di Carola è qui rappresentato suggestivamente, in una selezione attenta che ne pone in valore le qualità particolari e l’incanto segreto. Sì, perché proprio d’incanto si tratta quando si considera l’opera di questa pittrice veneta trapiantata per tutta la vita nell’ambiente artistico milanese, al quale fino alla fine, anche se in modo sempre silenzioso e defilato, ha intensamente partecipato da protagonista. Era arrivata a Milano dopo essere stata iniziata alla pittura dal nonno materno Vettore Zanetti Zilla, pittore veneto di buon talento, per divenire allieva di Donato Frisia poi di Lorenzo Pepe e, all’Accademia di Brera, nientemeno che di Manzù e Pompeo Borra, con il quale si diplomerà nel 1969. “Prendi una tela grandissima e fa una composizione”, le aveva detto un giorno Mario De Micheli, che assieme a molti altri la stimava. L’occhio acuto e la grande sensibilità umana del critico milanese avevano avvertito in lei la verità di un talento limpido, reale, non provvisorio o nutrito solo di gusto, che poteva ormai fruttuosamente avventurarsi a uscire dalla sola dimensione del ritratto le sue prime opere giovanili per reggere slanci ed aperture più universali, per dare fiato poetico al senso della vita e alle sue sfaccettature. E da allora sono stati molti e importanti gli apprezzamenti che lungo gli anni hanno accompagnato il suo lavoro, da Liana Bortolon a Dino Villani, da Franco Loi ad artisti significativi come Ernesto Treccani, Eugenio Tomiolo, Giuseppe Migneco, Alik Cavaliere o Bianca Orsi per ricordarne solo alcuni, con un consenso affettuoso, attento e qualificato, da cui mai è stato estraneo anche un vivo apprezzamento per il suo particolare temperamento umano, per la qualità lirica della sua acutezza appartata, per il rigore teso delle sue scelte espressive. Carola Mazot ci ha difatti lasciato una pittura leggera come un soffio di poesia, eppure strutturata, rigorosa, nutrita d’osservazione e di penetrazione psicologica, di senso fervido dell’allusione emotiva. Una pittura in cui come ha scritto lei stessa si ricercano le armonie e le ragioni che tengono assieme la realtà alle radici stesse di quel senso del mistero che l’ha sempre attirata. Una pittura, inoltre, di non consueta coerenza, segnata dalla qualità di una sorta di espressionismo calmo e felpato, ben definito e personale in ogni tratto, fatto di segni figurali tutti suoi, di sottili dilatazioni del sentimento, di emozione intensa nel comporre figure e immagini trattenute e come asciugate dall’interno, sommesse, evocative, sapide di un linguaggio fermo e sensibile che mai si è lasciato distrarre dalle seduzioni delle mode dalle retoriche ingessate dell’accademismo. Un linguaggio, ancora, che della misura, della sobrietà d’effetti, della semplicità sorgiva, ha sempre fatto una regola per la propria intonazione generale e la ragione autentica del proprio fascino riservato. (Giorgio Seveso)

Carola Mazot

Nata a Valdagno, inizia a tredici anni la pittura con il nonno materno Vettore Zanetti Zilla, poi con Donato Frisia e lo scultore Lorenzo Pepe. All’Accademia di belle arti di Brera frequenta con Giacomo Manzu’. Nel 1952 sposa lo scultore Guido Di Fidio e studia scultura con Marino Marini. Si diploma nel 1969 a Brera con Pompeo Borra. Ha vissuto e lavorato a Milano, dove è scomparsa nel 2016
Carola Mazot
La copertina del catalogo della Galleria Cortina di Milano
Carola Mazot, "Impeto", olio su tela 50x60, 2006 Carola Mazot, "Giardino con magnolia", olio su tela, 80x100 , 1995
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235
Una mostra alla Galleria Cortina di Milano dal 19 febbraio al 9 marzo 2019

Carola Mazot

L’INCANTO

DELL’EMOZIONE

Vita e opere di una pittrice

che amava la

pittura come un

soffio di poesia

Giardini dai colori leggeri di fiori e rami appena accennati, gentili musicanti rapite dall’ispirazione, ritratti di amici fermati al volo nell’attimo di un sorriso o nell’assorta contemplazione di una melanconia, atleti impetuosi e robusti… Ognuno dei temi della pittura di Carola è qui rappresentato suggestivamente, in una selezione attenta che ne pone in valore le qualità particolari e l’incanto segreto. Sì, perché proprio d’incanto si tratta quando si considera l’opera di questa pittrice veneta trapiantata per tutta la vita nell’ambiente artistico milanese, al quale fino alla fine, anche se in modo sempre silenzioso e defilato, ha intensamente partecipato da protagonista. Era arrivata a Milano dopo essere stata iniziata alla pittura dal nonno materno Vettore Zanetti Zilla, pittore veneto di buon talento, per divenire allieva di Donato Frisia poi di Lorenzo Pepe e, all’Accademia di Brera, nientemeno che di Manzù e Pompeo Borra, con il quale si diplomerà nel 1969. “Prendi una tela grandissima e fa una composizione”, le aveva detto un giorno Mario De Micheli, che assieme a molti altri la stimava. L’occhio acuto e la grande sensibilità umana del critico milanese avevano avvertito in lei la verità di un talento limpido, reale, non provvisorio o nutrito solo di gusto, che poteva ormai fruttuosamente avventurarsi a uscire dalla sola dimensione del ritratto le sue prime opere giovanili per reggere slanci ed aperture più universali, per dare fiato poetico al senso della vita e alle sue sfaccettature. E da allora sono stati molti e importanti gli apprezzamenti che lungo gli anni hanno accompagnato il suo lavoro, da Liana Bortolon a Dino Villani, da Franco Loi ad artisti significativi come Ernesto Treccani, Eugenio Tomiolo, Giuseppe Migneco, Alik Cavaliere o Bianca Orsi per ricordarne solo alcuni, con un consenso affettuoso, attento e qualificato, da cui mai è stato estraneo anche un vivo apprezzamento per il suo particolare temperamento umano, per la qualità lirica della sua acutezza appartata, per il rigore teso delle sue scelte espressive. Carola Mazot ci ha difatti lasciato una pittura leggera come un soffio di poesia, eppure strutturata, rigorosa, nutrita d’osservazione e di penetrazione psicologica, di senso fervido dell’allusione emotiva. Una pittura in cui come ha scritto lei stessa si ricercano le armonie e le ragioni che tengono assieme la realtà alle radici stesse di quel senso del mistero che l’ha sempre attirata. Una pittura, inoltre, di non consueta coerenza, segnata dalla qualità di una sorta di espressionismo calmo e felpato, ben definito e personale in ogni tratto, fatto di segni figurali tutti suoi, di sottili dilatazioni del sentimento, di emozione intensa nel comporre figure e immagini trattenute e come asciugate dall’interno, sommesse, evocative, sapide di un linguaggio fermo e sensibile che mai si è lasciato distrarre dalle seduzioni delle mode dalle retoriche ingessate dell’accademismo. Un linguaggio, ancora, che della misura, della sobrietà d’effetti, della semplicità sorgiva, ha sempre fatto una regola per la propria intonazione generale e la ragione autentica del proprio fascino riservato. (Giorgio Seveso)

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Carola Mazot

Nata a Valdagno, inizia a tredici anni la pittura con il nonno materno Vettore Zanetti Zilla, poi con Donato Frisia e lo scultore Lorenzo Pepe. All’Accademia di belle arti di Brera frequenta con Giacomo Manzu’. Nel 1952 sposa lo scultore Guido Di Fidio e studia scultura con Marino Marini. Si diploma nel 1969 a Brera con Pompeo Borra. Ha vissuto e lavorato a Milano, dove è scomparsa nel 2016
La copertina del catalogo alla Galleria Cortina di Milano Carola Mazot, "Impeto", olio su tela 50x60, 2006 Carola Mazot, "Giardino con magnolia", olio su tela, 80x100 , 1995 Carola Mazot

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea