© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

QUARANTESIMO

ANNIVERSARIO

DELLA

FONDAZIONE

CORRENTE

Una mostra e varie iniziative a

Milano

Sono trascorsi ormai quarant’anni da quando Ernesto Treccani, De Grada, De Micheli, Papi e altri amici fondarono a Milano la Fondazione che doveva perpetuare la memoria e il lavoro del gruppo di artisti e intellettuali riuniti attorno alla rivista «Corrente», di cui quest’anno ricorrono gli ottant’anni. Per ricordare questo anniversario, la Fondazione ha messo in mostra la sua storia, che documenta un’intensa stagione della vita culturale milanese attraverso l’esposizione dell’archivio di fotografie realizzate da Toni Nicolini e Cesare Colombo (dal 1978 al 2000) e dell’archivio dei manifesti, la riproduzione di documentari video e postazioni audio per l’ascolto delle registrazioni degli incontri realizzati. I PRECEDENTI DI “CORRENTE” Il movimento di “Corrente”, per più aspetti, esisteva già prima che venisse pubblicata la rivista. Essa ebbe il merito di raccogliere, favorire e organizzare quelle spinte culturali d’opposizione che già premevano a Milano, come altrove del resto, offrendo a esse una piattaforma d’incontro. La rivista stessa diventò importante proprio perché in essa, ad un certo punto, si riversò una “corrente” di pensiero e d’arte che già scorreva nel corpo vivo e sensibile della cultura di quegli anni. A Milano i primi due protagonisti di una tale cultura attenta al rinnovamento e ai sintomi di una visione non conformista sono stati Raffaello Giolli e Edoardo Persico. MILANO: “IL MILIONE” NEGLI ANNI ’30 Edoardo Persico veniva da Torino, dove aveva avuto uno stretto rapporto con Gobetti. Uomo di vasta e aggiornata cultura, fu forse il primo a far conoscere i nomi di Ensor, Chagall, Max Ernst, Brecht, Essenin. Aveva viaggiato da Parigi a Mosca, e questo contatto diretto con l’Europa gli servì per dare alla Galleria del Milione, da lui fondata, un’impostazione aperta, non provinciale. Fu così che al Milione fu ordinata, per esempio, la prima mostra italiana di Kandinsky. Altre mostre furono quelle di Licini, Melotti, Soldati, Veronesi, Fontana. Ma per quello che riguarda più direttamente le premesse di “Corrente” vanno indicate la collettiva di Birolli, Grosso, Manzù, Sassu, Tomea (1932) e quella di Guttuso, Franchina, Pasqualino, Barbero (1934). In occasione di quest’ultima mostra, Persico tenne una conferenza, dove, tra le altre cose, accusava la borghesia di costituire “il pericolo più grave per la vita artistica della nazione”, colpevole della “più spietata caccia all’uomo” e quindi all’artista indipendente dalla sua ufficialità. CONTRO IL NOVECENTISMO L’azione per l’arte condotta dal fascismo si svolgeva nel tentativo di una sistemazione estetica classicheggiante in cui avessero predominanza i concetti di “romanità”, “severità”, “grandezza”, il tutto organizzato in una visione gerarchica che andava dal principio assoluto dei “destini supremi” sino al popolo d’eroi, di santi, navigatori e soldati, ecc. in cui risiedeva la “forza della stirpe”. La tradizione, nazionalisticamente intesa, avrebbe dovuto esserne la base. Il cosiddetto “Novecento” fu l’espressione più riconosciuta di tale azione. D’ispirazione opposta furono gli artisti che poi si riconobbero in “Corrente”, o che vi furono vicini, per i quali il rifiuto di ogni intento celebrativo del regime s’accompagnava a una ricerca di verità umana, all’urgenza di esprimere il fervore e l’inquietudine dei sentimenti, a un desiderio di trovare o ritrovare i valori moderni della tradizione europea. IN CERCA DI STRADE E MAESTRI Fra il ’36 e il ’39 nella difesa della Spagna repubblicana si incontrarono le forze democratiche e le personalità progressiste di tutto il mondo. In Italia, a pochi ormai, dice qualcosa il nome di Gramsci. Mai così netta è stata come allora la separazione tra politica e cultura. L’attenzione dei giovani - o almeno della parte più inquieta di essi - si articola a fatica e confusamente; stenta a trovare i canali giusti anche in rapporto alla semplice informazione. L’interesse culturale vive allo stato frammentario, procede a tentoni, lontanissimo da una visione organica. Comincia ad aver fortuna la poesia, irreperibile presso le grandi case editrici. A Milano corre, e diventa presto un mito, il nome di Antonio Banfi. Fin dal primo contatto i giovani lo chiamano “il Maestro”. La sua, prima di essere una scuola, è un’atmosfera: talmente estranea allo stato di cose dominanti da non aver nemmeno bisogno di dichiararsi, direttamente o indirettamente, antifascista. NASCITA E SVILUPPO DI “CORRENTE” Nel gennaio del 1938 uscì il primo numero di “Vita giovanile/ Periodico mensile di letteratura, arte e politica”. Ne fu fondatore Ernesto Treccani, allora diciottenne, che vi spese il premio in denaro datogli dal padre per essersi laureato giovanissimo ingegnere chimico. Già dall’aprile però la composizione redazionale primitiva, con Nicola Moneta direttore, Treccani vice-direttore e Antonio Bruni redattore capo, appariva mutata: direttore Treccani, condirettore responsabile Moneta, redattore capo Bruni, e quindi redattori Raffaele De Grada, Vittorio Sereni, Dino del Bo. Nel dicembre del ’38 entrò a far parte della redazione anche Alberto Lattuada. Dal 15 settembre dell’anno successivo, Giansiro Ferrata sostituiva Sereni. Ma altri mutamenti si verificano nella testata: dal 31 marzo del ’38 erano stati eliminati i fasci tra cui spiccava il titolo “Vita giovanile”, quindi, dal 15 ottobre, il titolo stesso venne modificato in “Corrente”, col sottotitolo in carattere minore. Così, da questo numero, sparì pure la scrittura mussoliniana che vi figurava dall’inizio. Allo stesso modo aumentò il numero delle pagine. L’ultimo numero uscì con la data del 31 maggio 1940. Con l’entrata in guerra “Corrente” fu soppressa dal fascismo. I PROTAGONISTI Intorno a “Corrente” si raccolsero progressivamente quelle forze culturali che a Milano e in altri centri, come a Roma e Firenze, operavano già in senso antifascista o su di una linea che tendenzialmente, attraverso un intimo travaglio, all’antifascismo sarebbe poi approdata. Vi si raccolsero innanzitutto i giovani della seconda generazione del Novecento: poeti, scrittori, critici, saggisti, filosofi, artisti, futuri registi di teatro e di cinema. I nomi da fare sono molti. A quelli che abbiamo già incontrato, tra i principali bisogna almeno aggiungere quelli di Migneco, Badodi, Valenti, Morlotti, Cassinari, Vedova, tra i pittori; Quasimodo e Gatto tra i poeti; Vittorini e Joppolo tra gli scrittori; Anceschi tra i critici letterari; Bini, Morosini, Labò e De Micheli tra i critici d’arte; Rognoni tra i critici musicali. Ma ciò che più conta è il fatto che su “Corrente” poté incontrarsi e trovare un’intesa coi giovani anche un importante gruppo d’intellettuali della generazione precedente, insofferenti della cultura ufficiale e di già sicure convinzioni antifasciste, come Saba, Montale e Banfi. I PROTAGONISTI Alla fine del ’38 “Corrente” aveva dunque decisamente cessato di essere un foglio giovanile, richiamando coi giovani, anche quelle forze che nella cultura italiana avevano saputo salvaguardare la propria autonomia. La rivista diventò così un centro di gravitazione unitario, dove si ritrovavano su posizione diverse, anche contrastanti, ma al tempo stesso unite in una ricerca affermativa di verità, intellettuali di formazione crociana, gobettiana, cattolica, esistenzialista, marxista. IL MOMENTO CALDO DI “CORRENTE” “Corrente” entra nella sua fase matura dopo i brancolamenti iniziali. A poco a poco, volendolo ma al tempo stesso per forza di attrazione spontanea, diventa luogo d’incontro, non più punto di riferimento milanese ormai nazionale: sempre meno casuale e sempre più necessario. Scrittori e artisti si chiamano da una città all’altra e cominciano a conoscersi anche di persona. Siamo al punto in cui inizia una certa selezione di valori senza per questo congelarsi in una tendenza specifica. Sempre più frequentemente lo sguardo, a dispetto dei mezzi tuttora limitati e incerti, si porta al di delle frontiere. Si stabilisce un filo diretto con Firenze, capitale dell’ermetismo. Non è l’ermetismo in stesso che attrae, ma l’indizio di vitalità, l’alternativa e l’implicito rifiuto dell’aria ufficiale che i suoi esponenti rappresentano. Il numero di “Corrente” dedicato alla poesia registra una massiccia presenza di non milanesi, di fiorentini in particolare, degli stessi che scrivono nelle riviste “Letteratura”, “Campo di Marte”, “Frontespizio”. Il fervore di questo momento esorbita dai limiti della vita del periodico e luogo a iniziative collaterali come la prima “Mostra di Corrente”. Il regime guarda a queste manifestazioni con sospetto, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli. Sente l’incompatibilità di “questa” letteratura, di “questa” arte con se stesso. LA BOTTEGA DI “CORRENTE” Soppressa la rivista, pare su ordine diretto di Mussolini, “Corrente” continuò la sua attività con le edizioni e con una galleria d’arte aperta in via della Spiga, tra un calzolaio e un fruttivendolo: la “Bottega di Corrente”. Ne era direttore Duilio Morosini. Qui fu realizzata una serie di personali di Birolli, Sassu, Valentin, Cassinari, Badodi, Migneco, Broggini, e due scultori nuovi: Cerchi e Paganin. Si trattava di una minuscola galleria, dove potevano stare poche persone in piedi. LA LUNA NEL CORSO Morto come periodico, ‘Corrente’ sopravvive come bottega d’arte, libreria, piccola casa editrice. Il senso del precedente lavoro di ricerca nell’ambito letterario europeo si condensa in due pubblicazioni di grande prestigio. Salvatore Quasimodo raccoglie lo strenuo lavoro di alcuni anni nei suoi ‘Lirici greci’; Carlo Bo offre ai lettori italiani con i suoi ‘Lirici spagnoli’ l’immagine poetica di un paese che la guerra civile ha dilaniato in anni recenti. È dello stesso periodo nelle edizioni di ‘Corrente’ l’esordio di Vittorio Sereni con suo primo libro di versi; mentre Ernesto Treccani da fondatore e direttore del periodico viene allo scoperto come scrittore e artista. ‘La luna nel corso’, qualcosa di più di un almanacco letterario, celebra in tempi che la guerra farà sempre più torvi l’orgoglio di Milano nell’intuirsi diversa e decisiva, ‘una città da chiarire’, ricca di passato ma pronta per un futuro di cui sa cogliere i primi sintomi e fermenti. ‘Si sa che l’azione ferma le lagrime…’ si legge nella nota che introduce il volume; e sarà tanto più messa alla prova e verificabile negli anni immediatamente successivi. Intanto, ancora una volta, il superstite spirito di ‘Corrente’ chiama a raccolta con questo volume, folto dei loro contributi, amici e collaboratori da ogni parte d’Italia e li riunisce attorno a un’immagine varia e movimentata di Milano. UN QUADERNO DI SCELTE Si insinua tra le lettere e le arti l’attenzione ai dati della realtà immediatamente visibile e quotidiana, quella che non parla di destini imperiali, ma semmai li contraddice. Lo sguardo è portato direttamente sulle cose e la fissa direttamente per come si presentano. Appartiene al futuro regista Alberto Lattuada, uno dei primi esponenti di ‘Corrente’. È uno sguardo dapprima affettuoso ma sarà sempre più selettivo nelle sue scelte e lo stesso modo di scegliere e di identificare è in aperto contrasto con l’immagine che il regime da troppo tempo si sforza di sovrapporre al paese reale. LA GALLERIA DELLA SPIGA Durante l’estate del 1942 la piccola galleria di Corrente’ entrava in crisi di passaggio: da una piccola bottega di idee si apprestava a diventare un organismo di lancio di artisti che intanto trovavano la loro prima affermazione. Iniziarono i contatti di Ernesto Treccani e dei suoi amici con Alberto Della Ragione, che insieme ad Emilio Jesi era uno dei nuovi collezionisti di Genova e d’Italia. Della Ragione aveva già una buona collezione dei pittori e scultori del Novecento, che gli aveva comprato presso la galleria genovese di Cairola e quella, già allora esistente, di Rotta. Cercarono un direttore di quella che, al primo piano di via Spiga 9, diventò la Galleria della Spiga e di Corrente (il doppio nome per differenziarla dalla Bottega, che non aveva ancora aspirazioni di mercato): il direttore fu Raffaele De Grada. La Galleria della Spiga e di Corrente ebbe una stagione intensa: mostre di Mafai di Maccari, delle opere futuriste di Soffici, Carrà, Severini, Rosai e , ciò che più conta, presentò al pubblico i tre nuovi artisti di ‘Corrente’: Cassinari, Morlotti, Treccani. Anche i veneziani Emilio Vedova e Giuseppe (Pepi) Santomaso, amatissimo da Della Ragione, trovarono in quella galleria la loro piattaforma. In quella galleria, con Morlotti, Treccani, Vedova fu scritto quel manifesto, mezzo artistico-estetico, mezzo proclama politico, proprio alla vigilia dell’arresto di De Grada (27 marzo 1943). Quel manifesto era la conclusione della crescita cosciente del movimento di ‘Corrente’, il viatico per i due anni che seguirono, della guerra civile e della Liberazione. Furono anche stampati i libri dalle copertine gialle, dedicati ai disegni di Mafai, Guttuso e Manzù. I PREMI BERGAMO E CREMONA Nel 1939, nacquero il Premio Cremona e il Premio Bergamo; il primo, patrocinato da Farinacci, fu una rassegna di retorica figurativa scandita sulle parole d’ordine del regime; il secondo, promosso da Bottai, avrebbe dovuto trattenere nell’alveo del regime le forze creative che tendevano ad allontanarsene o ne erano già lontane. È a questo secondo Premio che gli artisti di ‘Corrente’ o vicini a ‘Corrente’ parteciparono. L’operazione bottaiana non riuscì proprio per questa partecipazione che trasformò la manifestazione in una piattaforma d’opposizione. Già nel ’40 si ebbe questa precisa impressione, allorché il primo e il terzo riconoscimento andarono a Mafai e a Guttuso; ma l’impressione si riconfermò senza dubbi nell’edizione del ’42. In questa occasione tutti i riconoscimenti andarono ad artisti dell’opposizione: il primo a Menzio, già appartenente al ‘gruppo dei sei’, il secondo a Guttuso, il terzo a Stradone, da collocare nell’ambito dell’espressionismo romano, il quarto a Birolli. Ma altri pittori di ‘Corrente’ erano presenti, che fecero ugualmente la loro parte. Cassinari, Morlotti, Badodi, Vedova e Treccani. DALLA COSCIENZA ALL’INTERVENTO La partecipazione alla Resistenza fu lo sbocco naturale di tutti coloro che riconoscevano in ‘Corrente’. Nacque così l’impegno civile dei poeti e degli artisti, che lo espressero anche nelle loro opere, e nacque pure il loro intervento diretto nell’azione contro l’occupatore nazista e contro le nuove formazioni fasciste di Salò. Ora però il gruppo milanese di ‘Corrente’ si disperdeva, chi entrava nella clandestinità, chi raggiungeva altre città, chi era costretto all’esilio. C’era anche chi, al primo inizio della guerra, era stato chiamato alle armi, e già giungevano le prime dolorose notizie, come la morte di Badodi sul fronte russo. IL CONTRIBUTO ALLA RESISTENZA Tra gli intellettuali di ‘Corrente’ che parteciparono alla lotta armata, vi furono arresti, deportazioni, caduti. A Roma, i nazisti fucilarono Giorgio Labò, che faceva parte attiva dei Gap in azione nella Capitale; a Milano morì, durante la preparazione di un’azione armata, il giovanissimo pittore Ciro Agostoni, che aveva trovato nelle ragioni di ‘Corrente’ i motivi per una risoluta scelta di vita. Ora, finalmente, ciò che molti di loro avevano sperato si andava compiendo. La fine del fascismo si andava avvicinando e per affrettare tale fine si doveva operare con ogni possibile energia. VERSO LA RICOSTRUZIONE I giorni che seguirono l’insurrezione popolare furono giorni indimenticabili di fervore e di attività. Ci si ritrovava, ritornavano gli amici, se ne incontravano dei nuovi. Sui muri della città apparvero i primi manifesti firmati dagli artisti di ‘Corrente’. L’impegno politico occupava tutti intensamente. E tuttavia già si pensava a creare nuovi giornali, riviste di cultura. Nacque così ‘Il 45’, una pubblicazione che usciva in tre lingue: in italiano, inglese e francese. Nella redazione figuravano tutti i nomi di ‘Corrente’: De Grada, Cassinari, De Micheli, Gatto, Guttuso, Morlotti, Treccani, Vittorini. Un solo nome nuovo, quello di Stefano Terra. In qualche modo era ‘Corrente’ che continuava in un tempo mutato. Nello stesso spirito, e quasi con gli stessi nomi uscì ‘Numero’ e quindi ‘Pittura’. Ma in realtà premevano altre istanze, sia politiche che culturali. Le componenti diverse che avevano già agito in Corrente’ ormai tendevano a prendere una fisionomia maggiormente distinta. Presto ci sarebbero state altre scelte e divisioni. Ma questa è una storia più recente. Attualissimo resta tuttavia l’insegnamento fondamentale di ‘Corrente’; la responsabilità della cultura e l’unità dell’antifascismo. Testi ricavati dai pannelli della mostra su Corrente: redazione di Zeno Birolli, Raffaele De Grada, Mario De Micheli, Vittorio Fagone, Vittorio Sereni, Ernesto Treccani.
Ernesto Treccani Giuseppe Migneco Renato Guttuso Aligi Sassu
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

QUARANTESIMO

ANNIVERSARIO

DELLA

FONDAZIONE CORRENTE

Una mostra e varie iniziative a

Milano

Sono trascorsi ormai quarant’anni da quando Ernesto Treccani, De Grada, De Micheli, Papi e altri amici fondarono a Milano la Fondazione che doveva perpetuare la memoria e il lavoro del gruppo di artisti e intellettuali riuniti attorno alla rivista «Corrente», di cui quest’anno ricorrono gli ottant’anni. Per ricordare questo anniversario, la Fondazione ha messo in mostra la sua storia, che documenta un’intensa stagione della vita culturale milanese attraverso l’esposizione dell’archivio di fotografie realizzate da Toni Nicolini e Cesare Colombo (dal 1978 al 2000) e dell’archivio dei manifesti, la riproduzione di documentari video e postazioni audio per l’ascolto delle registrazioni degli incontri realizzati. I PRECEDENTI DI “CORRENTE” Il movimento di “Corrente”, per più aspetti, esisteva già prima che venisse pubblicata la rivista. Essa ebbe il merito di raccogliere, favorire e organizzare quelle spinte culturali d’opposizione che già premevano a Milano, come altrove del resto, offrendo a esse una piattaforma d’incontro. La rivista stessa diventò importante proprio perché in essa, ad un certo punto, si riversò una “corrente” di pensiero e d’arte che già scorreva nel corpo vivo e sensibile della cultura di quegli anni. A Milano i primi due protagonisti di una tale cultura attenta al rinnovamento e ai sintomi di una visione non conformista sono stati Raffaello Giolli e Edoardo Persico. MILANO: “IL MILIONE” NEGLI ANNI ’30 Edoardo Persico veniva da Torino, dove aveva avuto uno stretto rapporto con Gobetti. Uomo di vasta e aggiornata cultura, fu forse il primo a far conoscere i nomi di Ensor, Chagall, Max Ernst, Brecht, Essenin. Aveva viaggiato da Parigi a Mosca, e questo contatto diretto con l’Europa gli servì per dare alla Galleria del Milione, da lui fondata, un’impostazione aperta, non provinciale. Fu così che al Milione fu ordinata, per esempio, la prima mostra italiana di Kandinsky. Altre mostre furono quelle di Licini, Melotti, Soldati, Veronesi, Fontana. Ma per quello che riguarda più direttamente le premesse di “Corrente” vanno indicate la collettiva di Birolli, Grosso, Manzù, Sassu, Tomea (1932) e quella di Guttuso, Franchina, Pasqualino, Barbero (1934). In occasione di quest’ultima mostra, Persico tenne una conferenza, dove, tra le altre cose, accusava la borghesia di costituire “il pericolo più grave per la vita artistica della nazione”, colpevole della “più spietata caccia all’uomo” e quindi all’artista indipendente dalla sua ufficialità. CONTRO IL NOVECENTISMO L’azione per l’arte condotta dal fascismo si svolgeva nel tentativo di una sistemazione estetica classicheggiante in cui avessero predominanza i concetti di “romanità”, “severità”, “grandezza”, il tutto organizzato in una visione gerarchica che andava dal principio assoluto dei “destini supremi” sino al popolo d’eroi, di santi, navigatori e soldati, ecc. in cui risiedeva la “forza della stirpe”. La tradizione, nazionalisticamente intesa, avrebbe dovuto esserne la base. Il cosiddetto “Novecento” fu l’espressione più riconosciuta di tale azione. D’ispirazione opposta furono gli artisti che poi si riconobbero in “Corrente”, o che vi furono vicini, per i quali il rifiuto di ogni intento celebrativo del regime s’accompagnava a una ricerca di verità umana, all’urgenza di esprimere il fervore e l’inquietudine dei sentimenti, a un desiderio di trovare o ritrovare i valori moderni della tradizione europea. IN CERCA DI STRADE E MAESTRI Fra il ’36 e il ’39 nella difesa della Spagna repubblicana si incontrarono le forze democratiche e le personalità progressiste di tutto il mondo. In Italia, a pochi ormai, dice qualcosa il nome di Gramsci. Mai così netta è stata come allora la separazione tra politica e cultura. L’attenzione dei giovani - o almeno della parte più inquieta di essi - si articola a fatica e confusamente; stenta a trovare i canali giusti anche in rapporto alla semplice informazione. L’interesse culturale vive allo stato frammentario, procede a tentoni, lontanissimo da una visione organica. Comincia ad aver fortuna la poesia, irreperibile presso le grandi case editrici. A Milano corre, e diventa presto un mito, il nome di Antonio Banfi. Fin dal primo contatto i giovani lo chiamano “il Maestro”. La sua, prima di essere una scuola, è un’atmosfera: talmente estranea allo stato di cose dominanti da non aver nemmeno bisogno di dichiararsi, direttamente o indirettamente, antifascista. NASCITA E SVILUPPO DI “CORRENTE” Nel gennaio del 1938 uscì il primo numero di “Vita giovanile/ Periodico mensile di letteratura, arte e politica”. Ne fu fondatore Ernesto Treccani, allora diciottenne, che vi spese il premio in denaro datogli dal padre per essersi laureato giovanissimo ingegnere chimico. Già dall’aprile però la composizione redazionale primitiva, con Nicola Moneta direttore, Treccani vice-direttore e Antonio Bruni redattore capo, appariva mutata: direttore Treccani, condirettore responsabile Moneta, redattore capo Bruni, e quindi redattori Raffaele De Grada, Vittorio Sereni, Dino del Bo. Nel dicembre del ’38 entrò a far parte della redazione anche Alberto Lattuada. Dal 15 settembre dell’anno successivo, Giansiro Ferrata sostituiva Sereni. Ma altri mutamenti si verificano nella testata: dal 31 marzo del ’38 erano stati eliminati i fasci tra cui spiccava il titolo “Vita giovanile”, quindi, dal 15 ottobre, il titolo stesso venne modificato in “Corrente”, col sottotitolo in carattere minore. Così, da questo numero, sparì pure la scrittura mussoliniana che vi figurava dall’inizio. Allo stesso modo aumentò il numero delle pagine. L’ultimo numero uscì con la data del 31 maggio 1940. Con l’entrata in guerra “Corrente” fu soppressa dal fascismo. I PROTAGONISTI Intorno a “Corrente” si raccolsero progressivamente quelle forze culturali che a Milano e in altri centri, come a Roma e Firenze, operavano già in senso antifascista o su di una linea che tendenzialmente, attraverso un intimo travaglio, all’antifascismo sarebbe poi approdata. Vi si raccolsero innanzitutto i giovani della seconda generazione del Novecento: poeti, scrittori, critici, saggisti, filosofi, artisti, futuri registi di teatro e di cinema. I nomi da fare sono molti. A quelli che abbiamo già incontrato, tra i principali bisogna almeno aggiungere quelli di Migneco, Badodi, Valenti, Morlotti, Cassinari, Vedova, tra i pittori; Quasimodo e Gatto tra i poeti; Vittorini e Joppolo tra gli scrittori; Anceschi tra i critici letterari; Bini, Morosini, Labò e De Micheli tra i critici d’arte; Rognoni tra i critici musicali. Ma ciò che più conta è il fatto che su “Corrente” poté incontrarsi e trovare un’intesa coi giovani anche un importante gruppo d’intellettuali della generazione precedente, insofferenti della cultura ufficiale e di già sicure convinzioni antifasciste, come Saba, Montale e Banfi. I PROTAGONISTI Alla fine del ’38 “Corrente” aveva dunque decisamente cessato di essere un foglio giovanile, richiamando coi giovani, anche quelle forze che nella cultura italiana avevano saputo salvaguardare la propria autonomia. La rivista diventò così un centro di gravitazione unitario, dove si ritrovavano su posizione diverse, anche contrastanti, ma al tempo stesso unite in una ricerca affermativa di verità, intellettuali di formazione crociana, gobettiana, cattolica, esistenzialista, marxista. IL MOMENTO CALDO DI “CORRENTE” “Corrente” entra nella sua fase matura dopo i brancolamenti iniziali. A poco a poco, volendolo ma al tempo stesso per forza di attrazione spontanea, diventa luogo d’incontro, non più punto di riferimento milanese ormai nazionale: sempre meno casuale e sempre più necessario. Scrittori e artisti si chiamano da una città all’altra e cominciano a conoscersi anche di persona. Siamo al punto in cui inizia una certa selezione di valori senza per questo congelarsi in una tendenza specifica. Sempre più frequentemente lo sguardo, a dispetto dei mezzi tuttora limitati e incerti, si porta al di delle frontiere. Si stabilisce un filo diretto con Firenze, capitale dell’ermetismo. Non è l’ermetismo in stesso che attrae, ma l’indizio di vitalità, l’alternativa e l’implicito rifiuto dell’aria ufficiale che i suoi esponenti rappresentano. Il numero di “Corrente” dedicato alla poesia registra una massiccia presenza di non milanesi, di fiorentini in particolare, degli stessi che scrivono nelle riviste “Letteratura”, “Campo di Marte”, “Frontespizio”. Il fervore di questo momento esorbita dai limiti della vita del periodico e luogo a iniziative collaterali come la prima “Mostra di Corrente”. Il regime guarda a queste manifestazioni con sospetto, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli. Sente l’incompatibilità di “questa” letteratura, di “questa” arte con se stesso. LA BOTTEGA DI “CORRENTE” Soppressa la rivista, pare su ordine diretto di Mussolini, “Corrente” continuò la sua attività con le edizioni e con una galleria d’arte aperta in via della Spiga, tra un calzolaio e un fruttivendolo: la “Bottega di Corrente”. Ne era direttore Duilio Morosini. Qui fu realizzata una serie di personali di Birolli, Sassu, Valentin, Cassinari, Badodi, Migneco, Broggini, e due scultori nuovi: Cerchi e Paganin. Si trattava di una minuscola galleria, dove potevano stare poche persone in piedi. LA LUNA NEL CORSO Morto come periodico, ‘Corrente’ sopravvive come bottega d’arte, libreria, piccola casa editrice. Il senso del precedente lavoro di ricerca nell’ambito letterario europeo si condensa in due pubblicazioni di grande prestigio. Salvatore Quasimodo raccoglie lo strenuo lavoro di alcuni anni nei suoi ‘Lirici greci’; Carlo Bo offre ai lettori italiani con i suoi ‘Lirici spagnoli’ l’immagine poetica di un paese che la guerra civile ha dilaniato in anni recenti. È dello stesso periodo nelle edizioni di ‘Corrente’ l’esordio di Vittorio Sereni con suo primo libro di versi; mentre Ernesto Treccani da fondatore e direttore del periodico viene allo scoperto come scrittore e artista. ‘La luna nel corso’, qualcosa di più di un almanacco letterario, celebra in tempi che la guerra farà sempre più torvi l’orgoglio di Milano nell’intuirsi diversa e decisiva, ‘una città da chiarire’, ricca di passato ma pronta per un futuro di cui sa cogliere i primi sintomi e fermenti. ‘Si sa che l’azione ferma le lagrime…’ si legge nella nota che introduce il volume; e sarà tanto più messa alla prova e verificabile negli anni immediatamente successivi. Intanto, ancora una volta, il superstite spirito di ‘Corrente’ chiama a raccolta con questo volume, folto dei loro contributi, amici e collaboratori da ogni parte d’Italia e li riunisce attorno a un’immagine varia e movimentata di Milano. UN QUADERNO DI SCELTE Si insinua tra le lettere e le arti l’attenzione ai dati della realtà immediatamente visibile e quotidiana, quella che non parla di destini imperiali, ma semmai li contraddice. Lo sguardo è portato direttamente sulle cose e la fissa direttamente per come si presentano. Appartiene al futuro regista Alberto Lattuada, uno dei primi esponenti di ‘Corrente’. È uno sguardo dapprima affettuoso ma sarà sempre più selettivo nelle sue scelte e lo stesso modo di scegliere e di identificare è in aperto contrasto con l’immagine che il regime da troppo tempo si sforza di sovrapporre al paese reale. LA GALLERIA DELLA SPIGA Durante l’estate del 1942 la piccola galleria di Corrente’ entrava in crisi di passaggio: da una piccola bottega di idee si apprestava a diventare un organismo di lancio di artisti che intanto trovavano la loro prima affermazione. Iniziarono i contatti di Ernesto Treccani e dei suoi amici con Alberto Della Ragione, che insieme ad Emilio Jesi era uno dei nuovi collezionisti di Genova e d’Italia. Della Ragione aveva già una buona collezione dei pittori e scultori del Novecento, che gli aveva comprato presso la galleria genovese di Cairola e quella, già allora esistente, di Rotta. Cercarono un direttore di quella che, al primo piano di via Spiga 9, diventò la Galleria della Spiga e di Corrente (il doppio nome per differenziarla dalla Bottega, che non aveva ancora aspirazioni di mercato): il direttore fu Raffaele De Grada. La Galleria della Spiga e di Corrente ebbe una stagione intensa: mostre di Mafai di Maccari, delle opere futuriste di Soffici, Carrà, Severini, Rosai e , ciò che più conta, presentò al pubblico i tre nuovi artisti di ‘Corrente’: Cassinari, Morlotti, Treccani. Anche i veneziani Emilio Vedova e Giuseppe (Pepi) Santomaso, amatissimo da Della Ragione, trovarono in quella galleria la loro piattaforma. In quella galleria, con Morlotti, Treccani, Vedova fu scritto quel manifesto, mezzo artistico-estetico, mezzo proclama politico, proprio alla vigilia dell’arresto di De Grada (27 marzo 1943). Quel manifesto era la conclusione della crescita cosciente del movimento di ‘Corrente’, il viatico per i due anni che seguirono, della guerra civile e della Liberazione. Furono anche stampati i libri dalle copertine gialle, dedicati ai disegni di Mafai, Guttuso e Manzù. I PREMI BERGAMO E CREMONA Nel 1939, nacquero il Premio Cremona e il Premio Bergamo; il primo, patrocinato da Farinacci, fu una rassegna di retorica figurativa scandita sulle parole d’ordine del regime; il secondo, promosso da Bottai, avrebbe dovuto trattenere nell’alveo del regime le forze creative che tendevano ad allontanarsene o ne erano già lontane. È a questo secondo Premio che gli artisti di ‘Corrente’ o vicini a ‘Corrente’ parteciparono. L’operazione bottaiana non riuscì proprio per questa partecipazione che trasformò la manifestazione in una piattaforma d’opposizione. Già nel ’40 si ebbe questa precisa impressione, allorché il primo e il terzo riconoscimento andarono a Mafai e a Guttuso; ma l’impressione si riconfermò senza dubbi nell’edizione del ’42. In questa occasione tutti i riconoscimenti andarono ad artisti dell’opposizione: il primo a Menzio, già appartenente al ‘gruppo dei sei’, il secondo a Guttuso, il terzo a Stradone, da collocare nell’ambito dell’espressionismo romano, il quarto a Birolli. Ma altri pittori di ‘Corrente’ erano presenti, che fecero ugualmente la loro parte. Cassinari, Morlotti, Badodi, Vedova e Treccani. DALLA COSCIENZA ALL’INTERVENTO La partecipazione alla Resistenza fu lo sbocco naturale di tutti coloro che riconoscevano in ‘Corrente’. Nacque così l’impegno civile dei poeti e degli artisti, che lo espressero anche nelle loro opere, e nacque pure il loro intervento diretto nell’azione contro l’occupatore nazista e contro le nuove formazioni fasciste di Salò. Ora però il gruppo milanese di ‘Corrente’ si disperdeva, chi entrava nella clandestinità, chi raggiungeva altre città, chi era costretto all’esilio. C’era anche chi, al primo inizio della guerra, era stato chiamato alle armi, e già giungevano le prime dolorose notizie, come la morte di Badodi sul fronte russo. IL CONTRIBUTO ALLA RESISTENZA Tra gli intellettuali di ‘Corrente’ che parteciparono alla lotta armata, vi furono arresti, deportazioni, caduti. A Roma, i nazisti fucilarono Giorgio Labò, che faceva parte attiva dei Gap in azione nella Capitale; a Milano morì, durante la preparazione di un’azione armata, il giovanissimo pittore Ciro Agostoni, che aveva trovato nelle ragioni di ‘Corrente’ i motivi per una risoluta scelta di vita. Ora, finalmente, ciò che molti di loro avevano sperato si andava compiendo. La fine del fascismo si andava avvicinando e per affrettare tale fine si doveva operare con ogni possibile energia. VERSO LA RICOSTRUZIONE I giorni che seguirono l’insurrezione popolare furono giorni indimenticabili di fervore e di attività. Ci si ritrovava, ritornavano gli amici, se ne incontravano dei nuovi. Sui muri della città apparvero i primi manifesti firmati dagli artisti di ‘Corrente’. L’impegno politico occupava tutti intensamente. E tuttavia già si pensava a creare nuovi giornali, riviste di cultura. Nacque così ‘Il 45’, una pubblicazione che usciva in tre lingue: in italiano, inglese e francese. Nella redazione figuravano tutti i nomi di ‘Corrente’: De Grada, Cassinari, De Micheli, Gatto, Guttuso, Morlotti, Treccani, Vittorini. Un solo nome nuovo, quello di Stefano Terra. In qualche modo era ‘Corrente’ che continuava in un tempo mutato. Nello stesso spirito, e quasi con gli stessi nomi uscì ‘Numero’ e quindi ‘Pittura’. Ma in realtà premevano altre istanze, sia politiche che culturali. Le componenti diverse che avevano già agito in Corrente’ ormai tendevano a prendere una fisionomia maggiormente distinta. Presto ci sarebbero state altre scelte e divisioni. Ma questa è una storia più recente. Attualissimo resta tuttavia l’insegnamento fondamentale di ‘Corrente’; la responsabilità della cultura e l’unità dell’antifascismo. Testi ricavati dai pannelli della mostra su Corrente

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Ernesto Treccani Giuseppe Migneco Renato Guttuso Aligi Sassu

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